Rifugi Culturali


18 nov 2011, di Redazione

Parole che fanno male e parole che ridanno dignità

RIFUGI CULTURALI | FRONTE DELLA CULTURA | VICENZA

I confini tra le religioni e le culture sono a volte sottili, transitabili, ma non accessibili ai più. A volte l’anelito al sacro e la corporeità dei rituali rompono questi confini come ci ha insegnato la recente mostra di Monika Bulaj alla Casa di Cultura Cibernetica. Con lei abbiamo viaggiato ed esplorato “zone montuose”, sia reali sia simboliche, tanto sono distanti e remote dalle nostre visioni. Un’esposizione che ha raccolto grande consenso e fiumi di parole. Succede poi che nello stesso paese si organizzano conferenze, quasi per rompere una magia, senza contradditorio, annunciando un tema che dovrebbe seminare dialogo e invece porta a scontro e conflitto. Fare incontrare culture e persone è spesso più difficile che scalare montagne alte 8000 metri. Di questo mancato incontro, all’ennesima potenza, ce ne parla un caro amico docente di materie religiose ed esperto di culture arabe, attivista del nostro primo FRONTEdellaCULTURA a Vicenza. Alberto Peruffo

di Dario Dalla Costa

Capita che alcuni incontri ti colpiscano da renderti assai confuso. Venerdì scorso per me è stata così, dopo aver ascoltato Magdi C. Allam, a proposito della “primavera araba”.
L’europarlamentare ha iniziato ricordando che quel giorno era l’11/11/2011 e associandovi la forma delle consonanti della parola Allah – che lo rinviavano all’11 settembre 2001 – si è augurato che la serata finisse bene. Una partenza inquietante. Entrato nel vivo del tema, con una sorta di conclusione anticipata, ha affermato che le aspettative per la rivoluzione araba, in fondo, erano state smentite. Questo perché all’Islam non interessa la democrazia, ma la teocrazia e citava come esempio Khomeini, che fondò, come sappiamo, la repubblica islamica d’Iran. Allam, concentrandosi sui Fratelli Musulmani – per lui i veri fautori della “primavera” – è andato così oltre il tema della serata, parlando in particolare modo di questo gruppo politico che descrive come conservatore e intransigente. Nessuna parola, dunque, sui ragazzi e le ragazze che hanno acceso le rivolte, nessuna sui discorsi e i metodi non violenti di manifestare (Libia a parte), nessuna sul fatto che le loro motivazioni e i loro linguaggi non siano religiosi. Nessuna sul fatto che si dica basta (“qifaya”) alle dittature e giungano libertà, giustizia, dignità e parità tra uomo e donna.
La rugiada di democrazia, insomma, sarebbe già svanita: secondo lui è il concetto coranico della “dissimulazione” che a) definisce lo stile dei musulmani b) è il criterio interpretativo delle rivolte c) è la tattica dei Fratelli. Essi dissimulano per darsi una patina accettabile dall’Occidente e in realtà nascondono ben altre finalità. Nei paesi musulmani, dice, sono i Fratelli a comandare assieme ai “jihadisti” ed entrambi vogliono islamizzare il mondo. I primi perseguono l’obiettivo attraverso il lavaggio del cervello dei fedeli, i secondi tagliando la testa agli infedeli. Non si stupisce, dunque, se nessun stato arabo riconosca Israele e se gli stessi copti subiscano angherie e siano costretti a fuggire.
L’onorevole dice che questo è anche il nostro problema, perché i musulmani arrivano in molti, prolificano e chiedono privilegi (i tribunali religiosi, per esempio, come per gli ebrei), minacciando così l’Occidente cristiano, a cui egli imputa la colpa di odiare se stesso. Esso, negando i propri valori (cristiani), in nome dell’edonismo e del relativismo, lascia campo libero a questi che si permettono di contestare le nostre tradizioni (crocifisso, presepi…).
Ma, Allam ha parole anche per i credenti in Cristo: l’Italia è una terra cristiana, loro hanno la verità in Gesù. Essi, però, hanno identità deboli e praticano un rischioso dialogo interreligioso che dev’essere invece solo un mezzo. Con certi musulmani, dice, è possibile dialogare (molti di loro sono buona gente), ma non lo si può con l’Islam, perché non è una religione autentica, perché questo relativizzerebbe il cristianesimo e perché l’Islam è negativo.
Ebbene, io non sono certo per una difesa “senza se e senza ma”. L’Islam e la lettura del Corano, credo, hanno bisogno di autocritica e di purificazione da una serie d’interpretazioni politicizzate, violente e tradizionali. Credo che la storia di Maometto non è la storia di Gesù; so che sedicenti musulmani ammazzano, convinti di farlo in nome di Dio. Penso che l’Islam debba confrontarsi molto di più coi Diritti Umani, sulla libertà di coscienza e per i rapporti tra Stato e religione.
Detto questo, non posso però evidenziare solo i problemi e le eccezioni negative e dimenticare le riforme in atto all’interno, i passi già fatti, i suoi apporti culturali e spirituali (odierni e passati), la bellezza dell’Islam.
Posto doverosamente questo, io penso perciò che molte sue affermazioni siano gravi. Come fa a parlare infatti di negatività dell’Islam? Davvero i musulmani dissimulano? Quasi tutti sono analfabeti e perciò non conoscono il Corano? Beh, come avremmo reagito se uno di loro avesse parlato così del cristianesimo? Come fa a non sapere che tra le fila dei Fratelli ci sono anche copti? Perché (Libia a parte) nega che le “rivoluzioni” siano pacifiche, democratiche e non islamiche? Perché non ha detto che durante le manifestazioni egiziane i cristiani hanno protetto i musulmani dalla polizia e viceversa? Venerdì non credo che la gente sia tornata a casa pensosa (come avrebbe dovuto essere), bensì impaurita e rabbiosa. Una persona mi diceva: “Ero sbigottita non perché non sapevo chi ero, ma perché non capivo dov’ero finita!”. Nel raccontarci di una storia, in continua evoluzione, com’è possibile non avere nessuna esitazione? Per capire non abbiamo bisogno di paladini della verità, ma di conoscenza e capacità critica. Al Magdi cristiano è mancata poi, secondo me, anche quell’umiltà che dovrebbe avere il giornalista, che sa vedere anche il bene che c’è e la speranza che non vedi. Credo che certe sue “verità” siano pericolose, perché sorde rispetto a Mohammed Bouazizi che s’è dato fuoco e sorde alle analisi di W. Abbas, A. A. Fattah, I. Eissa, A. Jabbar, P. Caridi, E. Bartuli, P. Branca, S. Allievi, G. Calchi Novati e U. Tramballi, alcuni tra i molti che con passione e onestà parlano d’Islam e di questi giovani. Le primavere arabe vanno sostenute perché sono una reale occasione di democrazia, voluta da giovani (!) spinti da un sogno materializzatosi in un urlo: “al-shab yurid”, “il popolo pretende”… Forza ragazzi: io urlo con voi.

:-[i]-:
iBORDERLINE.NET // Rifugi culturali / Fotografia di Monika Bulaj
: Kapadokya, la terra mitica dei Padri di una Chiesa
non ancora divisa. http://www.monikabulaj.net/


  • Chesche

    grazie dario anch'io urlo con loro!!! enrico

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