Rifugi Culturali


13 ott 2011, di Alberto Peruffo

Il restauro della Basilica e gli equilibrismi della politica, tra cultura e molto altro

RIFUGI CULTURALI | FONDAZIONE CENTRO STUDI TIZIANO E CADORE

La Rete ospita ciò che la Carta taglia o manipola. Il Prof. Lionello Puppi, membro del Comitato Scientifico del Centro Studi Tiziano e Cadore, riconosciuto come il massimo esperto a livello mondiale su Andrea Palladio, concede un’intervista esclusiva alla nostra amica Resy Amaglio sul futuro utilizzo della Basilica Palladiana di Vicenza. Una riflessione e una chiara presa di posizione in merito agli utilizzi dei nostri beni comuni e contro la mercificazione del nostro patrimonio. Riflessione e presa di posizione che non troverà spazio nei quotidiani locali. La Rete non perdona: ospita ciò che la Carta non può tollerare. Caricato in contemporanea su Facebook e su iBorderline, ancora una volta una voce autorevole, protagonista di un rifugio culturale, scende dai monti a difesa della città.

di Resy Amaglio

Città del Palladio: Vicenza riconosce nella figura del grande architetto cinquecentesco la cifra della propria memoria culturale, la sua stessa identità di città d’arte. Sono molte le impronte palladiane che qualificano il tessuto urbano e l’intero territorio vicentino e sopra tutte sta la Basilica di Piazza dei Signori, straordinaria architettura con cui Palladio ricoprì la pericolante struttura medievale, a renderla stabile e sicura nel tempo. Una, e insieme il proprio doppio, essa appare una sorta di metafora architettonica dell’ambiguità delle umane cose.
La Basilica è il centro, ideale e reale, della città, punto di riferimento e d’orgoglio. Sicché la notizia che alla fine di un lungo travaglio, d’anni e di quattrini, il restauro dell’insigne monumento si avvia a conclusione è giunta come un buon augurio, nel pieno della nostra torrida estate, così generosa di preoccupazioni e guai quotidiani per il nostro Paese.
Non altrettanto felice appare però la decisione di celebrare la rinnovata Basilica con due mostre firmate da Marco Goldin e destinate a gemellare Vicenza e Verona nel segno del ritratto e del paesaggio, inanellando opere come perle di un fiume scaturito nel Quattrocento e sfociato nell’Impressionismo. A sostenere gli alti costi sarà una volta ancora la Fondazione Cariverona
.
Strana cosa, l’identità, in precario equilibrio tra opposte istanze…
Proteste? Molti commenti bisbigliati, al solito. Si è levata però decisa la voce autorevole di Fernando Rigon, già Direttore dei Musei civici, offeso da forma e contenuti dell’evento celebrativo, nonché dall’atteggiamento dei membri della Fondazione, che il professore immagina traballanti sulla propria acquiescenza alla maniera dei leggendari Sciapodi: i quali, dotati di una sola gamba, si racconta dormissero sollevandola in aria, per favorire il proprio riposo con l’ombra, ovviamente silenziosa, del grosso piede.

La seconda voce si esprime qui di seguito ed è quella di Lionello Puppi. Vale l’ascolto.

Professor Puppi, penso le sia giunta notizia delle due mostre con le quali si festeggerà nel 2012 la restaurata Basilica palladiana, realizzando nel contempo un gemellaggio artistico tra Vicenza e Verona. Due “grandi eventi” curati da Marco Goldin, per la prima volta a Vicenza. Serpeggiano però in città i dubbi e le perplessità. Vorrei il suo parere, di studioso esperto in allestimenti dedicati a grandi nomi della nostra arte e di persona che ha portato la nostra cultura artistica da Vicenza nel mondo. Se non le sembra una follia parlare d’arte mentre il nostro Paese guarda nell’abisso.
Dipende da come se ne parla, innanzi tutto. Il nostro Paese si trova in un abisso indecente anche perché si parla d’arte o di cultura in generale in termini mistificati e mistificanti, e per motivi inqualificabili, quando il patrimonio che ci dovrebbe rappresentare è abbandonato al degrado e, insieme, ad uno sfruttamento turistico devastante. Sì, mi è nota l’iniziativa. È una brutta notizia: per molte ragioni, comprese quelle relative agli alti costi delle operazioni di questo genere.

L’operazione tra Vicenza e Verona sarà costosa, ma totalmente a carico della Fondazione Cariverona.
La decisione della Fondazione Cariverona di stanziare due milioni di euro a sostegno di ciascuna delle due mostre mi scandalizza. So che se ne è pubblicamente scandalizzato Fernando Rigon: questo fa onore alla sua onestà intellettuale, ma altre voci, istituzionali e personali, mi illudo, dovrebbero levarsi. In un momento di pesanti difficoltà per la sopravvivenza del nostro retaggio culturale, un simile dono a profitto di un’impresa privata che avrà tutti gli scopi possibili tranne quelli culturali, è offensivo. La Fondazione Cariverona ha verso la cultura meriti grandi, e posso testimoniarlo in prima persona: senza il suo sostegno la mostra tizianesca di Belluno non si sarebbe realizzata. Vorrei che ora non vanificasse e irridesse tanti meriti con una scelta che tradisce la sua vocazione e il cui senso non può venire mascherato dall’alibi di fumose ricadute sul territorio: le quali sono semplicemente cadute di stile, come lo è stato il gesto, in buona fede quanto incauto, di acquistare per il CISA, ad una cifra spropositata, un disegnetto attribuito a Michelangelo, il cui pregio risiedeva invece nell’appartenere alla sorella dell’allora, e ancora oggi, presidente del Consiglio scientifico. Mi auguro che l’improvvida decisione attuale sia revocabile. E comunque che se ne dibatta, non pro forma, o per giustificare un atto che considero molto grave; subito, tanto più urgentemente in quanto sulla faccenda pesa l’inquietante silenzio sul contenzioso irrisolto tra Goldin e il sindaco di Verona.

Le mostre di Goldin hanno sempre richiamato vere folle di visitatori. Vicenza traboccherà per mesi di ritratti, poi di paesaggi, da Giambellino a Bacon, agli Impressionisti, naturalmente. Una cornucopia delle meraviglie: del tutto inutile?
Oppure un vistoso riscatto, che si spera risolverà ogni problema: le ragioni di certe mostre mostruose non sono nobili. Inoltre, l’utile immediato è spesso transitorio e mai a vantaggio del bene collettivo chiamato cultura. Perciò fa pena, e preoccupa, che grandi musei, non solo italiani, prestino ad operazioni di mero intento commerciale capolavori assoluti, mettendone a rischio l’incolumità e la buona conservazione.

È però proprio la presenza di tali capolavori che richiama masse di visitatori…
I quali, alla fine, sentono con disagio il fatto di trovarsi inermi e disorientati di fronte a una sfilata incomprensibile di immagini slegate. In realtà non sarei così convinto che le sirene alla Godin continuino sempre a ben funzionare. Anzi, la gran parte dei visitatori ha ormai scoperto il gioco e chiede a una mostra un indotto di ben diversa qualità, capace, anche, di far sorgere il desiderio di approfondire la propria esperienza, di conoscere altri capolavori, monumenti e luoghi. L’evento fine a se stesso è destinato a morire in se stesso. Dove sta l’utile autentico?

Le sue recenti mostre su Tiziano e Giorgione hanno avuto successo? Quale percezione ha  ricevuto dal pubblico che le ha visitate?
La ringrazio d’averle ricordate. Sono mostre nate da una paziente indagine, che ha coinvolto studiosi sperimentati e giovani ricercatori, laboratori di restauro, biblioteche e fototeche, creando un lavoro complesso, forse maggiore di quello che accompagna certi eventi pubblicizzati come straordinari. Ogni iniziativa espositiva dovrebbe fondarsi su questi principi e ragioni; ma ciò che a noi sembra ovvio evidentemente per certi organizzatori non lo è. Quanto ai visitatori, e ricordiamo che Belluno e Castelfranco sono due piccoli centri, il numero accertato risulta, rispettivamente, di centoventimila e centocinquantamila. Che, mi risulta ancora, sono rimasti soddisfatti: non mi pare poca cosa.

Forse a Vicenza non sarebbe stato possibile o conveniente allestire qualcosa di simile e si è compiuta una scelta di rottura, per iniziare un nuovo corso…
Zigzagando da Giovanni Bellini a Bacon, agli Impressionisti, per rimbambire la gente con trovate vecchie di trent’anni, ormai stantie?

Come avrebbe giudicato una scelta orientata al contemporaneo?
Bene, se ponderata e originale. Ma è sempre la cosiddetta politica a decidere le cose. Colta o ignorante, poco importa.

Intanto, però, sembra che anche il Museo civico sarà in ordine. Si parla per l’occasione di una mostra su Bartolomeo Montagna… Ma certamente lei ne è stato informato: a distanza di decenni i suoi scritti su Montagna sono ancora imprescindibili.
Che si parli finalmente di una mostra su Montagna mi fa immensamente piacere. No, non ne sapevo nulla: il che mi sembra in perfetta coerenza con questi nostri tempi, visto che su Montagna e i montagneschi la sola referenza monografica è il mio libro di cinquant’anni fa, con le decine di saggi e libretti di cui l’ho sostanziata negli anni successivi. Comunque speriamo bene e che soprattutto la mostra non si risolva in una sterile teoria di opere. Montagna è maestro altissimo, interprete dei valori di un Umanesimo vicentino rappresentativo della compagine sociale e del ceto intellettuale che si rigenererà nell’universo culturale della committenza palladiana. Lavorando duro, bene e in questo senso, potrebbe scaturirne una mostra innovativa. Altrimenti saremo all’ennesima operazione deviante, come è avvenuto con quella dedicata a Palladio nel 2005. Il mio parere in proposito è a tutt’oggi immutato e l’ho sottolineato con le mie dimissioni dal Consiglio scientifico del CISA. La mostra ha dato di Palladio un’immagine deformata, senza indagarne l’autentica grandezza e senza cogliere l’identità veneta del suo linguaggio e della sua poetica. Si chiacchiera tanto di identità, dimenticando che è un concetto problematico e non una bolsa interiezione retorica.

Che impressione le fa sentir parlare della Basilica come di un contenitore culturale?
Ricorda che tempo fa è stata utilizzata per giocarci le partite di pallacanestro? Sono passati gli anni, ma il clima non è cambiato, non in meglio.

Vogliamo concludere con un augurio alla città della sua adolescenza?
Sarebbe facile augurare che riposi in pace. Che posso dire… così sia.

:-[i]-:
iBORDERLINE.NET // Rifugi culturali / Fotografie di Vicenza di Alessandro Colombara e Luigi Cannella - Archivio FRONTEdellaCULTURA; foto del Prof. Puppi Archivio Resy Amaglio resy.amaglio@gmail.com


  • Non si può che concordare in tutto circa la deriva delle politiche culturali delle nostre città: mi piacerebbe sentire il parere del prof. Puppi anche sulle politiche culturali di Verona (città a lui ben nota per i suoi studi) per esempio, non a caso gemellata a Vicenza per le cosiddette "mostre" goldiniane. 

  • Giovanni

    sono d'accordo con Melania sul fatto della capacità di attirare pubblico, ma il costo di 2 milioni di euro è una follia; c'è qualcosa che non torna come in moltre altre cose della nostra Italia; a parte Goldin, che spero sia pagato per il giusto valore, quanto si intascano gli altri meandri di queste strutture?? inoltre, attirare pubblico lo ha fatto pure Puppi offrendo percorsi espositivi che in fatto di comunicazione, costi, rigore e fascino espositivo sono la via aurea che lei stessa propone

  • Melania

    Goldin sa come affascinare gli assessori e certi politici locali. Anche qui in Friuli, a Villa Manin, le sue mostre hanno trovato spazi espositivi e finanziamenti importanti. Il fatto è che Goldin sa come attirare un certo tipo di pubblico, che è quel pubblico che alle mostre troppo scientifiche e coltissime, fatte dagli studiosi preparati - che però non hanno la capacità di comunicare al grande pubblico dal loro scranno dorato di super super studiosi appunto - andrebbe solo se tirato per le mani e per i piedi (ma forse nemmeno così). E' anche per questo che certe mostre non sbancano il botteghino. Allora mi chiedo: non sarebbe il caso di trovare un'aurea via di mezzo?

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