FEUER | RASTRELLAMENTI ANTIPARTIGIANI | PARCO DELLA MEMORIA
A cura di Marco Giovanella (M. G.)
intervista a Lorenzo Gardumi (L. G.)
ricercatore presso la Fondazione Museo storico del Trentino e curatore della mostra Feuer! I grandi rastrellamenti antipartigiani dell’estate 1944 tra Veneto e Trentino. Costa di Folgaria (Tn) Maso Spilzi: 1 agosto 2010 – 20 settembre 2010//Schio marzo-aprile 2011
M. G. Il 1 agosto 2010 è stata inaugurata la mostra Feuer! I grandi rastrellamenti antipartigiani dell’estate 1944 tra Veneto e Trentino da Lei organizzata e curata. Com’è nata l’idea di questa ambiziosa mostra fotografica?
L. G. Il progetto di ricerca, in realtà, è iniziato circa cinque anni fa (2004-2005) all’interno delle iniziative messe in campo in occasione del 60° anniversario della Resistenza e della Liberazione per cui si creò, all’epoca, un comitato apposito sotto gli auspici della Provincia autonoma di Trento.
Nel 2005 si cominciarono a raccogliere le video-interviste di testimoni dell’epoca, sia civili sia partigiani. Tra queste spiccavano i ricordi di Bruno Fabrello, uno dei giovani malgari presenti a Malga Zonta e raffigurato anche in una delle due fotografie dell’eccidio, e di Lamberto Ravagni, partigiano della Brigata Pasubiana.
La raccolta d’interviste andava a riempire un buco storiografico messo in luce nel 2001 da alcune polemiche strumentali esplose sul versante trentino. Queste contese tendevano a mettere in dubbio il valore storico dell’eccidio di Malga Zonta affermando che si era trattato di un rastrellamento operato dai tedeschi per eliminare nella zona, non la presenza partigiana, ma la presenza di delinquenti comuni che operavano requisizioni e furti a danno dei malgari locali.
In risposta a queste polemiche era stato organizzato nel 2001 a Folgaria un convegno proprio su Malga Zonta, al quale seguì una pubblicazione dello storico scledense Ezio Maria Simini (Malga Zonta: la ricostruzione di un’eroica vicenda partigiana malamente contestata 2002).
Entrambe le iniziative, convegno e pubblicazione, tesero a contestualizzare l’episodio con elementi e fonti di analisi diverse e da un certo punto di vista innovative rispetto al solito.
A distanza di anni, si è pensato di dare una forma sostanziale all’episodio di Malga Zonta attraverso una mostra fotografica che riuscisse a raccogliere le fila di queste ricerche e non eliminasse quella che può essere considerata una memoria divisa e antipartigiana ma la inglobasse in una rielaborazione e in un quadro complessivi.
M. G. Chi ha collaborato alla buona riuscita della mostra?
L. G. Alla mostra Feuer ha collaborato l’Istituto storico bellunese della Resistenza e dell’età contemporanea, il Museo del Risorgimento e della Resistenza-Villa Guiccioli di Vicenza, il Comune di Folgaria – e in particolar modo l’Archivio fotografico della Biblioteca comunale di Folgaria -, l’Archivio di Stato di Trento, il Museo storico italiano della Guerra di Rovereto.
inoltre è stata fondamentale la collaborazione di alcuni storici e appassionati di storia locale come Ezio Maria Simini, Luca Valente e Giorgio Valmorbida. Gli ultimi due in particolare hanno fornito prezioso materiale fotografico.

M. G. Nel 2008 esce il suo libro Maggio 1945 «a nemico che fugge ponti d’oro». La memoria popolare e le stragi di Ziano, Stramentizzo e Molina di Fiemme, un volume che espone una ricca e chiara ricostruzione delle stragi perpetrate nel maggio 1945 nei paesi trentini sopra citati dalle truppe tedesche in ritirata. Quindi, un libro e una mostra… Mi pare che il suo intento sia stato, ed è tutt’ora, quello di raccontare alcune pagine tristi della Resistenza trentino-vicentina…
L. G. Lo scopo della ricerca e della mostra è stato quello di allargare il quadro dell’evento Malga Zonta al contesto più generale della Resistenza partigiana tra Veneto e Trentino, con la descrizione della gran parte delle formazioni partigiane operanti tra Veneto e Alpenvorland in un periodo ben preciso, quello dell’estate 1944.
In quei mesi, se si escludono le giornate finali del conflitto e della Liberazione, la Resistenza raggiunse lo stadio di massimo sviluppo nell’Italia centro-settentrionale.
Un’evoluzione che ha modificato il quadro preesistente: le formazioni partigiane aumentarono numericamente per l’afflusso in montagna di renitenti alla leva e disertori e questo ha inevitabilmente causato una riorganizzazione strutturale delle formazioni con conseguente dislocazione della bande partigiane in squadre, distaccamenti, battaglioni, brigate.
Inoltre, l’estate del 1944 fu anche il momento in cui la maggior parte della popolazione e dei reparti partigiani cominciò a credere che la guerra stesse per giungere alle fasi conclusive. Per questo motivo occorreva essere pronti allo scontro finale con i tedeschi. All’interno delle brigate partigiane si giunse così ad una maggiore politicizzazione con l’introduzione del commissario politico e dell’ora politica. Mi spiego. In vista della conclusione del conflitto i comandi partigiani credettero opportuno e necessario preparare politicamente i membri delle formazioni per il momento decisivo e soprattutto per la fase immediatamente successiva la fine delle ostilità, cioè quella del ritorno alla democrazia.
La risposta a questo sviluppo imponente della Resistenza furono i rastrellamenti perpetuati dai nazifascisti nell’estate del 1944 in tutta l’Italia centro-settentrionale e dunque anche nella zona di confine tra il Veneto e la Zona d’operazione delle Prealpi, meglio conosciuta come Alpenvorland.
Lo scopo di questi rastrellamenti era quello di reprimere, se non estirpare, le brigate partigiane la cui attività militare aveva messo e stava mettendo in quel momento in pericolo le vie di comunicazione dirette al Brennero.
In vista di una prossima ritirata verso la Germania, che anche i tedeschi credevano vicina, l’obiettivo era quello di liberare le vie di fuga dai partigiani. Questi aspetti rappresentano il quadro generale.

M. G. Nel quadro complessivo della Sua mostra è stato inserito l’ eccidio di Malga Zonta del 12 agosto 1944. E’ un episodio doloroso e spiacevole ma che merita di essere costantemente ricordato…
L. G. In tutta la serie di rastrellamenti organizzati dai Comandi nazifascisti in quel periodo, spicca l’operazione Belvedere che ebbe luogo tra il 12 e il 14 agosto 1944 e che coinvolse Malga Zonta, area che negli ultimi mesi aveva visto concentrarsi alcuni reparti partigiani del gruppo Brigate Garemi. Al termine dello scontro a fuoco tra i tedeschi e i partigiani guidati da Bruno Viola, i sopravvissuti furono posti dinnanzi alla malga e fucilati. Il 12 agosto 1944 persero così la vita 14 partigiani e tre civili, questi ultimi malgari che lavoravano in quei luoghi.
Oggi, analizzare gli episodi legati alla Resistenza non significa più operare una sorta di mitizzazione di quelle esperienze ma si tratta d’inserirle nel contesto della seconda guerra mondiale e nell’attività di repressione attuata dai nazifascisti.
Inoltre è necessario mettere in luce anche gli aspetti complessi e contraddittori della Resistenza, cioè il rapporto spesso conflittuale con le popolazioni civili sulle quali gravava, da una parte, il peso dell’occupazione nazifascista e, dall’altra, le requisizioni attuate dai partigiani per il sostentamento alimentare.
Questo è uno dei motivi per cui nella mostra Feuer sono state inserite, inquadrandole nel in un contesto più ampio e in continua evoluzione, le memorie dei civili che spesso divergono dalla rappresentazione mitica dell’epopea resistenziale.
Un dato che comunque bisogna tener presente è che nella memoria dei civili le responsabilità degli occupanti tedeschi passano in secondo piano. Un’analisi dettagliata della documentazione militare tedesca ha messo in luce come molti soldati tedeschi che parteciparono a quei rastrellamenti fossero abituati alla guerra antipartigiana perché ne avevano fatta diretta esperienza principalmente sul fronte orientale.
A distanza di oltre sessant’anni la mostra Feuer è riuscita a dare un nome, se non un volto, a coloro che furono i veri protagonisti di un’operazione di guerra che culminò nell’eccidio di Malga Zonta.
M. G. L’apertura della mostra è grosso modo coincisa con la commemorazione organizzata il 15 agosto in ricordo dell’eccidio nazifascista di Malga Zonta e che ha visto l’importante presenza dell’On. Rosy Bindi, Vice Presidente della Camera dei Deputati…
L. G. Ogni anno, durante la giornata commemorativa dell’eccidio, partecipano ed intervengono rappresentanti politici e istituzionali trentini e vicentini. Non manca inoltre la presenza di esponenti politici di livello nazionale, ma dopo tutto non potrebbe essere altrimenti, perché essa è, e continua a rimanere, un momento di riflessione sull’attualità dei valori etici e morali della Resistenza e un monito a ricordare l’importanza della democrazia e della carta costituzionale forgiatasi negli anni della lotta antifascista.
La memoria di Malga Zonta è una memoria che si è perpetuata nel corso degli anni ed è una memoria più sentita, da un certo punto di vista, dalla comunità vicentina per un dato molto evidente e cioè che i morti a Malga Zonta furono per lo più di origine veneta/vicentina.
Anche se la commemorazione dell’eccidio è stata sovente attraversata da momenti di tensione e di scontro politico, essa è ormai diventata un punto di partenza per affermare il profondo significato della pace e della non violenza.

M. G. Nei primi mesi del 2011 è prevista l’apertura della Sua mostra nel comune di Schio. A mio avviso è un segnale forte in vista di un dialogo sempre più intenso tra la Provincia di Trento e la Regione Veneto. Inoltre, mi pare di capire, questo è anche un obiettivo primario del progetto Parco della Memoria del quale/di cui (?) la Sua mostra è stato uno dei primi tasselli….
Grazie alla duttilità dei materiali impiegati, il percorso espositivo tra marzo e aprile del 2011 sarà riallestito a Schio, città medaglia d’argento della Resistenza.
La Resistenza rappresenta sicuramente uno degli ambiti storico-culturali valorizzati e valorizzabili all’interno del futuro Parco della Memoria, progetto che interessa i territori di confine tra Veneto e Trentino. “Feuer! I grandi rastrellamenti antipartigiani dell’estate 1944 tra Veneto e Trentino” s’inserisce appunto in questa prospettiva di approfondimento continuo e critico dell’esperienza resistenziale, allargando i confini della ricerca a tutto il territorio interessato. Si lavorerà affinché i percorsi tematici permettano una lettura storica aggiornata, lontana dalla tendenza a mitizzare le storie partigiane ma sempre pronta a difendere l’esperienza della lotta di liberazione da attacchi politici strumentali e privi di fondamento.
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1 Asiago, zona di Bertiaga, settembre 1944. Partigiani del Battaglione Ubaldo futura Brigata Pino del Gruppo Brigate Garemi (Archivio Giorgio Valmorbida)
2 Malga Zonta, 12 agosto 1944. Lo scatto fotografico da destra, con Bruno Viola (Marinaio) in posizione centrale e un soldato tedesco di spalle (Fondazione Museo storico del Trentino, Archivio Resistenza)
3 Malga Zonta 12 agosto 1984: Malga Zonta, agosto 1984. Quarantesimo anniversario dell’eccidio (Biblioteca comunale di Folgaria, Archivio fotografico)
4 Valli del Pasubio, 17-18 giugno 1944. Rastrellamento in val Leogra (Archivio Luca Valente)
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