Rifugi Culturali


12 nov 2010, di Fondazione Museo Storico del Trentino

Una mostruosa autobiografia

FRABICA | PARCO DI PANEVEGGIO | PALE DI SAN MARTINO

di Quinto Antonelli

Dopo anni di gestazione è ora disponibile in volume (edita da Agorà di Feltre) la “mostruosa” autobiografia (915 pagine!) di Angelo Michele Negrelli, padre del più noto Luigi.
Angelo Michele nasce a Pieve nel 1764 e muore a Fiera di Primiero 87 anni più tardi, nel 1851. È figlio di Nicolò, un commerciante di legname che proveniva da Valstagna, e di Anna Ceccato, proprietaria di una locanda. Impara anche lui l’arte del commercio che esercita in proprio o per conto di altri più facoltosi imprenditori di Primiero e di Venezia. Ma coltiva per tutta la vita anche una passione intellettuale per i libri, per la lettura, per la poesia, per il teatro.
Nel 1787 sposa Elisabetta Würtemberg (1763-1851), la sua “Bettina”. Dal matrimonio nascono dieci figli, sei femmine e quattro maschi, tra questi è il celebre Luigi, l’ingegnere progettista del taglio di Suez.
Nel frattempo Angelo Michele s’inserisce nella stretta cerchia dei notabili locali e quando nel 1809 la guerra tra francesi e austriaci lambisce anche la valle, sarà lui ad organizzare la difesa locale. Per questo e per altro negli anni successivi è preso di mira dall’amministrazione filo francese e internato per 8 mesi sull’isola di Pallanza. Con il ritorno degli austriaci, Angelo Michele rientra in patria, ma non più al vertice della gestione locale. Cura i propri affari affrontando con disagio crescente i rovesci economici e un rapido declino fisico.
Nel 1844, a ottant’anni esatti, intraprende il progetto ambizioso e commovente di scrivere la propria autobiografia, cui pone un titolo riassuntivo: Memorie Di Angelo Michele Negrelli che servono alla Storia della sua vita, ed in parte a quella de’ suoi tempi, scritte da lui medesimo, con difficoltà per l’abbreviata sua vista, negli ultimi anni del suo vivere, divise in 14 Capitoli.
In sette anni riempie 740 pagine. Scrive in una condizione di grande solitudine, affaticato dalla debolezza della vista e dalle frequenti violente vertigini, turbato ed angustiato dall’eco degli eventi rivoluzionari che da Vienna, da Venezia, da Milano, da Roma giunge a sconvolgere il filo della rimemorazione.
L’esito è quello promesso dal titolo: un’ampia, complessa storia della sua vita e insieme una testimonianza storica del suo tempo (usi, costumi, idee correnti). E che tempi! Angelo Michele vive da protagonista, e lo rivive da testimone, un cruciale passaggio d’epoca, con la rivoluzione francese e le guerre napoleoniche a segnare in modo indelebile un prima e un dopo.
Sul fondale della storia collettiva, Angelo Michele traccia la propria storia personale iniziando dall’infanzia e poi su su descrivendo il proprio ingresso nella maturità, nel mondo del commercio ed in quello del notabilato locale come un’ascesa sociale progressiva ed inarrestabile. E viceversa descrive come altrettanto inarrestabile il declino economico e fisico che caratterizzerà la seconda parte della sua vita. Questa dinamica, che ha a che fare con il classico intreccio romanzesco, è ciò che trasforma le memorie di Angelo Michele in un racconto d’avventura affascinante e straordinario.
Si segnala infine l’uscita parallela, per merito della Comunità di Primiero, di una guida illustrata all’opera di Angelo Michele (Scene dalle Memorie di Angelo Michele Negrelli), da cui traiamo due illustrazioni di Jimi  ed altrettante citazioni.

PIAN D’AVENA 1786
«In allora partendosi dalla Bastia per venire in Primiero si doveva ascendere per una strada sino al sasso della Calcina, indi scendere al piano vicino al ponte di San Silvestro.
La strada, di sua natura cattiva e pericolosa, la notte oscurissima e la neve di aprire.
Feci nullaostante la riva, sebbene con sudore, e poi tutto in un tratto mi sento a mancare sott’ai piedi la strada e cadetti a rottolone giù per quei precipici.
Iddio e la Beata Vergine, ch’io stava invocando quasi fuori di me stesso nel rivoltolarmi sempre più in giù senza conoscere il pericolo e senza sapere dov’io andassi a finire, mi vollero misericordiosamente sottrare da un sì evidente pericolo.
La neve era scirocca, ed io nel discendere tanta ne spinsi avanti di me che, ingrumatasi in quantità, m’impedì ch’io oltrepassassi giù di quelle alture, e quando mi trovai fortunatamente a piede fermo, tanto mi maneggiai colle mani e coi piedi, arrampicandomi, che mi trovai finalmente ancora sulla strada.
Stanco e riffinito, col cuore che mi balzava in petto, dovetti niente di meno prosseguire il mio cammino e, pieno di stanchezza e di abbattimento, arrivai alle otto di sera all’osteria di Vittore Lamon a Imer».

LOZEN 1792

«… essendo arrivato col freddo anche il tempo opportuno d’incominciar a far correre le taglie per la condotta, mi portai sopra quel lavoro e vi rimasi indefessamente giorno e notte per il corso di un mese continuo …
Era dopo l’Epifania, che s’incominciavano le nozze, ed uno delle Prade conduceva in isposa una giovine di Gobbera e passar dovevano li sposi col loro seguito per il ponte del Lozen sittuato ai Molini e sulla via che nelle Prade conduce.
Io stava leggendo al fuoco nella mesa principale e, tra gli altri che mi ascoltavano, vi era un ardito giovine di Prade, che per la sua lingua io doveva molte volte correggere.
Questo mi priegò che gli concedessi di andare al ponte, un miglio da lontano, per vedere a passare la nozza ed io glielo niegai, facendole conoscere il pericolo che correva per camminare sulla sponda della condotta intanto che vi correvano le taglie; ed esso, non curandosi del mio consiglio né della negativa, insistè e vi andò.
In meno di un quarto dopo la sua partenza si sentì a gridare da tutti li postieri quella voce, chiamata “Zoi”, che vuol dire “Ferma”, ed un istante dopo un uomo tutto ansante venne ad annunziarmi che quel giovine delle Prade era statto messo in pezzi dalla fulminante correncia delle taglie, e quindi, che come è il costume quando uno muore sul lavoro, che in quel giorno più non si avesse a lavorare.
“Questo no – gli dissi – la trista nuova resti tra di noi, né ascenda, né dissenda”.

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/ Illustrazioni di J. Trotter dal volume Scene dalle Memorie di Angelo Michele Negrelli, Agorà, 2010.


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