Rifugi Culturali


3 set 2010, di Fondazione Museo Storico del Trentino

Malga Zonta e il Parco della Memoria

PARCO DELLA MEMORIA | MALGA ZONTA | MUSEO STORICO DEL TRENTINO

Intervento di Giuseppe Ferrandi
66° anniversario Malga Zonta

66 anni di ricordi, celebrazioni, momenti intensi nei quali l’esperienza dei partigiani, che qui combatterono, è diventata, in forma di valori e di idealità, patrimonio di noi tutti.
Qui a Malga Zonta, di anno in anno, passando le varie stagioni della storia repubblicana, è andato rafforzarsi sempre più il legame tra generazioni, la coscienza comune di appartenere alla schiera di chi la democrazia e la libertà è pronto a difendere continuamente. E non è stata operazione semplice perché questo legame ha avuto i suoi momenti di criticità, attraversato da tensioni e da rotture, ed è stato animato da una dialettica continua.
È un legame che merita di essere rinnovato anche per il futuro.
L’idea di costituire un Parco della Memoria è espressione di questo impegno.
Malga Zonta, qualora davvero si arrivasse a concretizzare questo progetto, non sarà solamente un “luogo” del Parco (qualcuno ha usato l’espressione biotopo della memoria) insieme ad altri “luoghi” di grande notorietà, per fare un esempio, i due Denti austriaco e italiano del Pasubio piuttosto che la cima dell’Ortigara, ma ne esemplificherà la natura e il suo significato profondo.
Lo scorso anno è stato proprio il Presidente Giorgio Napolitano a incoraggiare pubblicamente, in un messaggio agli organizzatori della manifestazione di commemorazione di Malga Zonta, la costituzione del Parco. L’anno scorso, fu il Presidente della Provincia di Trento Lorenzo Dellai ad assumere impegni precisi, incaricando, per parte trentina, l’Istituzione museale che mi onoro di dirigere.
Questa estate è stato costituito il Comitato promotore del Parco e il suo elemento di maggiore forza è proprio rappresentato dal fatto che, promotori, sono le amministrazioni e gli enti locali. 34 dovrebbero essere le realtà interessate, più di una ventina quelle che hanno già formalizzato l’adesione.
Parco veneto – trentino, è stato definito.
Parco veneto – trentino, che pur coprendo un territorio vasto, nasce potenzialmente dotato di una forte omogeneità storico – culturale: dalle Piccole Dolomiti ai Grandi Altipiani, dallo Zugna all’Ortigara, estendendosi a città di fondo valle come Schio e Rovereto, Borgo Valsugana e Ala. Città che hanno sviluppato nel corso della loro storia una forte relazione con l’ambiente pre-alpino e che sono state (e sono ancora) cerniera tra la pianura, il fondo valle e le zone montane.
Parco veneto – trentino, perché questo territorio e le comunità che vi abitano hanno bisogno di mettere in campo progetti comuni e di cercare, proprio nella cultura, i punti di forza della collaborazione tra realtà diverse, di strategie di promozione comune, di sviluppo di sinergie che leghino la valorizzazione della storia allo sviluppo economico. Pensando, in tempi di crisi, a quanto questa prospettiva sia spendibile per creare nuovi posti di lavoro.
Non ci nascondiamo le difficoltà politiche di tale progetto. Si tratta di collegare e unire realtà “separate” da un confine regionale di una certa “pesantezza”, ma ciò non toglie nulla all’opportunità di dare vita a uno strumento comune, completamente nuovo, fabbricato su misura, legittimato dalla partecipazione delle comunità, delle istituzioni, dei vari soggetti che operano nel campo della valorizzazione della storia e della memoria. Un Parco, quindi, che si regge su una scommessa politica di grande respiro.
Parco veneto – trentino ricco di storia, in grado di coprire temi e aspetti tra loro diversi. Dalle testimonianze archeologiche alla presenza di minoranze linguistiche, dai luoghi che caratterizzano il lavoro in montagna allo straordinario patrimonio di testimonianze legate alla Prima guerra mondiale, dalle presenze di protagonisti della cultura di livello internazionale quali il padre della psicanalisi Sigmund Freud per passare a scrittori come Emilio Lussu, Luigi Menegello, Mario Rigoni Stern. E ovviamente dalla Resistenza alle testimonianze di una “guerra fredda” che ha segnato profondamente il secolo precedente, come possiamo ancora vedere.
Ecco Malga Zonta, un luogo che potrà intrecciare temi e periodi tra loro diversi. La presenza di confini secolari, le malghe e il lavoro delle genti di montagna, la guerra, anzi le guerre. A ottobre è prevista l’inaugurazione dello spazio dedicato proprio al racconto della guerra fredda, con l’arrivo dei missili Nike (ovviamente scarichi) messi a disposizione dall’aeronautica italiana.
La storia della Resistenza, il richiamo alle specifiche vicende oggi al centro della nostra manifestazione, diventeranno elementi costitutivi del Parco della Memoria e di questo suo ambito, a fianco delle trincee del Monte Maggio e della ex-base missilistica.
Malga Zonta, 12 agosto 1944, le pagine di storia qui scritte verranno ancor più lette e meditate in un progetto culturale più ampio e partecipato. L’area del Parco comprende altri luoghi identificati con la Resistenza e l’Occupazione tedesca, si lavorerà affinché i percorsi tematici permettano una lettura storica aggiornata, più lontana possibile dalla tendenza a mitizzare le storie partigiane.
La Resistenza verrà spiegata nelle sue componenti fondamentali: inserita in una guerra feroce di occupazione, quindi lotta di liberazione ed esperienza armata; inserita in una storia politica che ha poi portato alla democrazia repubblicana e alla Costituzione, quindi laboratorio di idee, scuola di formazione, palestra per una generazione che si era liberata dal fascismo; inserita, infine, in una dimensione popolare, collegata fortemente alla storia delle comunità e del territorio. Andate a rileggere i nomi, i luoghi di provenienza, la data di nascita di coloro che qui morirono 66 anni fa, e meditiamo sul fatto che se la presenza partigiana fu vissuta traumaticamente da settori vasti della popolazione, specie in montagna, fu anche la genuina espressione di sentimenti popolari, di una reazione contro la guerra, contro l’occupante e il suo alleato fascista.
È per consolidare questa rilettura storiografica che, sotto le insegne del nascente Parco, come Museo storico del Trentino abbiamo allestito una mostra che proprio di questi temi tratta. E’ visitabile presso la bellissima struttura di Maso Spilzi, a Costa di Folgaria, ed è intitolata Feuer! I grandi rastrellamenti antipartigiani dell’estate 1944. L’ha curata lo storico Lorenzo Gardumi e vi invito ad andare a visitarla perché offre qualche risposta ai perché dell’eccidio di Malga Zonta, allargando l’angolo visuale e affrontando temi considerati spinosi e per lunghi anni “tabù”. In mostra troverete la testimonianza video di Bruno Fabrello, raccolta proprio da Gardumi nel 2005. Fabrello era uno dei giovani ritratti nella foto insieme al “Marinaio”, prima dell’esecuzione. Fu risparmiato perché riconosciuto come “malgaro”. Il suo racconto è un tassello importante perché dà voce alla memoria antipartigiana e mette in luce la problematicità del rapporto tra partigiani e civili. Argomento cruciale che può e deve essere ulteriormente approfondito.
Queste nuove ricerche e quello che troverete in mostra hanno però anche un altro significato, che prepara la miglior risposta alle polemiche di questi ultimi anni e ai tentativi di considerare l’eccidio come un atto di giustizia contro un gruppo di ladri di latte e di formaggio.
Oserei dire che dopo tanti anni la scena di Malga Zonta cambia. Si arricchisce di nuovi protagonisti.
Rispetto alla celebre fotografia, ci siamo mai posti seriamente la domanda su chi ci fosse dietro l’obiettivo? Non mi riferisco al soldato tedesco che l’ha scattata, ma alla logica e alla strategia di chi ha concepito e condotto l’Operazione Belvedere.
Operazione Belvedere è il nome in codice. Comprende i rastrellamenti del 12 e del 14 agosto 1944. Obiettivo le formazioni della divisione Garemi e la zona libera di Posina, l’azione di rastrellamento, necessariamente, doveva passare per passo Coe.
Sono i documenti ritrovati presso il Bundesarchiv di Coblenza, dove sono conservate relazioni, rapporti, motivazioni per il conferimento di onoranze militari. Ecco i nomi dei reparti coinvolti nello scontro con i partigiani di Bruno Viola. Ecco i protagonisti che per lungo tempo si sono eclissati dalla storia.
Hanno agito su questo altipiano il Gruppo operativo Bürger, il 263° Battaglione orientale; il 4° Reparto operativo mobile della Marina di stanza a Lavarone, la 5° compagnia del Corpo di Sicurezza Trentino, alcuni reparti non identificati della Guardia Nazionale Repubblicana, ricordando però che in operazione successive, come quella denominata “Hannover” sull’altipiano di Asiago, venne coinvolto il 63° Battaglione della Legione Tagliamento.
Vi sono anche dei nomi: il maresciallo maggiore Wilhelm Bertram, che a Malga Zonta sparò, Karl Guggenberger, specialista della lotta contro i partigiani nel Caucaso e anch’egli protagonista nello scontro a fuoco, il sergente maggiore Fritz Heuer, Willy Miehe e Heinrich Wolf. Sono coloro che vennero decorati, ufficiali e sottoufficiali con responsabilità precise. Tutti riconosciuti come validi e coraggiosi combattenti. Tutti militari appartenenti alle SS, di “razza ariana”, come precisato nelle motivazioni per l’onoreficenza, e non sposati “con un’ebrea o una mezza ebrea”.
La scena di Malga Zonta diventa più completa. Le carte naziste ci confermano che questa fu un’operazione di guerra. Guerra che impegnò reparti dotati di esperienza sul campo per neutralizzare una presenza partigiana considerata problema rilevante, da non sottovalutare.
Non disconosciamo oggi, a 66 anni di distanza, il loro sacrificio.

:-[i]-:
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  • Limaperu
    Grazie Ferrandi per questo importante contributo. Da Malga Zonta ci impegneremo per una nuova Italia. [Alberto in transito per Lima]
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