Rifugi Culturali


2 set 2010, di Fondazione Museo Storico del Trentino

Alfabetizzazione alpina e scritture popolari

FRABICA | PARCO DI PANEVEGGIO | PALE DI SAN MARTINO

di Quinto Antonelli

Il nesso tra scritture popolari ed alfabetizzazione vuole sottolineare il cosidetto “paradosso delle Alpi”, ovvero il fatto che uno dei tratti distintivi dell’area alpina è costituito da una alfabetizzazione precoce (a partire dal XVII secolo) e che i livelli di istruzione, per quanto differenziati da valle a valle, sono mediamente più alti che nelle pianure circostanti. Per dirla con Pier Paolo Viazzo e Xenio Toscani, l’alfabetizzazione tenderebbe a crescere con l’altitudine.
È diventato ormai un luogo comune enfatizzare il ruolo dello Stato asburgico e di Maria Teresa in particolare che con il suo Ordine generale per le scuole del 1774 ha introdotto l’obbligo scolastico. L’enfasi ha finito per eludere due ordini di problemi: il fatto che la riforma non ebbe finanziamenti adeguati e che si limitò a razionalizzare la situazione esistente; e che esisteva una precedente, diffusa alfabetizzazione alpina. Così ché l’affermazione secondo la quale “l’alfabetizzazione tenderebbe a crescere con l’altitudine”, è dimostrata da ricerche locali piemontesi, lombarde, trentine, friulane, che hanno messo in luce il ruolo avuto dalle comunità locali, congregazioni religiose, confraternite, parrocchie, singoli privati, emigranti che avevano fatto fortuna, nell’attivare iniziative semi e para scolastiche, ben prima dell’intervento dello Stato. Si tratta di un paradosso provocato da un altro paradosso, per cui le comunità di montagna ritenute tradizionalmente chiuse e conservative, devono invece essere intese come “sistemi aperti”, costretti ad aprirsi tramite lo scambio commerciale el’emigrazione stagionale. Da qui la necessità di imparare almeno i rudimenti della lingua scritta propria ed altrui e di acquisire alcune abilità indispensabili: fornire recapiti; inviare e ricevere denaro; maneggiare e convertire carantani, troni, fiorini, napoleoni, corone, lire; tenere il bilancio delle entrate e delle uscite; leggere e contestare citazioni, cambiali, pignoramenti; e poi rassicurare i familiari ed essere rassicurati per lettera sulla salute e la saldezza della famiglia rimasta in patria. Così il processo di diffusione (precoce) della scrittura ha trasformato, nel tempo, anche il Trentino rurale ed alpino in un ambiente scritto, che qui vorremmo intendere in senso proprio e in senso figurato. In senso proprio: è un ambiente, un territorio intessuto da un articolato sistema di segni (immagini, elementi simbolici e religiosi, marchi, cifre, iscrizioni epigrafiche e scritture esposte) incisi o dipinti da artigiani specializzati o realizzati dalla mano degli scriventi comuni.
In senso figurato: il riferimento è in questo caso a scritture diffuse (le cosidette scritture ordinarie) connotate dal loro esserci, dal loro essere praticate in montagna, dal loro legame con il territorio. Sono scritture del lavoro, legate al mondo dell’alpeggio e a quello relativo al taglio e al commercio del legname. Dai libri dei conti dei contadini e degli artigiani, apparentemente così aridi nella registrazione contabile del dare e dell’avere, pure emergono con forza i duri rapporti sociali, l’esiguità delle risorse e insieme un mondo linguistico tanto straordinario, quanto dimenticato. Sono scritture domestiche come i libri di famiglia o i libri di casa, che attestano generazione dopo generazione la centralità e la continuità della famiglia stessa nei suoi aspetti biologici, economici, religiosi, culturali. Le autobiografie popolari ricostruiscono spesso il periodo dell’infanzia come “un paradiso” perduto troppo presto, per essere iniziati precocemente al lavoro (al pascolo, in malga, al servizio presso famiglie benestanti).
Gli scriventi indulgono poi a ricordare quel “prima” (prima della modernizzazione degli anni Sessanta del Novecento) come caratterizzato da una generalizzata povertà e della montagna ricostruiscono i lavori più gravosi. È questo un universo di scritture che rimanda alla vita quotidiana degli abitanti della montagna tra la fine del Settecento e la seconda metà del Novecento. Domenica 5 settembre, presso la Frabica delle scritture di montagna, Quinto Antonelli presenterà la ricerca in corso dal titolo Quando il popolo cominciò a leggere… Note sull’alfabetizzazione del Trentino. Il ritrovo è a Villa Welsperg, in Val Canali di Primiero alle ore 14.30.

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