RICERCA | SULLE TRACCE DEI GHIACCIAI | ASSOCIAZIONE MACROMICRO
Sulle tracce dei ghiacciai è un progetto complesso. Si tratta innanzitutto di un pensiero profondo che ha spinto il fotografo Fabiano Ventura a misurare e ritrarre il consumarsi lento e inesorabile della seconda montagna più alta del mondo, il K2, partendo da scatti fatti un secolo fa nelle stesse montagne.
Si sviluppa come progetto di ricerca storica e scientifica, di esplorazione, documentazione fotografica e video, analisi e divulgazione. Per questo, ancora per qualche giorno, una mostra a Roma raccoglie tutta la documentazione sotto il tema 1909 – 2009: un secolo di cambiamenti climatici sui ghiacciai del Karakorum.
Ma da dove parte questo progetto?
18 giugno 1909
Karakorum
K2, sperone Est
La spedizione guidata dal Duca degli Abruzzi, Luigi Amedeo di Savoia, nella tentata conquista dell’8000 ancora inviolato, si fermava a quota 7493 m, la massima altitudine toccata e documentata, fino ad allora, da uomo sulla terra.
Le fotografie e le riprese di Vittorio Sella, membro della spedizione, furono fatte con intento scientifico, ma restituirono all’attenzione pubblica, per la prima volta, l’immagine e di quelle cime inviolate esteticamente e alpinisticamente.
Le rappresentazioni visive portate in patria, diventarono, assieme alle mappature fatte in Karakorum, uno strumento indispensabile per le spedizioni successive in quei ghiacciai.
Vittorio Sella, nipote del Quintino fondatore del Club Alpino Italiano , nasceva il 20 agosto 1859.
Quasi un secolo più tardi, 3 agosto 1954, nell’Italia del dopoguerra, si spargeva l’esaltante notizie della conquista italiana del K2.
Il gruppo era guidato da Ardito Desio, che già nel 1929 aveva partecipato in K2 a una spedizione guidata dal Duca di Spoleto, Aimone di Savoia, assieme al fotografo Massimo Terzano.
Settembre 2009
Karakorum
K2
Sulle orme di queste prime ascensioni, una spedizione italiana ripercorre le stesse montagne seguendo i passi di quei grandi di inizio secolo. Il gruppo realizza così la prima parte del progetto fotografico-scientifico Sulle tracce dei ghiacciai.
Fabiano Ventura, fotografo naturalista e capo di questo progetto, ha sviluppato in Karakorum scatti su pellicola perfettamente sovrapponibili a quelli dei reportage di Sella e Terzano, di inizio secolo.
La si potrebbe definire, una ricerca del Monte Analogo, analogo a quello di inizio Novecento fotografato dagli altri italiani, ma proprio le differenze, rilevate dal confronto degli scatti, sono al centro dell’indagine scientifica compiuta sul campo nel 2009.
L’idea raccoglie tutto lo spirito di quell’inizio secolo alpinistico, attualizzandone ancora il valore documentaristico ed estetico, rinviando alcuni degli aspetti indagati da Sella e Terzano, al presente e rinnovandone il valore d’indagine esplorativa.
I ghiacci come spettacolo naturale mutevole, orologi monumentali dei tempi lunghi e termometro della salute della nostra terra, svelano, nel loro discioglimento, uno stato di cui siamo partecipi e responsabili.
All’interno del progetto il Comitato Scientifico è composto da Claudio Smiraglia, glaciologo e docente di Geografia fisica presso l’Università di Milano e da Kenneth Hewitt, professore emerito di Geografia e Studi ambientali alla Wilfrid Laurier University di Waterloo (Ontario, Canada). A essi è affidata l’analisi scientifica degli scatti effettuati e la comparazione dei dati secondo i profili impressi negli scatti di oggi e di allora.
Tra le osservazioni di Smiraglia:
«Queste foto confermano, ancora una volta, la complessità ambientale e climatica di quella catena montuosa. La complessità è legata agli apparenti comportamenti “contro corrente” della maggior parte dei ghiacciai. I ghiacciai studiati non mostrano, infatti, l’arretramento del loro fronte, tipico dei ghiacciai alpini o di quelli di altre catene montuose, e tuttavia presentano comunque una riduzione del loro spessore. Andando ad osservare il fronte del grande ghiacciaio vallivo del Baltoro, ad esempio, si scopre che esso si discosta molto poco da quello di 150 anni fa, quando finì la piccola era glaciale (un periodo molto freddo, che andò dal 1700 al 1850). Eppure, in alcune sue parti c’è stato un abbassamento di circa trenta metri rispetto al secolo scorso».
Luigi Bignami, Sulle tracce dei ghiacciai. Sul Karakorum il secolo dopo. Per vedere l’effetto (serra) che fa, in Il Venerdì di Repubblica, 18 dicembre 2009.
I primi risultati sono stati pubblicati nel sito aggiornatissimo e completo del progetto, www.sulletraccedeighiacciai.it , ed esposti in una mostra che sta per concludersi e che racconta lo stesso K2 con gli occhi di due secoli. La divulgazione serve a sensibilizzare la collettività alle questioni ambientali del nostro tempo, diffondendo la conoscenza acquisita durante questa staffetta di esploratori che non temono di ripetere gli stessi passi per riportare conoscenza a chi arriverà o abiterà lo stesso mondo.
«Per finire voglio dilungarmi particolarmente su una delle leggi del Monte Analogo: per raggiungere la cima, bisogna andare di rifugio in rifugio. Ma prima di lasciare un rifugio, si ha il dovere di preparare gli esseri che devono venire a occuparvi il posto che si lascia. E solo dopo averli preparati, si può salire più in alto. Per questo, prima di lanciarci verso un nuovo rifugio, abbiamo dovuto ridiscendere per trasmettere le nostre prime conoscenze ad altri ricercatori».
René Daumal, Il Monte Analogo. Romanzo d’avventure alpine non euclidee e simbolicamente autentiche, 1944.
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Sala Santa Rita in via Montanara, 8 ROMA
Fino al 1 aprile 2010 – Mostra fotografica
1909-2009: un secolo di cambiamenti climatici sui ghiacciai del Karakorum.
Incontro con l’autore Fabiano Ventura: 19 marzo 2010, ore 17.00
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