RECENSIONI STORICHE | LIBRI | CINEMA E MONTAGNE
DRAMMI E DIAFRAMMI
Immagini e storia dei film di montagna dalla penna di due alpinisti
Andrea Gobetti e Fulvio Mariani
Corbaccio Milano, 1997
pp. 241, foto colori
Lire 29.500
Le montagne, è noto, hanno prodotto una grandiosa quantità di scritti talvolta di grande spessore letterario, più spesso, semplici diari di bordo più dedicati a celebrare l’impresa che a trasmettere emozioni, talvolta il corredo fotografico è di gran lunga la parte migliore del libro.
Ma chi c’è dietro l’obiettivo?
La montagna è stata anche ispiratrice di film e documentari; a partire dai primi anni del ‘900, grandi registi come Fanck e poi Luis Trenker ambientano i loro film sulle cime delle Alpi; gli stessi grandi alpinisti degli anni successivi preparano dei film per documentare le loro imprese, cosi Marco Pedrini al Cerro Torre, Messner al Lotse e ancora Kukuczka Profit, Kammerlander.
Ma chi c’è dietro l’obiettivo?
Questo libro è l’esperienza di due alpinisti che in montagna hanno portato il loro lavoro di scrittori, sceneggiatori e cameraman vivendo incredibili avventure da dietro l’obiettivo di una cinepresa come se essere “di qua” fosse come essere sul tranquillo set di un film e non sulla Via del Perforatore di Maestri al Torre o sulla spalla del Lothse a 8000 metri tanto come gli altri alpinisti impegnati nella salita.
E chi non ricorda il celeberrimo film “Grido di Pietra “ di Herzog, girato sul Cerro Torre?
Ed ecco entrare in scena Fulvio Mariani, che sul Torre ha girato quel film insieme ai suoi incredibili collaboratori diretto dal pirotecnico Herzog col quale visse avventure al limite della sopravvivenza come quando l’elicottero li posò su una cima vicina per girare delle scene e lì, colti dalla bufera, rimasero quattro giorni in un buco scavato con la piccozza.
Ma il libro non è solo montagna è anche avventura, è anche ricerca di storie ai confini dell’uomo da sceneggiare, come l’epopea dell’esploratore Shackleton al Polo Sud: una sceneggiatura che occupa un corposo capitolo del libro e ci riporta sulle righe di Andrea Gobetti, quel superlativo scrittore de “L’uomo che scala” (Luca Vicentini editore) e ancor prima ideatore della mitica rivista Roc, luogo di incontro ineguagliato e rifugio sicuro di tutti coloro che amavano una arrampicata dal volto umano e non più eroica, il quale riporta con la sua malinconica ironia le varie fasi di sceneggiatura di quello che doveva essere un grande film/documentario su una delle più grandi imprese esplorative di tutti i tempi.
Poi ancora con Messner al Lotse, stavolta tocca a Mariani, i preparativi, i campi alti, grandi alpinisti come Wielicki e Hajzer visti con gli occhi di chi è estraneo alla vetta e vede solo uomini e i loro sentimenti.
E dopo, molte altre avventure tra le quali l’esilarante storia del prof. De Coriolis e l’Aepyornis, la risposta italiana a Jurassic Park!
Ed ecco il finale, tutti insieme con i collaboratori di un tempo attorno al Kailash, la montagna sacra, per svelare i segreti più profondi del Buddismo; e così tra colpi di scena e incontri poco usuali si mescolano alla processione di fedeli rimanendone, alla fine, coinvolti in quella che non è certo una verità scientifica ma, al pari delle altre religioni, un punto di vista con una sua logica e, in questo caso, con una sua profonda armonia estetica così che il vecchio padre malato che porta a fare il giro (Kora) della Montagna Sacra il figlio cieco che a sua volta porta sulle spalle il fratellino disabile suscitano un profondo rispetto ed emozione.
Immagine stridente con l’incontro con una spedizione commerciale all’Everest che porta un eroe dei nostri tempi dell’apparire; era salito infatti con un piede di plastica, avendo perso quello vero (!) mentre il vecchio pellegrino sorride con i pochi denti rimasti e si allontana sulla sua Montagna col suo carico di fede e le sue storie di disperanza.
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