RECENSIONI STORICHE | LIBRI | STORIA DELL’ALPINISMO
TRENT’ANNI DI ALPINISMO
Adolfo Hess
Istituto Geografico de Agostini, 1929
pp. 179, foto e tavole b/n
euro da 40 a 100 a seconda dello stato di conservazione
Ascensioni sul Monte Bianco
Adolfo Hess, ingegnere, scrittore e brillante alpinista, fu nei primi anni del ‘900, tra i precursori dell’alpinismo senza guide e delle prime palestre di arrampicata nel torinese, quando ancora il concetto di allenamento non era ben definito ma, soprattutto, si dedicò allo studio e alla progettazione di bivacchi fissi sulle montagne più impegnative, che permettevano agli alpinisti di affrontare con maggior sicurezza le escursioni più lunghe.
Fu anche un estimatore dello sci, proprio nel periodo in cui veniva introdotto in Italia dalle regioni del Nord Europa.
Scrittore e pubblicista si dedicò, con numerosi articoli sulla Rivista della Montagna, alla divulgazione della passione per la montagna fino alla stampa di questo volume, peraltro di notevoli dimensioni (32×25), dove raccolse le sue esperienze di alpinista sulle cime più belle del massiccio del Monte Bianco.
Interessante notare come già negli anni venti fosse viva la polemica sull’andare in montagna prediligendo la velocità alla contemplazione, il gesto atletico alla lenta conoscenza. Così nella prefazione: «sovrattutto dei giovani e degli iniziati, perché essi comprendano con quali sentimenti si avvicinava alla montagna la generazione passata e sappiano unire all’ardimento ed alla rapidità dell’esecuzione, che è caratteristica dell’alpinismo moderno, un po’ di quella ingenuità e di quel sentimentalismo che furono pur belle doti dell’alpinismo d’altri tempi» (1928).
Il volume inizia con un bellissimo accostamento tra i vari momenti della giornata e lo scorrere della vita dell’uomo, così l’alba in montagna è il momento magico del sogno, della speranza così pure per l’uomo che nasce e ha tutta la vita davanti; e poi l’aurora, la montagna prende vita e colori, così come l’uomo nell’età dell’apprendimento, quando la guida lo porta con passo sicuro sulle cime. E ancora il meriggio, la parte centrale della giornata dal sole potente, la parte centrale della vita dove l’uomo affronta i monti con le sue forze e senza timore per arrivare al tramonto, il sole tra poco scomparirà all’orizzonte e sulla montagna sarà ancora buio, così come l’uomo nella vecchiaia, abbandonata la furia della salita si appaga osservando tanta bellezza e godendo dei ricordi.
«Ora il sole è scomparso, la sua luce ha lentamente fatto posto alla luce pallida della luna; restano le Montagne, nuove generazioni passano, altri uomini compaiono sulle loro sommità, altre giornate si compiono, dell’uomo non rimangono che le memorie.»
Ma è solo un attimo, una romantica riflessione di poche pagine per poi buttarsi nei racconti delle salite, dei personaggi incontrati in questi trent’anni di alpinismo, narrati invece con gagliardia senza risparmiare frecciate o rudi commenti ai compagni di cordata.
Il corredo fotografico è di grande interesse sia storico che geografico; si ha modo attraverso le immagini di ricostruire l’attrezzatura di quegli anni come pure confrontare lo stato dei nostri ghiacciai rispetto ad allora.
Ovviamente a distanza di 80 anni il testo può apparire per taluni aspetti, ed in particolare per quello ideologico, alquanto datato, ma il lettore sa bene che questo è inevitabile, che ogni lettura va collocata nel suo contesto storico e che comunque, per molti versi, queste particolarità rappresentano proprio il fascino di queste letture lontane nel tempo.
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