Recensioni


17 ago 2010, di Giovanni Busato

Oriente, la terra del destino

RECENSIONI STORICHE | LIBRI | VIAGGI

È ORIENTE

Paolo Rumiz
Universale Economica Feltrinelli (1° edizione I Narratori), 2003
pp. 198
euro 7,50

Sei storie diverse, sei viaggi intrapresi con lo stile e con il passo di Rumiz del quale ho già scritto nella recensione de La leggenda dei monti naviganti, e, se anche questo libro è precedente, la cronologia non è certo individuabile se non consultando l’anno di stampa.
Lettura coinvolgente, calda e ricca di immagini, ancora una volta la sua capacità di calarsi nel territorio e tra la gente, taccuino alla mano, restituisce delle immagini vive, reali, poetiche ma anche profondamente inquietanti, impreziosite tuttavia dalla ricerca quasi maniacale delle parole adatte, musicali, nella descrizione dei particolari più nascosti.
Ecco allora che il battelliere Ljubo, che lo accompagna nella sua discesa sul Danubio a bordo di una chiatta, si trasforma inevitabilmente in Maqroll, il Gabbiere di Alvaro Mutis a bordo delle sue navi improbabili.
Ma pur mantenendo una deliziosa poetica perfino sufficiente a se stessa, il libro propone, per chi vuole leggerli, una serie di problemi politici, sociali, storici estremamente attuali, la cui accurata analisi ci mette di fronte al nostro rapporto col territorio e con la sua storia che ci porta ad Oriente; quell’Oriente che Rumiz ama e dal quale è attratto, alla ricerca delle radici che i padani del mitico nordest vorrebbero trovare a nord e nei miti celtici e che invece affondano ad est, «oltremare là dove il sole sorge dalle polverose longitudini extracomunitarie; in fondo al Mediterraneo, in terra di minareti e caravanserragli alle foci del Nilo», oltre quell’Adriatico che per secoli è stato un ponte di incontro/scontro ma sempre aperto e che ora è diventato un muro di divisione oltre il quale intravediamo improbabili nemici.

Letta così l’identità locale alla quale molti si aggrappano perde di significato e diventa un non-luogo, che dimentica i legami con la sua storia e ne abbraccia una di “non sua”, e così ecco i mega centri commerciali che spazzano le piccole botteghe nei paesini, i capannoni vuoti di Tremonti, ecco i grandi eventi che soffocano l’osteria.
Senza basi però, nonostante l’atteggiamento strafottente e rampante, la paura del diverso e della miseria dei padri dilaga, l’infelicità dilaga.
Ecco un Veneto diverso, dove la figura professionale che cresce a ritmi d’impresa a due cifre è il … psicologo!! Il Veneto è il Giappone d’Italia, «una complicazione mentale, oltre che un prodotto interno lordo!»
In questo quadro disgregante ritornano le montagne, quelle abbandonate dalla politica perché poco “globali”, restie al “mercato”, indifferenti alle mode e sospettose nei confronti dei salvatori del “ghe pensi mi” e che proprio per questo ignorate anzi peggio, sfruttate per quella giostra turistica che possono mettere in piedi per un turismo basso e volgare.

Ma nonostante tutto, nonostante i pensieri vengano fuori come un’improvvisa grandinata che ti lascia spaesato, il complicato intreccio di problemi e soluzioni non riesce ad intristire il lettore anzi, il libro conserva alle spalle una porta aperta nella memoria che ognuno è bene che coltivi, e una via aperta nel futuro, assolutamente ad Est.

:-[i]-:
iBORDERLINE.NET// Recensioni / Libri /Viaggi / Opera di Stefano Zattera, Shibuya Information Center, 2010


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