RECENSIONI | FILM | CINEZOLDO
Fame d’erba. Pastori transumanti del Triveneto
di Valentina De Marchi
33′
Italia 2010
L’ignoto sotto i nostri occhi, l’esotico sulle nostre strade, l’arcano e il misterioso al nostro fianco. Potremmo dire che a farci scoprire tutto ciò servono, talvolta, gli antropologi, ad aiutarci ad avere “nuovi occhi” per vedere “nuovi mondi”, con i quali magari conviviamo da sempre.
È il caso di Valentina De Marchi, giovane antropologa impegnata nello studio delle popolazioni nomadi, in particolare dell’Asia (in questi mesi, ad esempio, è in Kirghizistan). Ma Valentina, dicevamo, ha anche guardato con uno sguardo nuovo e originale una realtà locale – quella dei pastori transumanti del Triveneto – che mantiene caratteri autentici e costanti da secoli, adattandosi con la tecnica, potremmo dire, “dell’invisibilità”, alla pressione dei cambiamenti della società, del traffico e della viabilità, del paesaggio rurale e urbano. Ne è emersa una realtà straordinaria, unica in Europa, in cui centinaia di persone con decine di migliaia di animali si spostano per tutto l’anno dalla pianura alla montagna e viceversa, alla continua ricerca di nuovi pascoli. Percorsi antichi e nuovi itinerari, tratturi millenari e svicoli di superstrade, greti di fiumi e torrenti e campi abbandonati e inselvatichiti, hanno dunque disegnato, sulle mappe dell’antropologa, una incredibile rete colorata, lasciando stupefatti gli studiosi. Il tutto facendo quotidianamente il conto con ordinanze comunali, divieti di transito, fobie e pregiudizi. Senza contare i conflitti con i contadini, i cacciatori e gli allevatori stanziali, e i mutamenti economici (la lana non la vuole più nessuno, si vendono soltanto gli agnelli per l’alimentazione).
Durante gli anni di studio di questa realtà, Valentina De Marchi ha spesso portato con sé la videocamera, girando immagini “dal di dentro” della vita dei pastori e delle loro greggi. E’ riuscita, inoltre, in un’operazione straordinaria, forse unica, quella di vincere le proverbiali ritrosia e diffidenza dei pastori facendoli parlare davanti all’obiettivo della videocamera. Di più, è riuscita a farli incontrare e discutere – loro, individualisti e diffidenti come pochi – per affrontare problemi comuni, assumere posizioni uniche nei confronti delle autorità, addirittura organizzare un embrione di associazione.
Da tutto questo lavoro è nato il film Fame d’erba, autoprodotto e montato “in casa”, che è stato giustamente ammesso all’ultimo TrentoFilmfestival ed è stato lungamente applaudito in sala. E applausi li ha ricevuti anche in Valle di Zoldo (Bl), al cinema di Dont, durante la seconda edizione della rassegna CineZoldo – film di Vita Alpina, manifestazione curata, e prima ancora voluta, da Anna Zaccone, dinamica imprenditrice turistica e innamorata della montagna, dei suoi sport e delle sue culture. Il film dura soltanto 33 minuti, ma lo spettatore non dimenticherà le voci dei pastori che raccontano la vita nomade, le immagini di una quotidianità in continuo spostamento, le sequenze – poetiche e bellissime – delle migliaia di zampe bianche che fiancheggiano guard rail, attraversano gallerie stradali, invadono campi a riposo invernale. Ma protagonisti restano gli uomini, le loro famiglie, i loro gesti, gli attrezzi (un furgone in cui si dorme, si cucina e si tengono gli agnelli appena nati è un camper?) e, soprattutto, le frasi di questi uomini e queste donne che vivono, come secoli fa, in mezzo a noi e lontano da tutto.
CineZoldo è una rassegna giovane, ma già le serate del piccolo cinema di Dont vedono un afflusso di pubblico dall’intera valle e da Belluno. E registi e protagonisti delle opere e personalità della cultura della montagna cominciano ad intervenire portando la loro testimonianza e il loro contributo.
Film di Vita Alpina è il sottotitolo della rassegna, e non è casuale. In fondo, è proprio questa coscienza che manca, in molti: che la montagna merita attenzione e ha dignità di rappresentazione (cinematografica, in questo caso) anche quando non è spettacolare, non mostra imprese, non “civetta” con l’estremo per agganciare il pubblico televisivo sempre più distratto, superficiale, assuefatto ai record e agli exploit.
La manifestazione è iniziata il 15 luglio e, con un appuntamento a settimana, si concluderà il 2 settembre, coprendo così l’intera stagione turistica. Ma attenzione: se l’intento è quello di far comprendere ai turisti come la montagna non sia soltanto luogo di paesaggi escursioni e scalate, ma anche territorio di vita nobile e difficile, di storia antica, di scelte e passioni, gli stessi valligiani possono scoprire, attraverso opere che arrivano in Val di Zoldo dall’Europa e dal mondo, come le montagne consentano lo svilupparsi di culture e identità diverse, ma tutte ugualmente importanti e spesso accumunate da elementi quali la verticalità, la fatica, la bellezza.
Ne è esempio uno dei film in programma giovedì 5 agosto, quell’Himalaya le chemin du ciel di Marianne Chaud che, giustamente vincitore all’ultimo TrentoFilmfestival, mostra forse per la prima volta la poesia e la sofferenza dei monaci bambini nei monasteri del Ladakh, il Tibet indiano. Un’opera davvero straordinaria (come lo era, del resto il precedente film della giovane regista francese, Himalaya terre des femmes) girata in inverno nel “Paese degli alti passi”, dando voce a quei bambini che nelle foto dei turisti spesso sono relegati al ruolo di sfondo pittoresco, di curiosità, di bizzarria sociale. Niente di tutto questo nel film, ma la sofferenza e la bellezza di una vita “pre – decisa” da condizioni familiari e sociali (i bambini hanno sempre uno zio monaco, che ne ha in pratica la tutela), di un ambiente – quello dei monasteri – incredibilmente povero di beni materiali e in cui la fortissima spiritualità ha radici remote e pilastri solidissimi, almeno fin tanto che la marea montante della modernità non li attaccherà. Indimenticabili sono i discorsi dei bambini (non le loro voci, i bambini hanno voci uguali ovunque), mentre lavorano, spalano la neve, o guidano la regista sui sentieri ghiacciati ed esposti sul profondo fiume Zanskar coperto di ghiaccio, incoraggiandola e tranquillizzandola.
Insomma, un viaggio fino in Valle di Zoldo, con una bella escursione in giornata, un gelato pomeridiano (la valle è patria dei gelatieri più famosi del mondo, lo sapevate?) e una serata di grande cinema vale un rientro notturno in città.
hyperlink trailer: http://www.trentofestival.it/webtv/ita/scheda.php?idFilm=408&bck=1
:-[i]-:
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