Recensioni


15 mag 2010, di Giovanni Busato

Venti giorni sull’Ortigara… Ta-pum…

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I FOGLI DEL CAPITANO MICHEL
Claudio Rigon

Einaudi Torino, 2009
P. 201
euro 15,00

Cardo D’Oro del 39° concorso ITAS per la letteratura di montagna.

«Ma il legno cominciava ad essere già scurito dal muschio, e una lapide, l’unica, una pietra appena squadrata che appariva in primo piano nella fotografia fra  le croci, era sempre là, ci si poteva leggere lo stesso nome».

Come a dire dell’oblio che macina insieme grandi storie e vita quotidiana, eroi e gente comune; questa memoria che ondeggia nella coscienza come quel mese di luglio del 1916, nel mare della storia.
Ma non in questi “fogli”, non nei fogli del Capitano Michel che l’autore maneggia con la cura dedicata alle lettere di persone care; ordina, spiega, come fosse là, presente, l’ultimo soldato alla fine di un passamano iniziato quasi un secolo prima.
Leggendo i primi messaggi mi ritrovo a canticchiare “Ta-pum”, l’ottocentesca canzone dei minatori del Gottardo poi entrata nella storia delle canzoni della Grande Guerra e patrimonio ora dei Cori Alpini.

Venti giorni sull’Ortigara, il nemico comincia a sparare… Ta-pum, ta-pum, ta-pum…”

E  inizia il libro; ne sono stati scritti migliaia sulla Grande Guerra, migliaia di  inquadrature, angolazioni, argomentazioni; poi in un angolo dimenticato della Storia compaiono questi 257 messaggi scritti tra il 24 giugno e il 29 luglio del 1916 dal capitano Michel, un solo mese, ma in realtà, senza tempo.
La Strafexpedition ha appena esaurito la sua spinta, vano il tentativo di aggirare il fronte dell’Isonzo, sull’altipiano un esercito improvvisato e male equipaggiato tenta una controffensiva, è l’inizio di una delle più inutili carneficine della Guerra.
Zaino in spalla, macchina fotografica, l’autore percorre le montagne della battaglia guidato da quei messaggi alla ricerca della mulattiera, della trincea sistemata sotto al dirupo… magari più in là, del nido di mitragliatrici. E i messaggi, come delle voci fuori campo, prendono la forma di un racconto; piano piano le vecchie foto apparentemente d’altri luoghi, iniziano a combaciare con l’attuale panorama, come la carta velina su un ricalco.

Trovare quel luogo, un masso, una buca, un riparo, di dove la veduta avrebbe infine coinciso con la sua descrizione. Dove avrei potuto, a un certo punto, dire semplicemente: QUI !

E lentamente affiora una guerra diversa o forse la guerra vera, di un esercito di gente comune che porta lassù le sue storie, quelle di ordinaria quotidianità come le incredibili aberrazioni di cui giocoforza è protagonista, delle quali rimane difficile anche pensare che siano accadute.

Ho lasciato la mamma mia, l’ho lasciata per fare il soldà… Ta-pum, ta-pum, ta-pum…”

Così sembrano scorrere tra le pagine le immagini della confusione nei campi, delle guarnigioni indaffarate o a riposo, dei muli e dei carriaggi nelle retrovie che salgono a ridosso delle linee incrociando volti di ritorno dalla battaglia che non saranno più quelli di prima.

Ci spidocchiamo a vapore, corpo e abito. Stamane fu a visitarci il Generale che si allontanò appena seppe che il nostro reparto si trovava qui per misure igieniche.

Ma i messaggi sono anche  prima linea, le trincee a pochi passi dal nemico , le pattuglie notturne, i reticolati da tagliare per gli assalti alla baionetta.

“E domani si va all’assalto, soldatino non farti ammazzare… Ta-pum, ta-pum, ta-pum…”

Sono attaccato da forze numerose attendo rinforzi
Rimanere sulle posizioni a qualunque costo
La 122a
sta per arrivare a rinforzo

Quante tragedie sono costate queste mosse da partita di scacchi di una guerra medievale giocata altrove.
E ancora le battaglie, le prime ondate degli assalti che saltano fuori dalle trincee  e che corrono contro le mitragliatrici ben sapendo che non avranno scampo. E chi non regge il pensiero, chi diserta impazzito dalla paura o conscio della follia.

Chi vedesse oltrepassare le nostre linee verso il nemico o peggio ancora durante il combattimento coll’alzare le braccia o col mostrare al nemico pezzuole bianche, manifestasse segni non dubbi di resa, deve essere immediatamente freddato dal primo di noi che lo scorge.

Poi improvviso, ecco il miracolo dell’avvicendamento! La voce corre per le trincee: retrovie! Retrovie a tutti i costi, anche feriti. Benedette ferite!
Si torna ad una parvenza di normalità, la tensione cala, ci si perde in giro a paesi, magari qualche donna, che molti devono essere recuperati e, ovviamente, puniti.

Mi riferiscono che gironzolavano fra salmerie e cantine e spacci di vino.

Ma dopo poco si ritorna al fronte; i messaggi del Capitano Michel sono finiti ma è solo la fine di luglio del ‘16 e per i soldati dell’Ortigara è solo l’inizio.

“Nella valle c’è un cimitero, cimitero di noi soldà… Ta-pum, ta-pum, ta-pum…”

Già alla fine del ‘17 di cimiteri era pieno l’altipiano: trentaquattromila morti. Si dovette costruire sui cimiteri per far posto ai vivi.
Lapidi tutte uguali, bene ordinate, che richiamano alla mente quei visi increduli e senza nome di giovani soldati di 18 anni che l’autore guarda su foto ingiallite, spediti nel tritacarne della Guerra.
E il Professore si commuove; non c’è un finale, nessuna retorica, nessun eroe: solo quelle voci.

…e mi pareva di vedere, in questi ufficiali ragazzi, i miei allievi di scuola.

:-[i]-:
iBORDERLINE.NET // Recensioni / Libri / Documenti / La foto del “Capitano Michel tra i suoi uffiiciali” è stata presa dall’articolo de Il Giornale di Vicenza La guerra senza eroi del Capitano Michel / La foto finale del cimitero fa parte dell’Archivio Ricerca Storica del video di The Wandering Cemetery di cui il libro opera prima di Claudio Rigon Passato Presente. Sulle orme di C. D. Bonomo, fotografo: i cimiteri di guerra dell’Altipiano è stato fonte primaria di ispirazione.


  • Presto in Altopiano per rivivere con Claudio quel buio periodo.

  • Grazie a Giovanni per la recensione del libro di Claudio (premiato quest'anno con il Premio Itas).
    Davvero sempre più bella questa nostra compagnia. Intrecci, scambi e molte altre cose, su e giù, ai confini dell'altipiano.
    Ciao e alla prox

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