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La tragedia sulla ‘Nord’ dell’Huascaran – 5

11 apr 2011, di Redazione
battistino_bonali_archivio 11

di Oreste Forno

HUASCARAN – CORDILLERA BLANCA – ANDE PERUVIANE

QUINTA PARTE

11 agosto, mercoledì
La notizia della scomparsa di due alpinisti camu­ni sull’Huascaran, giunta via ANSA dal Perù, è nel bollettino dei telegiornali. Anna, che la vede nelle prime ore del mattino, si ritrova incredula e scossa. «No! Battistino e Giandomenico? No, non può essere!». Chiama suo marito Franco, cugino di Battistino, e con lui sale a Campolaro per avvi­sare Domenica, la sorella di Battistino. Per Dome­nica la notizia è uno shock ancora più grande, anche se la notizia dice solo ‘dispersi’. Prima che lo facciano altri è meglio scendere a Bienno a informare la mamma e il papà… In casa Bonali è un duro colpo per tutti e anche se mamma Tina sembra lasciarsi convincere alla speranza, Momo­lo si rinchiude in un cupo silenzio. Per saperne di più Domenica, insieme al marito Piero, telefona a Lima, prima alla casa dell’OMG, poi all’ambascia­ta dove l’interlocutore sembra non lasciare spazio a troppe illusioni.
Ho appena concluso il giro sull’Appennino che mi ha visto impegnato in un servizio fotografico, e dato che sulle coste del Tirreno abbiamo trovato un mare ben lontano dai nostri sogni, mia moglie Ombretta e io abbiamo deciso di passare il resto delle vacanze alla baita in Valtellina. A Morbegno facciamo tappa nel negozio di mio cognato per rifornirci di un po’ di materiale da lavoro. Dietro il bancone c’è mia sorella. Le sue prime parole, pronunciate con tono agitato, mi informano che Battistino è disperso sull’Huascaran. «Come disperso? Figurarsi, Battista sa bene quello che fa, non può succedergli niente!» Poi penso a quella parete che ho già visto da vicino e me la immagi­no avvolta di nebbia. «Beh, saranno in difficoltà in qualche punto su in alto e non li vedranno dal basso, ma sicuramente ne verranno fuori.» Nemmeno lontanamente mi sfiora l’idea che Battistino possa essere in grave pericolo, o addirittura preci­pitato. Tuttavia sento il bisogno di saperne di più. «Faccio un salto a telefonare.» Attraverso la strada e raggiungo su quel lato il bar dove c’è un telefo­no pubblico. Ma chi posso chiamare? I genitori di Battistino? No, è meglio lasciarli tranquilli. Esine! A casa di Alice saranno sicuramente in grado di dirmi qualcosa! Trovo il numero sull’elenco telefonico della provincia di Brescia. Chiamo. Rico­nosco subito la voce di Ettore, il fratello di Alice: «No, li hanno visti. Sono su un terrazzo poco sot­to la vetta e devono solo aiutarli a uscire!» Tiro un sospiro di sollievo, è come pensavo. Torno soddisfatto in negozio a dare la bella notizia, che tranquillizza anche Ombretta, sua madre Luisa che ci accompagna e gli altri presenti. Ora posso ripartire sereno. Comunque ci tengo a sapere co­me andranno le cose e dato che su in baita sare­mo un po’ ‘fuori dal mondo’, raccomando a mio co­gnato di seguire la vicenda nei prossimi giorni. Poi mi farò vivo io, in qualche modo, per avere notizie.
In Perù la giornata di mercoledì è incominciata da poco. A Musho, Stefano continua a fare da interlocutore tra le persone a Llanganuco e i soccorritori impegnati nella salita sulla via ‘normale’. Nelle ultime ore del mattino alcuni di questi sono già al campo 2.
In mattinata ritorna l’elicottero sul quale sale an­che Jorge Martel. Si ripete la storia del giorno prima, senza riuscire a notare alcun segno degli alpinisti dispersi.
Tutti coloro che sono a Yanama, insieme a Felice, scendono a Huaraz per prepararsi al rientro in Italia.
Sempre nelle prime ore del mattino giungono alla pensioncina di Musho alcune donne del villaggio, le quali, con fare eccitato, affermano di avere no­tato durante la notte una luce intermittente sullo spigolo a sinistra della vetta, vicino alla sommità.
La notizia riaccende subito la speranza in Ro­dolfo perché era previsto che, in caso di difficoltà, Battistino e Giandomenico avrebbero potuto uscire in quella direzione. Infatti, guardando per giorni la parete Rodolfo aveva notato quella pos­sibilità, e il punto di uscita da lui intravisto corri­sponde con quello segnalato dalle donne. Non ci pensa due volte! Cerca Roman, Siro e Willi, ma sono in giro per il paese; non vuole perdere tem­po, sono già le dieci, e s’avvia con nello zaino un poco di tè e quattro panini. Si è appena incammi­nato quando sente una voce dietro di lui: «Ro­dolfo aspetta, vengo anch’io.» Padre Pino che, avvisato da Caterina, lo raggiunge. Insieme cam­minano decisi, guardando spesso all’insù per indi­viduare il sentiero che porta al ghiacciaio nel punto più vicino a dove le donne hanno visto la luce. La parte alta della montagna è inizialmente coperta di nebbia, ma continuano a salire speran­do che con il passare del tempo si liberi un po’. Padre Pino ha un buon passo e vedendo Rodolfo in difficoltà si offre di portargli lo zaino che, an­che se quasi vuoto, gli pesa lo stesso. Camminano per circa cinque ore, fermandosi di tanto in tanto per un sorso di tè. Alle 15 circa sono a ridosso del ghiacciaio, a quota 4600, proprio nel punto dove nel 1970 partì la frana di ghiaccio e terra che tra­volse Yungay causando la morte di oltre 18.000 persone. Lassù è rimasto tutto come allora, uno spettacolo impressionante.
Si siedono a prendere fiato, incominciando subito a scrutare il ghiacciaio con il binocolo. La nebbia sembra che a tratti si alzi permettendo loro di guardare lontano, ma nonostante gli sforzi non riescono a individuare niente. Alle 16 circa, dopo avere chiamato disperatamente con tutte le forze, Rodolfo abbassa lo sguardo piangendo. Sconsola­to incomincia a scendere, scandendo in silenzio le parole di una preghiera. Padre Pino lo segue pen­sieroso, con la mente rivolta a chi sta sopra di lui. Arrivano a Musho quando è ormai buio, purtrop­po in ritardo per incontrare Padre Ugo venuto a portare un po’ di conforto. Con lui, diretto a Chacas, sono partiti per Huaraz Roman, Helène, Siro, Alice, Caterina, Giorgio e Adele. Rodolfo sente che Battistino e Giandomenico sono sempre più soli, in balia del proprio destino. «Ma se fossero invece caduti fino ai piedi della parete?»

Chacas, 11 agosto, ore 22
Carissima Alice,
arrivo ora a Chacas. È notte. Da quando ti ho lasciata oggi in Musho, con la mamma e le altre persone care, il pensiero di Battistino e Giandome­nico sulla Nord, e di te lontana e accanto a loro, mi occupa la mente; il cuore mi si è riempito di una nostalgia silenziosa che si confondeva con le nuvole che coprivano la Cordillera.
Salivamo verso il passo di Ulta
e avevo a sinistra la parete est della cima sud dell’Huascaran.
Il mio occhio puntava sul colle tra il Huascaran
e il Chopicalqui; il cuore penetrava le nuvole, scavalcava seracchi e rocce, e scrutava la parete nord. Con ansia e inutilmente.
Salendo lungo i tornanti della ‘Quebrada Ulta’ verso i 4000 metri incominciò a nevicare. Mi si riempirono di lacrime gli occhi per ciò che la fan­tasia vedeva: «sulla parete nord nevicherà fitto: ora si
stende sui due una coperta di neve, una co­perta soffice e fredda… oh Gesù
«Come vorrei, Battistino, che ti scaldasse il corpo di Alice ora,
e la sua anima ti consolasse; come vorrei, Giandomenico, che ci fossero accanto a te, al sicuro, tua moglie e tu potessi sorridere a tuo fi­glio!»
Nevicava
e piangevo. «Ora dormono sotto la co­perta bianca. Gesù, Gesù caro!» Interruppi questi pensieri con la mia stessa voce: «Diciamo il Rosa­rio.» Mauro, Giuseppe, Giorgio e Luciano mi aiutarono.
I misteri dolorosi
: 1) la condanna; 2) la dispera­zione e rassegnazione di Gesù nell’orto e loro las­sù; 3) flagellati dal vento e dal freddo; 4) una co­rona di pensieri cattivi e preoccupazioni accerchiavano la testa di Giorgio e dei tuoi cari; 5) la salita faticosa del Calvario, una parete minacciosa (ricordo quello che mi ha detto Battistino della Nord, un incubo); lassù la croce, lassù muore Gesù, lassù…
Nevicava, pregavamo: «Santa Maria, prega per noi, ora e nell’ora della nostra morte.» Nel dire la nenia del Rosario avevo in mente una musica e queste parole:

«Santa Maria, Signora della neve,
copri col bianco soffice mantello il nostro amico,
il nostro fratello
Su nel paradiso lascialo andare per le tue montagne»

E ingoiavo lacrime. Non ho avuto il coraggio di fornire con l’orazione che bussava alla mia anima «Dales Senor el descanso eterno y brille sobre ellos la luz perpetua.» Ed è una preghiera dolce e ripo­sante; ma la morte… la morte no! No.
Ora scendevamo verso Chacas. Avevo il rimorso di non averti detto nulla quando ti avevo salutata nell’incontro a Musho.
Mi avevi abbracciato a lungo: con la faccia appog­giata sulla tua spalla avevo sussurrato: «Gesù, Gesù…», ma così sottovoce che non potevi averlo udito. Allo stesso modo nel salutarti prima di partire, an­cora nell’abbraccio avevo sospirato, sottovoce, il nome di Gesù mentre pensavo «Battistino.» Come l’avessi ascoltato mi avevi risposto con voce chia­ra: «Battistino
è andato in paradiso … era così buono!»
Ti rivedo sulla porta di casa, tua mamma accanto a te: ti ho lasciato così. Sono passate alcune ore.

Mattino dopo

Ti chiedo perdono se non ti ho parlato ieri dell’unica Persona che può fare quello che desideri per Battistino e per Giandomenico: è Gesù. È  la sola persona di cui mi fido, a cui mi appello nel pericolo estremo.
Avrei voluto parlarti di LUI quando sono venuto lì a Musho, ma poi non ne sono stato capace. Sì, lo sapevo anche prima che mi sarebbe stato diffici­le ‘parlare’ di questo Salvatore.
Cara cara Alice.
Caro caro Battistino. Battistino ti ho presente co­me ti salutai, arrivo
e partenza, a Tomanga. A tavola ti eri seduto accanto a me, ti chiesi della scalata all’Everest, del salvataggio di quel tale su quella montagna. Ti ascoltavo ammirato; tanto caro e semplice eri.
Caro caro Gesù.
Ripeto Gesù e in questo nome c’è tutto quello che penso e desidero: il bene, la vostra bontà, la mia riconoscenza, la delusione in questa bellissima impresa, il trattenere il respiro davanti al pericolo, la speranza oltre ogni cattivo pensiero, la non rassegnazione, i «perché Signore?», la disperazione accanto all’implorazione del miracolo, a alla fine dirai, diremo: «Nelle tue mani, Signore, affido Battistino.» «Nelle tue mani, Signore, Giandomenico.» Così dire Gesù è chiedere e aspettare il piccolo e grande miracolo. Il piccolo miracolo è che Batti­stino e Giandomenico appaiano da un momento dI’altro sopra il ‘fungo di ghiaccio’ in cima all’Huascaran, o da qualsiasi altra parte. Come che sia appaiano, sfiancati, intirizziti, ma vivi, quale commozione! Che bello ringraziarti Signore! Il grande miracolo è che Battistino e Giando­menico abbiano incontrato Dio: «Ah! Sei tu Dio?! Che bello! Che bello! E noi pensavamo che il bello era arrivare in cima all’Huascaran!»
Cara Alice non ho una cosa più cara da dirti che ripeterti ciò che tu mi hai detto: «Battistino
è in Paradiso» e aggiungere: «Ti aspetterà. Ha incontrato Dio: gli parlerà di te, di voi, di noi…»
Per desiderare
e sperare questo incontro con Dio, noi siamo qui in Perù. Tu e Battistino avete visto com’è qui. Siamo messi alla prova su questo no­stro ‘aspettare Dio’ da quelli che lo ‘odiano’ o se ne infischiano e tanto più si affidano al program­mare la vita, alla giustizia degli uomini, alla ca­pacità dell’uomo. Non riesco più a sentire come ‘compagni di cordata nella vita’ quelli che trascurano Dio fino a dimenticarlo o ridurlo a un ‘bel quadro’.
Tu
e Battistino amate la montagna, ma più in alto e attraente delle vette avete guardato a Dio. Con occhio umile lo avete riconosciuto nei piccoli, lo avete aiutato nei poveri, soccorso in chi soffre.
In te Alice, nei familiari di Battistino
e Giandomenico, ora che tanto soffrite c’è Gesù: così vi vengo vicino.
Vi vengo vicino per farvi ascoltare Gesù: «Rivedrete
Battistino e Giandomenico.» Dirvelo in modo certo, con qualcosa della vita, che non sia una pa­rola. Ritorno al suo nome.
Siamo qui in Perù, sulla Cordillera per dare un po’ di pane, un bicchiere d’acqua pulita a questa pove­ra gente, a nome nostro ma soprattutto per dire ai poveri: «Dio vi accoglierà. Dio
è la nostra fortuna.»
Alice non puoi che pensare così, ti voglio sostenere in questo cammino. Sei arrivata ad accompagnare Battistino fin qui: Dio aveva accettato questo vostro percorso.
Ora mi viene alla mente come scomparve Gesù dalla vista dei suoi amici, dalla sua mamma
e da­gli uomini e donne che lo amavano. Andò su un monte e dopo alcune importanti raccomandazioni li salutò: «Ci rivedremo. Me ne vado, ma rimango con voi… Ritornerò.»
E scomparve ai loro occhi.
Battistino
e Giandomenico salivano su su per la parete nord. L’ultimo saluto «Siamo a 400-500 metri dalla vetta.»
Lassù, lassù sono scomparsi. Li ritroveremo.
Li rivedremo vivi.  Gesù, Gesù caro.
Io, parroco in queste montagne, custodirò il ricor­do dei vostri cari.
Lassù, sull’Huascaran, nel cimitero più vicino al cielo, in un rifugio inaccessibile, riposano i corpi di Battistino
e Giandomenico. La mia preghiera, e la tua, e delle persone care è di incontrarli vivi in un posto più bello, più vero dell’attuale vita che ci è stata regalata.
Ciao cara Alice, ti abbraccio. «Gesù caro!»

tuo P. Ugo

12 agosto, giovedì
In Italia la notizia è su tutti i giornali. «DUE BRESCIANI ‘INCRODATI’ A SEIMILA METRI – Ore di ansia per Battista Bonali e Giandomenico Ducoli che da domenica sono isolati dal campo base» intitola il ‘Giornale di Brescia’. «ALLE 14 ARRIVA L’ANNUNCIO: SONO VI­VI – Dopo sette ore di grande paura un fax ar­rivato da Lima ha riportato la serenità in casa dei due alpinisti»  sono invece i titoli di ‘Brescia Oggi’.

A Musho le voci di luci viste in prossimità della vetta anche durante la notte appena passata indu­cono Willi e Virginio a ritornare a salire, per scru­tare nel migliore dei modi la parte alta della montagna. Accompagnati da una guida locale raggiungono il punto già toccato il giorno prima da Padre Pino e Rodolfo, all’inizio del ghiacciaio. La visibilità buona consente loro di osservare a lun­go i nevai, col binocolo, ma dei compagni dispersi nessun segno.
Ritorna ancora l’elicottero da Lima, che come le altre volte, per la poca dimestichezza dei piloti con le pareti, passa ancora lontano veloce e se ne va senza alcun risultato.
Nel tardo pomeriggio la squadra di soccorritori raggiunge la cima nord. Mentre alcuni preparano il campo, altri incominciano a osservare la Nord che cade paurosamente verso il basso… «Attenzio­ne, forse là c’è qualcosa…» Par di vedere qualcosa color fucsia penzolare dalla parete… Un sacco a pelo?
Intanto Giorgio, Rodolfo e Felice incominciano a pensare di far partire dalla Vallecamonica una squadra del Soccorso Alpino locale. Felice è la persona più indicata per rientrare in Italia e curarne l’organizzazione.

FINE QUINTA PARTE

PRIMA PARTE
SECONDA PARTE
TERZA PARTE
QUARTA PARTE

Credits | Il racconto è tratto dal libro fuori edizione Battistino Bonali, Grazie Montagna per gentile concessione dell’autore Oreste Forno. Salvo indicazioni contrarie, le foto sono tratte dal libro orginale edito da Mountain Promotion, ultima edizione 2002.
La pubblicazione online supporta il progetto culturale ANDINISMO NO ES ALPINISMO Sulle tracce di Renato Casarotto e Battistino Bonali per una nuova storia dell’alpinismo. Dal Rifugio Contrayerba al Rifugio Pisco | Conferenza serata multimediale che racconta il recente trekking esplorativo realizzato da Franco Michieli e Alberto Peruffo a sostegno della Escuela Guide Don Bosco e dei Rifugi Andini.
L’autore del progetto, Alberto Peruffo, è disponibile per serate  e conferenze scrivendo a info@antersass.it.

Battistino in arrampicata (Arch. G Pedretti)


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