Intotherocks


La tragedia sulla ‘Nord’ dell’Huascaran – 3

24 mar 2011, di Redazione
battistino bonali archivio 06

di Oreste Forno

HUASCARAN – CORDILLERA BLANCA – ANDE PERUVIANE

TERZA PARTE

7 agosto, sabato
A Llanganuco il vento ha soffiato per tutta la not­te. Lungo le sponde del torrente che alimenta le due lagune ci sono sottili incrostazioni di ghiaccio. Un ‘campesino’ si riscalda davanti al fuoco nell’at­tesa del sole. Sono le 7.30. Felice, Giovanni e Rodolfo hanno appena lasciato la casa che li ospita, quella del guardiano dei laghi; stanno salendo al punto di miglior ricezione già sperimentato nei giorni precedenti, a mezz’ora di strada. Alle 8 pre­cise la voce di Battistino scende a valle: «…stiamo scaldando un po’ di tè per fare colazione. Abbiamo riposato fino a tardi perché ieri sera eravamo mol­to stanchi. Tra poco iniziamo a risalire il tratto di diedro che ieri abbiamo lasciato attrezzato…» All’altra radio è Felice che parla: «Come avete passato la notte? State bene? Fa freddo lassù?…»
«Sì, sì stiamo bene. Siamo riusciti anche a dormi­re un po’. C’è un po’ di vento e fa freddo, ma ora c’è il sole e si sta già meglio. Tra poco partiamo, ci sentiamo oggi alle due, d’accordo?»… Le acque della laguna, illuminate ora dal sole, sembrano ricoperte da una miriade di piccoli diamanti che riflettono una luce accecante.
La mattinata trascorre tranquilla, con la temperatura ritornata più alta rispetto a quella dei giorni passati. Un bene solo apparente per i due alpinisti impegnati in parete, perché il sole che scioglie il gelo e la neve rende ancora più instabili il ghiaccio e le pietre. Alle due del pomeriggio il piccolo gruppo, uomini e donne con base a Llangnauco, è nuovamente alla postazione d’ascolto. Questa vol­ta è Rodolfo che cerca di stabilire il contatto, ma su in alto tutto sembra tacere… «Battista… Gian­domenico… mi sentite?» insiste Rodolfo che incomincia a diventare nervoso. Niente! «Saranno im­pegnati su un tratto particolarmente duro, ma ve­drai che appena fuori chiamano» cerca di rassicu­rarlo Felice. Ma i minuti passano e l’ansia incomincia a salire. Mezz’ora… un’ora… La parete continua a restare in silenzio, scossa solo ogni tanto da qualche scarica di sassi o di ghiaccio. Alle quattro ancora niente. «Battista chiama, ti prego…» Mezz’ora dopo la voce di Battistino, un poco affannata, irrompe improvvisa: «Rodolfo mi senti? Passo.»
«Battista finalmente! Non eravamo d’accordo alle due? Cos’è successo, perché non avete chiamato prima?»
«Scusa, ma siamo usciti adesso dal diedro. È stata molto dura ma ce l’abbiamo fatta. Stiamo bene e adesso andiamo avanti. Abbiamo già visto che possiamo spostarci a sinistra, poi tiriamo su dritto. Passo.»
Quelle parole riportano in alto il morale e come con un colpo di spugna cancellano l’ansia dei mo­menti appena passati. «Complimenti e bravi a tut­ti due. Ci sentiamo alle sei, va bene?»…
Battistino aveva ancora il fiatone, segno dell’altezza ma anche dei grandi sforzi appena compiuti. Bravi, erano stati bravi! Ma se non avessero chia­mato chi sarebbe salito a vedere cos’era successo? Con questo pensiero Rodolfo si rende conto che Battistino e Giandomenico sono soli a lottare su quell’immensa parete. Una lotta non con la mon­tagna ma con sé stessi, spinta fino al limite delle proprie possibilità.
Felice ha ancora tra le mani la ricetrasmittente che Rodolfo gli ha appena passato, dalla quale esce una voce inaspettata e diversa: «Sono Giaco­mo, mi sentite? Cambio.» Giacomo? Giacomo Rizzieri? Allora sono quelli della ‘normale’, ma se li sentono da lì significa che sono in vetta!
«Giacomo sono Felice, vieni avanti. Cambio.»
«Ciao Felice, siamo arrivati adesso in cima. Sono qui con Alice, Virginio, Siro e Romano. Questa mat­tina, prima di salire qui, ho fatto anche l’altra cima…»
«Giacomo bravo, bravissimi, complimenti a tutti! Brava Alice!» Dal tono di voce di Felice traspare la gioia per il successo dei compagni; Rodolfo, che non ha perso una parola, è commosso. La sua Alice lassù sulla vetta, su quella vetta che sembra così alta e lontana… Che peccato che Battistino sia in ritardo di un giorno! Magari ora potevano essere assieme e tutto era finito. Alice chiede quindi se è possibile parlare con Battistino, che però ha già spento la radio. E quando la riaccen­derà, alle sei, lei sarà già scesa lungo il versante opposto da dove è impossibile comunicare con chi sta sulla Nord. «Alice abbiamo appena chiuso, e adesso sicuramente non sono in ascolto perché riprendevano a salire. Ascolta, sono in ritardo di un giorno perché ci sono stati problemi con Aldo, che è sceso insieme a Giovanni, comunque hanno superato il diedro e ora dovrebbero andare su più veloci. Hanno detto di dirvi, quando vi sentivamo, di lasciare alla ‘Garganta’ una tenda per loro, con qualcosa da bere, e che molto probabilmente domani arrivano in vetta. Adesso noi li risentiamo alle sei, ma se scendete non credo che riuscirete a sentirli.»
È un vero peccato! Sarebbe stato così bello incontrare Battistino, o almeno sentirlo, dirgli che era vicina, che era sulla vetta! «Felice, quando lo senti digli che ce l’ho fatta anch’io, che sono contenta e che lo aspetto domani…»
Dopo la chiamata dalla vetta, il morale a Llanganuco è salito ancora più in alto. Quelli della ‘nor­male’ ce l’hanno fatta e domani probabilmente è la volta anche degli altri. Nell’euforia il tempo passa veloce e le sei arrivano quasi all’improvviso. Battistino questa volta è puntuale: «… tutto bene, ci siamo spostati a sinistra e stiamo tirando su dritto; Giandomenico sta andando come un treno…» «Battista, Battista quelli della ‘normale’ ce l’han­no fatta! È arrivata su anche Alice insieme a Gia­como, Virgi, Siro e Romano!» La voce di Rodolfo lascia trasparire tanta soddisfazione e non na­sconde una punta di orgoglio.
«Anche Alice è arrivata in cima? Brava, sono proprio contento. Sono stati bravi tutti, complimenti!»
«Battista, ascolta: da qui non siamo mai riusciti a vedervi, perché questa sera non fate dei segnali con le pile, così vediamo dove siete?»
«Va bene, facciamo alle otto che è buio…»
Alle otto due piccole stelle, il segnale atteso in  fondo alla valle, brillano nel centro della scura parete. Lo vedono bene Rodolfo e i compagni che rispondono agitando, a loro volta, le pile nell’aria. Forse hanno acceso la radio?… «Sì Rodolfo ti sento, ci avete localizzato? Passo.»
«Sì: vi abbiamo visto molto bene, mi sembra che siete a 400-500 metri dalla vetta. Passo.»
«Sì: saremo a quella distanza. Comunque va tutto bene e domani speriamo di farcela a uscire.» Rodolfo nota che la voce di Battistino è ancora affannata, e gli chiede il perché.
«Abbiamo arrampicato fino adesso per arrivare a una cengia un poco più comoda dove c’è della neve, così possiamo prepararci qualcosa da bere.» «Attenti ad arrampicare con il buio, è più pericoloso. Non è meglio partire prima al mattino?» «D’accordo, domani faremo così!»
«Allora buona notte e cercate di riposare. Battista di’ a Giandomenico che io chiamo sempre te per­ché mi viene più facile, ma è chiaro che quello che dico a te vale anche per lui.» Giandomenico ha sentito e risponde con un «Grazie Rodolfo!» Inizia la quarta notte, la seconda in parete, ora più vicini alla cima. I due compagni sono stanchi ma soddisfatti. Forse incominciano ad assaporare aria di vetta; di certo quelle lucine giù in basso hanno portato un po’ di conforto. Rodolfo si avvia con gli altri verso la casa. È contento perché è come se avesse potuto vederli, anche se quei pun­tini luminosi, così piccoli al centro dell’immensa parete, gli hanno creato un po’ di timore. È con­tento anche per quel “Grazie Rodolfo” che gli ha fatto piacere.

8 agosto, domenica
Rodolfo si alza presto ed esce subito di casa per controllare le condizioni del tempo. Il vento è sta­to molto forte per tutta la notte, ma ora è calato e la giornata si preannuncia tra le migliori, anche se le pozzanghere sono ancora ghiacciate. Sono le 6.30. Si allontana costeggiando la sponda di sini­stra della prima laguna, dove passa la strada, quel tanto che basta per vedere la parte alta della pa­rete già parzialmente illuminata dal sole. Con lo sguardo cerca il punto indicato la sera precedente dalle due minuscole luci; è là dove una vena di quarzo si incontra in diagonale con una marcata striscia di ghiaccio. Più o meno dopo due terzi della salita sono ormai fatti e se ora il terreno di­venta più facile potrebbero uscire prima di sera. Rientra alla casa pensando a loro che forse si stanno svegliando in quel momento e guarderan­no l’immenso paesaggio di montagne incappucciate di bianco e di valli illuminate dal sole. «Chissà se verrà loro in mente di rivolgere un pensiero a chi ha creato tanta bellezza?» Prende la radio e uscendo senza fare rumore si avvia verso la posta­zione di ascolto, più vicina ora che i due alpinisti sono in alto e nessuna barriera di roccia si infrappone fra loro e la base alla laguna. Poco prima delle 8 lo raggiunge ‘Ubi’, arrivato il giorno prima a Llanganuco; nel medesimo istante giunge la chiamata dall’alto: «… qui tutto bene! Stamattina siamo partiti presto a abbiamo già fatto cinque tiri di corda. La roccia è solida e stiamo andando su veloci…» A quelle parole Rodolfo è soddisfatto e compiaciuto; la sua voce diventa più forte e sicura: «Bravissimi! Battista ascolta, qui c’è un vento freddo, e su da voi?»
«Anche qui un poco, ma non ci dà fastidio. Stia­mo bene e andiamo su, prima di sera forse usciamo.»
«Vi raccomando, state attenti. Sono già tre giorni che siete in parete, sarete stanchi e poi siete sempre più in alto! Non fatevi prendere dalla frenesia di fare in fretta; se non uscirete questa sera usci­rete domani mattina…»
«Va bene, ma non ci sono problemi. Stiamo bene, abbiamo viveri e tutto il necessario perciò se non usciamo oggi possiamo anche uscire domani.»
«D’accordo, sentiamoci a mezzogiorno così vedia­mo dove siete arrivati, di modo che avvisiamo anche gli altri.»
«Forse è meglio che ci sentiamo alle due, quando saremo più sicuri di dove riusciamo ad arrivare…» «Va bene, però non fare come ieri, ti raccomando! Se siamo d’accordo alle due, che siano le due, altrimenti mi fai star male!»
«Sì, non preoccuparti, vedrai che saremo puntuali. Ciao» chiude Battistino quasi ridendo!
È domenica e sembra proprio l’inizio di una giornata di festa. Nel cielo non si vede una nube e già si preannuncia un’importante vittoria che porrà fine alle fatiche, ai rischi, alle preoccupazioni. Rodolfo e i compagni trascorrono la matti­nata passeggiando piacevolmente per la laguna. Dopo lo spuntino di mezzogiorno, fatto con le so­lite minestre liofilizzate e un po’ di formaggio, ‘Ubi’, Caterina di Braone e Barbara riescono a trovare un passaggio per Yanama.
Più o meno nello stesso momento, sul versante opposto, i salitori della ‘normale’ raggiungono il villaggio di Musho, a eccezione di Giacomo e Virginio rimasti ad attendere Battistino e Giandomenico alla ‘Garganta’ e Roman al campo 1 per tentare il giorno dopo la vetta.
Alle due Rodolfo, sua moglie Caterina, Felice e Giovanni sono nuovamente alla postazione in attesa del collegamento. La voglia di sapere dove sono i due alpinisti è tanta e li porta a fare ciascu­no le proprie ipotesi, a immaginarli chi più in al­to, chi più spostati a destra o a sinistra.
14.10: Rodolfo incomincia a spazientirsi. «Aveva­no promesso che sarebbero stati puntuali, perché ritardano?» «Probabilmente stanno facendo una tirata di quelle che allungano le braccia e finché non hanno finito non chiamano di certo» cerca di tranquillizzarlo Giovanni.
14.30: ancora niente! Prova a chiamare Rodolfo, ma la parete sembra restare muta e indifferente.
«Forse stanno veramente facendo un percorso molto difficile, quindi è meglio non disturbarli. Forse chiameranno alle quattro, come hanno già fatto altre volte…» Il tempo continua a passare, ingannato da frasi più o meno futili, sempre più brevi; l’ansia incomincia a salire.
Alle 15 improvvisamente la montagna rimbomba di un rumore strano, quasi metallico, come quello di una scarica di ghiaccio che cade dall’alto. Cate­rina e Rodolfo hanno l’impressione di udire, frammisto ai rumori, l’urlo di qualche persona. Il tutto dura pochi secondi. Caterina, sbiancata in volto, guarda Rodolfo: «Non sarà mica successo qualcosa ai nostri ragazzi?» Rodolfo sussulta, mentre Felice e Giovanni, che non hanno avuto lo stesso sentore, rimangono calmi: «Stia tranquil­la signora, perché deve capitare qualcosa proprio ai nostri? Saranno sassi che cadono da qualche canale, non può capitare niente ai ragazzi con tut­te le sicurezze che si usano oggi ad arrampicare!» A Musho Alice, Giorgio e gli altri compagni continuano a osservare con il binocolo la vetta, spe­rando di veder comparire da un momento all’al­tro Giandomenico e Battistino.
16.20: le quattro sono arrivate e passate senza portare novità. Rodolfo e Felice incominciano a chiamare, scambiandosi l’un l’altro la radio, ma dall’altro capo non giunge alcuna risposta. Non resta che sperare nel solito collegamento delle sei. Improvvisamente c’è un fruscio seguito da una voce lontana: «Rodolfo sono Roman, mi senti? Cambio.» Delusione! È Roman che chiede notizie di Battistino e Giandomenico. «Niente! Dovevano farsi sentire alle due ma non c’è stata alcuna chiamata. Non vorrei che fosse successo loro qualcosa…» L’apprensione di Rodolfo sembra contagiare anche Roman: «Speriamo che si facciano sentire presto! Ti richiamo alle sei?»…
Alice e i compagni continuano a scrutare i nevai del versante sud, in prossimità della vetta. Perché non si vedono ancora? Se almeno a Musho ci fos­se una radio si potrebbe cercare di sentire Ro­dolfo e Felice a Llanganuco, ma l’unica radio è con Roman al campo 1. Il tempo continua a pas­sare, intorno all’Huascaran l’ansia si alterna alla speranza.
Arrivano le sei… Passano… «Dio, perché?? A meno che siano usciti in vetta prima delle due, può es­sere, e che siano scesi alla ‘Garganta’ da dove è impossibile sentirli? Oppure si è loro guastata la radio! Battistino e Giandomenico sono troppo meticolosi e sanno bene quello che fanno, non possono essere andati a cacciarsi nei guai. E se uno dei due fosse ‘volato’ ed è quello che aveva nel sacco la radio? Per me è successo qualcosa!» esclama Rodolfo. Felice, che si è fatto più serio, cerca di tranquillizzarlo proprio mentre la radio emette un nuovo fruscio. Rodolfo la porta di scat­to alla bocca. «Rodolfo sono Roman, ci sono no­vità?» Con un gesto di stizza più che di sconforto Rodolfo lascia cadere le braccia, poi riporta la ra­dio all’altezza del viso, e deglutisce mentre preme sul pulsante di trasmissione.
«Purtroppo no, e sono molto preoccupato. Co­mincio a pensare che sia successo qualcosa.»
«È molto strano infatti! Non può essere che ab­biano la radio scarica?»
«Anch’io penso questo, anche se questa mattina Battista mi ha detto che era tutto a posto… Ora non ci resta che aspettare un poco, poi faremo dei segnali con la pila, come ieri sera. Speriamo che rispondano. Sentiamoci alle 7, ma intanto comincia ad avvisare Giorgio e gli altri.» Ma come può Roman avvisare Giorgio e i compagni, visto che loro non hanno la radio?
Anche a Musho però si fa strada l’idea che qualco­sa stia andando per il verso sbagliato, pur senza sapere che i compagni hanno interrotto ogni con­tatto. Le ombre della notte stanno ormai avvolgendo la cappa di neve della vetta, fino a poco pri­ma tinta di rosa. «Batti, dove sei?» Alice continua a guardare, sperando di vedere spuntare da un momento all’altro la debole luce di due pile frontali. Alle sette è ormai buio e incomincia a far freddo. Il falò, oltre a emanare calore, sprigiona una forte luce sicuramente visibile dall’alto. Comunque, nel dubbio che il segnale venga scambiato per un fuoco di mandriani, Rodolfo accende la torcia con la quale inizia a fare ampi segnali, come la sera precedente. La montagna però resta nera e pare che incominci a dormire, mentre attorno al falò incominciano a salire l’ansia e la paura. «Rodolfo, sono Roman…» La sua voce, molto disturba­ta, sembra ancora più lontana.
«Roman, purtroppo qui nessuna novità. Battista e Giandomenico non si sono fatti vivi, nemmeno con le pile. È un momento che facciamo segnali, ma niente! Sono certo che è successo qualcosa. È sicuramente il caso di dare l’allarme, di avvisare Giorgio e gli altri in modo che facciano interveni­re i soccorsi. Bisognerebbe anche fare arrivare, domani mattina, un ‘carro’ con un binocolo molto forte, per scrutare la parete e vedere se so­no fermi con qualche problema.» Rodolfo parla con voce concitata. «Magari sono stati colpiti da una scarica di sassi e sono feriti, e non riescono più né a salire né a scendere e aspettano di essere soccorsi…» Scendere col buio la crepacciata del campo l, dove si trova Roman, è un’impresa troppo rischiosa anche per qualunque bravo alpinista.
Bisogna ormai aspettare le luci dell’alba.
A Llanganuco i segnali continuano fino oltre le otto, quando il fuoco esaurisce la fiamma e il quartetto si avvia verso la casa senza parlare. Ro­dolfo ha ancora nella mente quel rumore udito a metà pomeriggio, che gli rafforza il dubbio della tragedia. Un dubbio però alternato a speranza, all’idea che Battistino e Giandomenico siano alla ‘Garganta’ in compagnia di Giacomo e Virginio, e che stiano festeggiando con loro il successo della salita. Oggetto di questi pensieri, Rodolfo s’in­cammina pensando a sua figlia Alice che immagi­na all’oscuro di quanto sta accadendo, a Ornella, moglie di Giandomenico e al suo bambino, ai ge­nitori di entrambi. E prega Dio che non sia successo qualcosa. Si volta ancora una volta a guar­dare la montagna: sopra la vetta sfrecciano im­provvise due stelle cadenti. Soprassale, come stes­sero a indicare un presagio, ma non ne parla con gli altri che non si sono accorti di niente, soprat­tutto per non spaventare Caterina già profondamente provata. Cala la notte sull’Huascaran dove tutto si sembra fermato per sempre; dove anche le stelle sembrano aver smarrito la loro allegria.

FINE TERZA PARTE

PRIMA PARTE
SECONDA PARTE

Credits | Il racconto è tratto dal libro fuori edizione Battistino Bonali, Grazie Montagna per gentile concessione dell’autore Oreste Forno. Salvo indicazioni contrarie, le foto sono tratte dal libro orginale edito da Mountain Promotion, ultima edizione 2002.
La pubblicazione online supporta il progetto culturale ANDINISMO NO ES ALPINISMO Sulle tracce di Renato Casarotto e Battistino Bonali per una nuova storia dell’alpinismo. Dal Rifugio Contrayerba al Rifugio Pisco | Conferenza serata multimediale che racconta il recente trekking esplorativo realizzato da Franco Michieli e Alberto Peruffo a sostegno della Escuela Guide Don Bosco e dei Rifugi Andini.
L’autore del progetto, Alberto Peruffo, è disponibile per serate  e conferenze scrivendo a info@antersass.it.

Battistino Bonali sull'Artensoraju. Sullo sfondo la Parete Nord dell'Huascaran (foto Archivio Bonali)


Categorie




Articoli correlati


Mappa


blog comments powered by Disqus



ixplorerwall



copyright © 1999- Antersass Ricerca e DFG Culturale – all rights reserved

iborderline [MANIFESTO] conceived and directed by Alberto Peruffo
frontline // written by FRONTEdellaCULTURA & Selected Friends
corrispondenze // written and arranged by Blogger Storici di Intraisass + Explorers, our Readers / Alberto Peruffo, Andrea Gabrieli, Andrea Salvà, Antonello Romanazzi, Claudia Avventi, Carlo Caccia, Erik Mario Baumgarten, Flavio Faoro, Franco Michieli, Gabriele Villa, Gianpaolo Castellano, Giovanni Busato, Luca Visentini, Mario Crespan (1941-2011), Maurizio Mazzetto, Mauro Mazzetti, Melania Lunazzi
rifugi culturali // researched by Claudia Avventi & Alberto Peruffo
ixplorerswall // community's comments

iborderline general coordination by redazione@intraisass.it
web development fruktarbo.com