
di Oreste Forno
HUASCARAN – CORDILLERA BLANCA – ANDE PERUVIANE
QUARTA PARTE
9 agosto, lunedì
Giorgio decide di mandare un portatore al campo l per recuperare la radio che ha Roman. Alice e gli altri compagni riprendono a osservare la cima nord dell’Huascaran, sperando sempre di vedere spuntare i compagni. A Llanganuco Felice e Giovanni salgono verso la parete per poterla osservare da vicino. Nei loro zaini hanno la radio, un binocolo e una sola arancia che dovrebbe servire da pasto per l’intera giornata. Rodolfo, rimasto alla laguna, prega il Signore affinché dia il suo aiuto. Caterina gli porta del tè molto caldo che dà un po’ di sollievo alla sua gola irritata dal vento. Tossisce, provocando dei fitti dolori alla trachea. Insieme continuano a guardare Felice e Giovanni che salgono. Anche Caterina ha incominciato a pregare in silenzio. Rodolfo se ne accorge, l’attira a sé e per la prima volta piangono assieme, in silenzio. Il tempo passa, crudele e inclemente, senza portare sollievo. Alle l0 dovrebbe arrivare il ‘carro’ da Yanama per Yungay; conviene prenderlo per cercare di raggiungere Musho e capire cosa sta succedendo di là. «Ma perché non giungono i soccorsi?» Non c’è traccia del ‘carro’ alle l0 e nemmeno alle 11 e a mezzogiorno. Rodolfo, visibilmente agitato, si avvia con Caterina lungo la strada che costeggia la laguna, sperando di incontrare qualche mezzo di passaggio. Sua moglie non sta bene, forse a causa dei 3800 metri di altezza di Llanganuco, forse per l’ansia. Rodolfo cerca di prendersi cura di lei, ma sarebbe meglio mandarla a Yanama. Intanto nella sua mente si fa sempre più strada l’ombra della tragedia. Immagina Battistino e Giandomenico appesi a una corda su quella tremenda parete e lui alla base impotente, con sua moglie provata! Dalle ultime curve sbuca un camion stracarico di povera gente, diretto a Yanama. Lo ferma e convince il proprietario a far salire sua moglie che riesce a fatica ad arrampicarsi sul cassone e trovare un posto in mezzo a vecchi, bambini, donne dai loro tipici cappelli, sacchi di patate e cereali. Caterina è pallida e si tiene una mano sul petto. Rodolfo teme nel vederla così. Il provvidenziale carro dovrà salire i 33 tornanti fino al passo prima di scendere a Yanama. Ce la farà Caterina? Alla missione sarà comunque in buone mani, quindi quella è la soluzione migliore. Le passa 50 ’soles’ per pagare l’autista e per eventuali necessità, ma glieli ruberanno durante il viaggio. Proprio mentre la camionetta si allontana giunge nel senso opposto un altro ‘carro’: un colpo di fortuna che permette a Rodolfo di scendere subito verso Yungay.
A Musho arriva la radio con la quale, forse, si potrà finalmente sapere qualcosa. È Stefano Ronchi a stabilire il contatto con quelli della laguna, ma le parole di Felice, e soprattutto il suo tono di voce, non portano certo lo sperato conforto. Anzi, per Alice è un colpo tremendo: si allontana dal gruppo e in disparte incomincia a piangere in silenzio. Quando Felice interrompe il contatto, anche Giorgio, che fino allora aveva mantenuto un buon controllo di sé, si allontana e dà sfogo al suo pianto. Dentro di lui c’è per un momento la certezza della tragedia che però lascia subito il posto alla convinzione che Battistino e Giandomenico siano vivi ma bisognosi d’aiuto. È meglio scendere subito a Huaraz per cercare di organizzare i soccorsi. Ritorna deciso verso i compagni, ai quali si è unita anche Alice, giusto in tempo per sentire dalla radio una voce che dice: «Stiamo arrivando adesso alla ‘Garganta’!»
«Dio, potrebbero essere loro!» Alice ed Helène sembrano riconoscere in quelle parole la voce di Battistino. Stefano cerca di capirci qualcosa, ma alle sue domande non fa riscontro alcuna risposta. Pur continuando a sperare è meglio non perdere tempo. Insieme a Siro e Romano, Giorgio sale su un pulmino che s’avvia velocemente verso Huaraz, mentre pochi chilometri più in basso sta salendo un’auto che si lascia dietro una densa nube marrone. I due veicoli si incontrano; Rodolfo che ha riconosciuto i compagni scende immediatamente dal taxi. «Come mai vi state muovendo solo adesso?», si arrabbia con Giorgio all’oscuro di tutto fino a un attimo prima. Ma poi si calma alla notizia di quelle parole: «Stiamo arrivando adesso alla ‘Garganta’!» Insieme a loro scende verso Huaraz.
Anche Felice e Giovanni sono intanto di ritorno alla laguna, delusi e amareggiati perché dei compagni non hanno visto alcun segno. E le cose non vanno meglio a Musho, dove Stefano è riuscito a mettersi in contatto con Giacomo e Virginio alla ‘Garganta’. Quelle parole che avevano fatto sperare erano state pronunciate da loro.
Il pulmino imbocca veloce il largo viale che divide in due la città di Huaraz. Prima dell’inizio dei portici, incurante del semaforo rosso, l’autista gira bruscamente a sinistra e dopo aver percorso a tutta velocità alcune strette viuzze si ferma davanti all’ingresso della Casa delle Guide. Ci sono gli americani della spedizione scientifica sull’Huascaran, i quali potrebbero essere in grado di dire se Battistino e Giandomenico sono arrivati alla ‘Garganta’. È Selio Villon, l’amministratore della Casa delle Guide, a stabilire con la sua radio il contatto con loro: delusione! A parte Giacomo e Virginio loro non hanno visto nessuno. Non c’è tempo per lasciarsi prendere dal panico o dallo sconforto, bisogna sbrigarsi, richiamare a raccolta tutte le guide locali disponibili e i portatori in grado di dare una mano. Jorge Martel, presidente dell’Associazione Guide di Huaraz, prende in mano l’operazione, coadiuvato da Giorgio che con una guida gira per la città alla ricerca di nuovi compagni. Rodolfo e Siro, accompagnati da un’altra guida, si occupano invece di acquistare i viveri necessari agli uomini del soccorso.
Nella tarda serata il gruppo di soccorritori locali, oltre una decina tra guide e portatori, è riunito per discutere il piano d’intervento. Partendo dal presupposto che Battistino e Giandomenico si trovino bloccati nei pressi della vetta, e visto le difficoltà a risalire la parete nord, la cosa migliore da fare è riuscire a calarsi dall’alto con un verricello. Per far questo bisogna però raggiungere prima la cima per la via ‘normale’, ma ci vorranno almeno tre giorni. Troppi a detta di Rodolfo che propone, visto che nessuno dei presenti è in grado di risalire la Nord, di raggiungere la parete attraverso il più facile Spigolo dei Francesi. La sua proposta non ottiene lo sperato consenso, anche perché la discesa da lì con eventuali feriti sarebbe più problematica, ma porta alla decisione di mandare comunque due guide sul versante nord per una prima veloce ispezione visiva. Certo la cosa migliore sarebbe avere un elicottero a portata di mano, quasi un’utopia perché l’elicottero dovrebbe arrivare fino da Lima. Comunque nel frattempo si può provare, e forse Padre Carlos, missionario italiano a Huaraz, può dare in questo una mano.
10 agosto, martedì
Alle 6.30, con le prime luci dell’alba, il gruppo di soccorritori raggiunge Musho. La piccola pensione che ospita Alice e gli altri alpinisti sembra ancora immersa nel sonno. Un sonno apparente però, perché forse nessuno nella notte appena passata ha potuto chiudere occhio. Dopo vari colpi sull’uscio, l’oste si presenta sbadigliando alla porta e resta sorpreso dal trambusto delle guide indaffarate nella distribuzione dei carichi. Bisogna preparare loro un’abbondante colazione a base di uova e patate… Il gruppo, poco fornito di materiale ed equipaggiamento adeguato, è guidato da Maximo, una persona dalla tempra eccezionale. Gli alpinisti, scesi intanto dal piano di sopra, cercano di rifornirli con quanto hanno a portata di mano: guanti, scarponi, chiodi da ghiaccio, fittoni, corde, ramponi, pile frontali e altro. Alice, che ha capito cosa sta succedendo, non ha ancora avuto la forza di alzarsi, di aprire la porta a un’altra dura giornata. Intanto suo padre dabbasso sta cercando il coraggio di salire da lei, per dirle quello che forse ancora non sa. Si fa forza ed entra nella stanza adibita a dormitorio. La guarda per un momento negli occhi, poi senza parlare l’abbraccia e scoppia a piangere, come fa lei. «Stai tranquilla», cerca di confortarla Rodolfo «ora sono partiti i soccorsi. Vedrai che li troveremo presto, sono sicuramente là in parete con qualche difficoltà, magari feriti da qualche sasso. Si saranno assicurati alla roccia e aspettano i soccorritori. Forse è ferito uno solo e l’altro è lì a fargli compagnia.»
Alice sembra credergli, o fa finta di credergli: «Glielo avevo detto di non andare che è brutta quella montagna!» Rodolfo la lascia con un bacio, e con gli occhi arrossati scende le scale. Si affaccia sull’uscio giusto in tempo per vedere partire la lunga fila di asinelli carichi di sacconi; i loro ‘arrieros’ li incitano ad andare.
A Huaraz Giorgio ha raggiunto Padre Carlos, grazie al quale riesce a mettersi in contatto con l’ambasciata italiana a Lima. «Serve un elicottero, non importa quale sia la spesa, ci sono due nostri compagni che devono essere soccorsi al più presto. Da domenica non abbiamo più notizie di loro.» L’ambasciatore italiano, Bernardino Osio, prende subito a cuore la vicenda e riesce a convincere le autorità locali a mandare un elicottero a Huaraz. Arriva verso le 11, portando gioia e stupore a chi di quell’intervento non era molto sicuro. Giorgio, Selio e Mario Mazuelos salgono sul grosso velivolo a due pale che, aggirando da ovest il Huascaran, si porta sul dietro. Purtroppo la parte alta della parete è avvolta da una cappa di nubi con la quale la montagna sembra voler nascondere i propri segreti. L’elicottero passa a velocità sostenuta abbastanza lontano dalla parete, senza offrire uno stallo e quindi una reale possibilità di veduta. Poi, a causa della limitata riserva di carburante, è costretto a ritornare a Huaraz e quindi a ripartire per Lima.
Giacomo e Virginio, che hanno appena passato la terza notte alla ‘Garganta’ aspettando Giandomenico e Battistino, sono già sulla morena oltre il ghiacciaio. Quell’elicottero tornato così velocemente da nord non promette nulla di buono. Come quella carovana di asinelli e persone che sta salendo poco più in basso.
Anche le due guide salite con Giovanni da nord stanno scendendo. Hanno raggiunto il punto in cui gli alpinisti avevano iniziato l’arrampicata, ma la scarsa visibilità non ha loro permesso di vedere più in alto.
Nel primo pomeriggio arrivano a Musho Padre Pino, Adele, moglie di Giorgio e Caterina, la madre di Alice. Altri volontari dell’OMG hanno lasciato con loro Yanama, ma si sono fermati a Llanganuco per dare una mano a Felice e Giovanni. Tra loro c’è Aldo, che non si è ancora ripreso e non riesce ad accettare quello che sta succedendo. Adele incontra subito Alice, l’abbraccia. Alice scoppia in un pianto dirotto, mentre l’amica cerca di rincuorarla: «Guarda che Casarotto è rimasto in parete per 17 giorni! Non ti devi preoccupare allora se Battistino ritarda di un po’! Stai tranquilla, vedrai…» Ma qualcosa nella mente di Alice dice che il suo uomo è ormai morto… Poi abbraccia sua madre, mentre lacrime continuano a scendere calde sul viso.
Alla sera Padre Pino celebra una messa durante la quale Adele, in preda alla commozione, chiede al Signore di rendere vivi Giandomenico e Battistino. Anche Rodolfo nell’intimità del suo cuore fa la sua offerta a Gesù.
FINE QUARTA PARTE
PRIMA PARTE
SECONDA PARTE
TERZA PARTE
Credits | Il racconto è tratto dal libro fuori edizione Battistino Bonali, Grazie Montagna per gentile concessione dell’autore Oreste Forno. Salvo indicazioni contrarie, le foto sono tratte dal libro orginale edito da Mountain Promotion, ultima edizione 2002.
La pubblicazione online supporta il progetto culturale ANDINISMO NO ES ALPINISMO Sulle tracce di Renato Casarotto e Battistino Bonali per una nuova storia dell’alpinismo. Dal Rifugio Contrayerba al Rifugio Pisco | Conferenza serata multimediale che racconta il recente trekking esplorativo realizzato da Franco Michieli e Alberto Peruffo a sostegno della Escuela Guide Don Bosco e dei Rifugi Andini.
L’autore del progetto, Alberto Peruffo, è disponibile per serate e conferenze scrivendo a info@antersass.it.
Battistino verso la Nord dell'Huascaran (foto di A. Moscardi)
Battistino e Giandomenico all'inizio della salita (foto fi A. Moscardi)
I due Huascaran (foto Archivio Peruffo)
Battistino Bonali (foto Archivio Bonali)
Battistino Bonali (foto Archivio Bonali)
Battistino verso la Nord dell'Huascaran (foto di A. Moscardi)
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