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Nuove salite invernali in Alpago

7 feb 2011, di Redazione
relazione Fantasmi mini

di Barry Bona

ALPI ORIENTALI – ALPAGO – VAL DE PIERA – GRUPPO DEL COL NUDO-CAVALLO

L’inizio del nuovo anno ha portato una ventata di novità sulle montagne della conca alpagotta, più precisamente nella zona della Val De Piera. Dopo un lungo periodo di meteo instabile, con alternanza di piogge e repentine gelate, ecco arrivare le condizioni tanto desiderate: le friabili pareti settentrionali del Cimon di Palantina si erano consolidate sotto una robusta corazza di ghiaccio, come se ne vedono soltanto in Scozia o più spesso in Monte Bianco.

Dapprima ho collaudato la mia forma psico-fisica realizzando la prima solitaria, con l’uso della corda, al Pilastro Caotes, sulle pendici del Messer, seguendo una via di roccia di 200 metri aperta da mio padre con il fratello Ettore trent’anni fa. La settimana successiva, quindi il 24 gennaio, assieme a Peter Moser, socio ormai storico e fidato della Valsugana, intraprendiamo, in prima invernale, un altro itinerario del ‘77 scoperto dai fratelli Bona sulla nascosta parete nord-est del Cimon di Palantina. Le condizioni favorevoli del ghiaccio hanno permesso a noi di salire molto veloci e senza corda fino al punto dove gli apritori avevano siglato il primo 6° grado della zona: il superamento di una nicchia strapiombante verso destra. Noi seguiremo invece la direttiva verticale data dal flusso gelato, che ci porterà in cima per una variante autonoma ed estetica e che da molti anni richiamava la nostra attenzione.

Mio padre, legato profondamente a questa montagna in particolare, vede con entusiasmo apparire ora sulle sue pareti, di solito così brulle ed impenetrabili, un reticolo di possibili nuove linee di salita. Così, approfittando di “batter il ferro fin che è caldo”, la stessa settimana ritorniamo su in valle e assieme saliamo una vera e propria  “canaleta” di ghiaccio, sulla parete che sovrasta il Sasson della Madonna. La “Goulotte Zio Ragno” ci regala 250 metri di arrampicata con piccozze e ramponi, simile alle pareti nord del Monte Bianco. Un centinaio di metri alla nostra sinistra, un’altra di quelle rigole ghiacciate, ma molto più sottile, fa scattare in me la voglia di alzare il limite tecnico dell’arrampicata mista. È nella testa di Peter, ormai, provare a seguire il velo fantasma che scende a piombo al centro di un pilastro compatto. Stregati entrambi dall’estetica della nostra linea, l’immediato indomani, il 29 gennaio, attacchiamo sotto una gelida bufera la nuova via che intitoleremo “Questo Gioco Di Fantasmi”, incontrando difficoltà estreme sia su roccia che su ghiaccio. Una scalata, secondo Peter (aspirante Guida Alpina), che solo la presenza del ghiaccio, per quanto sottile e precario, può permettere di avanzare su una roccia compatta, oppure sporca d’erba, quindi difficile da chiodare.

Lo “spettro di ghiaccio”, che corre a “goccia d’acqua”, da base a vertice per 350 metri, è destinato a svanire e ricomparire chissà quando. Una fugacità così marcata che mi riporta all’eco dei fantasmi, entrati nella mia mente, in numero dilaniante, durante l’anno 2009.

LA VIA

Peter aveva avuto la visione, una linea che nemmeno io avevo ancora preso in considerazione. Si trattava sicuramente di qualcosa di superiore nel suo genere a tutto ciò che si era fatto in zona fino a quel momento, ed era nostra aspirazione manifestare il nostro punto di vista, ponendoci l’immediato indomani di fronte a tutti su quella linea prima che svanisse.

Peter c’è, come sempre: è sabato mattina, in Val de Piera la Bora dell’Est caccia via con violenza le perturbazioni dell’Ovest. Oggi, dell’Occidente non ne abbiamo bisogno, ora il nostro Alpinismo parla il “Pagotto”. Siamo armati fino ai denti, agghindati di ogni possibile giocattolo da scalata, sappiamo che sarà una bella battaglia. Dopo un primo tiro che credevamo più facile la parete si ripulisce dall’erba e s’impenna a piombo, qui il ghiaccio non è riuscito a posarsi sulle sporgenze. Assisto per più di un’ora impotente agli sforzi di Peter che cerca di piazzare una soddisfacente protezione, alla sua lotta con le fessure svase e cieche, refrattarie a qualsiasi attrezzo, un ice-hooks piantato sul muschio gelato è l’unica protezione decente sui 25 metri del tiro. La sosta è appesa su ghiaccio, che ora fa la sua umile comparsa. Parto alla volta del tiro su ghiaccio, che dovrebbe aumentare in seguito. Le becche entrano a colpo unico obbligato, la vite da 10 continua a trovar calcare, ma prima della placca decisiva riesco a trovare una fessura da camalot rosso… da lì alla fine del muro verticale più niente, soltanto un’estasi di movimenti sospesi su un velo di vetro e il calcare ai lati sembra quello della Marmolada! Poi il ghiaccio aumenta ed ecco svelarsi la tanto desiderata goulotte sospesa, sotto i ramponi il piombo perfetto precipita fino alla base del pilastro. Una sosta comoda e decente su chiodi e friend: ora possiamo iniziare a divertirci! Scorgo una persona giù alle Baracche di Mognol, il puntino si blocca al centro della radura: è Niki, la mia ragazza, che è salita per vederci in parete.

Faccio echeggiare nella valle un allegro “Parti” indirizzato a Peter e mi rilasso sui miei pensieri. Penso a dove mi trovo, alla mia presenza su questa linea effimera, penso al 2009 e a tutti i miei fantasmi nati in quell’anno. Lascio che gli “spindrift” mi cadano dall’alto, interpretandoli come una loro pacca sulle spalle. Procediamo per altre tre lunghezze intere di corda su goulotte cariche di ghiaccio, sospese su un vuoto meraviglioso. L’ultimo tiro non deve tradire la linea retta finora mantenuta, così forziamo una fessura aggettante che ci porta dritti in cima al pilastro. La nostra via finisce bruscamente sullo scivolo di neve. Oggi nessun sci-alpinista in zona, soltanto il “mio vecchio” che ha raggiunto Niki e fa segnali di fumo dalle Baracche. Ci stringiamo le mani ridendo, non c’è bisogno di scenate, riconosciamo perfettamente il valore di ciò che abbiamo fatto e la nostra cordata ancora una volta svela un’amicizia sincera. Propongo il nome della via a Peter: Questo Gioco Di Fantasmi, una dedica intima a quell’eco di risa lontane che a noi che rimaniamo qui appaiono nella nostra mente, a volte, ancor più vive.

Un cerchio che si chiude, quindi, con la proposta di questa nuova via, nel nostro piccolo mondo raccolto in questa valle per noi magica e trova la conclusione delle aspirazioni più alte nelle cose più sfuggenti e precarie che solo i sogni possono eguagliare.

Relazione

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© Foto di Barry Bona


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  • alex

    incredibile che in dolomiti si formino cose di sto genere!!!...bravissimi ai due apritori complimenti per lo stile d apertura davvero un esempio e una rarità per tutti noi.so per certo che su ste vie oltre al livello ci vuole un bel po di pazzia...e per fortuna qualche pazzo cè ancora allora!

  • alex

    ..

  • EUGENIO PIEROBON

    HOSTIA!!!!!!!! SIETE STATI BEN BRAVI!!!!!!!!! COMPLIMENTI DAL PUSTERTAL MASO EUGY

  • Simone-favero

    Bravo al "cugi" e a Peter

  • Ivo_ferrari

    BRAVISSIMI.
    ivo ferrari

  • Poppys1

    Grandiiii

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