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Sulla montagna dei missili

14 dic 2010, di Carlo Caccia
Colin 1

PATAGONIA: IL 27 NOVEMBRE 2010, PER LA VIA EXOCET SULLA PARETE EST, COLIN HALEY HA MESSO A SEGNO LA PRIMA SOLITARIA ASSOLUTA DEL CERRO STANDHARDT (2730 m)

Dopo essere salito lassù in buona compagnia – prima con Maxime Turgeon e poi con Rolando Garibotti in occasione della traversata del gruppo del Cerro Torre -, Colin Haley ha raggiunto in solitaria la vetta del Cerro Standhardt (2730 m). E anche questa volta, per la precisione il 27 novembre scorso, il giovane talento americano ha scelto la classica via Exocet sulla parete est: il non facile (500 m, VI+ e WI5/6 a seconda delle condizioni) itinerario per il quale, il 29 gennaio 1988, i suoi connazionali Jim Bridwell, Jay Smith e Greg Smith firmarono la prima ascensione assoluta della montagna (dopo il notevole tentativo, fino alla base del fungo sommitale, effettuato tra il 9 e il 10 febbraio 1977 dagli inglesi Brian Hall e John Whittle).
Chi ha buona memoria esclamerà che si tratta dell’ennesima affermazione senza compagni in Patagonia del simpatico Colin che – dopo il Fitz Roy per la Supercanaleta (nona solitaria della montagna e seconda della via), l’Aguja Poincenot per la Whillans e l’Aguja Guillaumet per la Amy – nei giorni scorsi ha aggiunto una riga importante sia al suo curriculum sia all’“albo d’oro” dei successi sul Cerro Standhardt: cima famosa, sotto gli occhi di tutti, ma che in precedenza non era mai stata scalata in solitaria. Eccoci quindi a raccontare di una “prima” che Colin sognava da mesi e che nel 1994, per poco (gli mancavano tre tiri, le difficoltà stavano tutte alle sue spalle ma il maltempo non volle sentire ragioni…), sfuggì al determinatissimo austriaco Tommy Bonapace
(sempre per la via Exocet).

Haley, arrivato in Patagonia alla fine di un’invidiabile periodo di bel tempo, è riuscito ad approfittare di una breve “finestra” di sole salendo al Niponinos Camp e da lì, nelle primissime ore del giorno successivo, al colle Standhardt tra il Cerro omonimo e l’Aguja Bifida. Raggiunto il colle alle 4, Colin ha affrontato al buio, autoassicurandosi, il primo tratto di misto e ha quindi superato la non difficile rampa obliqua che, tagliando in due la parete, conduce alla base del couloir di 240 metri che costituisce il tratto chiave di Exocet e sbuca appena sotto i funghi sommitali. Salite in free solo le prime due lunghezze del couloir (WI4 e WI5), procedendo piuttosto lentamente per evitare errori, all’inizio della terza (trovata appena più facile della precedente), il nostro eroe si è sentito un po’ stanco ed ha preferito autoassicurarsi, per procedere di nuovo slegato (a parte un risalto di una decina di metri) lungo il quarto e ultimo tiro (WI4) della goulotte. Ecco quindi del misto, risolto sfruttando ancora l’autoassicurazione, poi le fantasiose ma non ostiche (AI3) costruzioni di ghiaccio finali e infine la vetta, raggiunta alle 16 dopo 12 ore esatte di arrampicata dal colle Standhardt. Dopo una discesa senza problemi, terminata al buio al Niponinos Camp, il cattivo tempo ha mantenuto la promessa: durante la notte è arrivata la pioggia che, con “patagonica” costanza, il giorno dopo ha accompagnato senza pause il non breve ritorno di Colin a El Chaltén.

Ricordiamo che la prima ripetizione di Exocet (la via deve il suo nome ad un modello di missile antinave francese usato con devastante successo dalla marina militare argentina durante la guerra delle Falkland) risale al 1989 (13-15 ottobre) e porta le firme degli italiani Maurizio Giarolli, Elio Orlandi ed Ermanno Salvaterra. Meno di un anno dopo, il 2 settembre 1990 (quindi durante l’inverno australe), la via fu ripetuta anche da Tommy Bonapace e dal connazionale Toni Ponholzer e nel 1991 (26-27 ottobre) fu ancora la volta dello scatenato Salvaterra (che con Adriano Cavallaro e Ferruccio Vidi, cullando un sogno, traversò poi alla Punta Herron aprendovi lo Spigolo dei bimbi). La quarta ripetizione arrivò il 3 dicembre 1994 ad opera dei tedeschi Robert Jasper e Jörn Heller mentre pochi giorni dopo, il 25 dicembre, gli americani Conrad Anker e Steve Geberding risolsero in piena parete una variante di 450 metri, con difficoltà di V, A1 e WI6, raggiungendo direttamente l’inizio del couloir di Exocet evitando la salita al colle Standhardt e la rampa obliqua. La variante, terminata la quale Anker e compagno tornarono a valle (i primi ad arrivare in vetta concatenandola con Exocet furono i francesi Bruno Sourzac e Laurence Monnoyeur nel 1997), è stata dedicata ad un altro celebre strumento di distruzione (il missile Tomahawk). Così, quando il 18 febbraio 1998 il britannico Kevin Thaw e l’americano Mark Synnott salirono una seconda variante tra Tomahawk ed Exocet, raggiungendo quest’ultima sulla rampa obliqua (senza proseguire per la cima), si ritennero autorizzati di chiamarla SCUD (un altro missile). Ma attenzione: quella stessa linea, lunga circa 200 metri (VII/VII+, A1 e WI4), era già stata percorsa nel 1987 dai baschi Txema Eguizábal e Xabier Ansa che, a Cerro Standhardt ancora inviolato, salirono prima su terreno vergine, poi proseguirono lungo la linea seguita dagli inglesi nel 1977 e furono costretti a ritirarsi a circa 150 metri dal traguardo.

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Per altre informazioni sul Cerro Standhardt
e non solo: www.pataclimb.com

Foto cover. Il versante est del gruppo del Cerro Torre. Da sinistra: Cerro Torre (3102 m), Torre Egger (2850 m), Punta Herron (2750 m) e Cerro Standhardt (2730 m, con il tracciato di “Exocet”). Foto di Colin Haley (www.colinhaley.blogspot.com).


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