Intotherocks


Il magnifico Cavaliere rosso

16 nov 2010, di Carlo Caccia
Kyzyl 3

È IL KYZYL ASKER, CHE CON I SUOI 5842 METRI È LA SECONDA MONTAGNA DEL KOKSHAAL-TOO OCCIDENTALE (TIEN SHAN, TRA IL KIRGHIZISTAN E LA CINA). SALITO SOLTANTO TRE O FORSE QUATTRO VOLTE, L’ULTIMA NEL 2007, NELL’OTTOBRE SCORSO È FINITO NEL MIRINO DI INES PAPERT, THOMAS SENF E WOLFGANG RUSSEGGER, ARRIVATI A 200 METRI DALLA VETTA PER IL GRAN COULOIR DELLA PARETE SUD-EST: UNA FANTASTICA MURAGLIA DI CUI GLI ALPINISTI, NEI LORO RACCONTI, TRALASCIANO SEMPRE UN PARTICOLARE…

Prima Valery Babanov e poi Denis Urubko: entrambi, vittime delle nostre domande, ci hanno menzionato il kazako Kazbek Valiev come uno dei migliori alpinisti sovietici, da prendere a modello. Peccato che, dalle nostre parti, nessuno o quasi lo conosca. Qualche sua impresa? Innanzitutto la durissima via aperta nel 1980, in 11 giorni, sui 3000 metri della parete sud-ovest del Pik Kommunizma (7495 m, Pamir, Tagikistan). Poi, del 1982, la via nuova sulla Sud-ovest dell’Everest (8848 m, Himalaya, Nepal). E infine, era il 1985, la prima ascensione certa – per i 1500 metri della parete ovest e la cresta nord – dello splendido Kyzyl Asker che con i suoi 5842 metri, dopo il Pik Dankova (5982 m), è la seconda montagna del settore occidentale del Kokshaal-Too (“Monti severi”): la catena del Tien Shan che, tra l’importante passo Torugart (3752 m) a ovest e il Pik Pobeda (7439 m) a est, segna il confine tra il Kirghizistan e la Cina. Da notare che il Kokshaal-Too, ad esclusione di una zona del suo settore orientale (quella dei ghiacciai Inylchek dove si trovano il citato Pobeda e il Khan Tengri, 6995 m), non è mai stato molto frequentato: soltanto negli ultimi anni, grazie ad alpinisti tanto ex sovietici quanto occidentali, il Kyzyl Asker e i suoi illustri vicini hanno cominciato ad uscire dal loro immeritato anonimato.

Nel 2004, ad esempio, proprio il Kyzyl Asker (il toponimo, kirghiso, significa letteralmente “Cavaliere rosso”), è stato salito per la seconda volta (o terza se diamo credito alle voci di un’ascensione risalente al 1965-1970). Autori della scalata, per il versante settentrionale raggiunto però grazie ad un canalino nel settore destro della parete sud-est, i britannici Pete Benson e Matt Halls.
Ed eccoci quindi al 2007 e all’impresa dei russi Alexander Odintsov, Alexander Ruchkin e Mikhail Mikhailov che, tra il 5 e il 13 settembre di quell’anno, hanno risolto a modo loro il problema dei 1300 metri della parete sud-est del Kyzyl Asker, realizzando così la terza (o quarta) e per ora ultima ascensione della montagna. Ma perché “a modo loro”? Semplice: perché chi era già stato in zona – gente come Sean Isaac e Scott DeCapio nel 2001 e poi Guy Robertson ed Es Tresidder nel 2002 (da soli) e nel 2004 (con Benson, Halls e Robin Thomas) – aveva lasciato da parte il ripidissimo e compatto pilastro roccioso salito in bello stile dai russi ed era invece stato attratto, come da una calamita, dalla spettacolare linea di ghiaccio immediatamente alla sua sinistra, che per Robertson e Tresidder era addirittura «the most compelling alpine ice route either of us has ever seen» (“la più irresistibile via di ghiaccio che entrambi avessimo mai visto”, AAJ, 2003, p. 349).

La mossa successiva (a vuoto), sempre sulla parete sud-est, è stata giocata nell’agosto 2009 da una squadra di alpinisti bielorussi e russi. La spedizione, organizzata da Nikolay Bandalet (bielorusso), ha puntato al colpaccio su roccia lungo un’evidente, potente linea a destra di quella risolta da Odintsov, Ruchkin e Mikhailov ma è stata costretta alla resa quando il traguardo era ormai vicino.
E per finire eccoci al 2010. Nelle scorse settimane, ben consigliati da Sean Isaac, al cospetto del Kyzyl Asker sono arrivati Ines Papert, Thomas Senf e Wolfgang Russegger: nel mirino del terzetto, naturalmente (o quasi), il gran couloir della parete sud-est. Ines e compagni, però, non hanno avuto fortuna. Dopo aver lungamente pazientato per il maltempo, durato una decina di giorni, gli alpinisti hanno sferrato un attacco deciso il 19 ottobre e in 17 ore, incontrando difficoltà di WI7 e M7, hanno guadagnato oltre 1000 metri di terreno. Si sono quindi fermati a bivaccare a circa 200 metri dalla vetta ma il giorno dopo, a causa della neve, del vento e del freddo, senza dimenticare un fornello fuori uso, hanno dovuto alzare bandiera bianca. L’intenzione, però, è quella di tornare: quella via di ghiaccio, che in Cina e non solo ha davvero pochi eguali, è una tentazione troppo forte.

Cosa abbiamo scritto? In Cina? Già, proprio così: quasi ovunque, quando si parla del Kyzyl Asker, si menziona soltanto il Kirghizistan. Ma il “Cavaliere rosso”, cartina alla mano, è proprio sulla linea di confine e se il suo fianco settentrionale (da cui scivola verso valle il ghiacciaio diviso in due rami che ha lo stesso nome della montagna) si trova effettivamente nel piccolo stato dell’ex impero sovietico, il suo fianco meridionale (con la spettacolare parete sud-est) appartiene alla provincia cinese del Xinjiang. E gli alpinisti, saggiamente, su questo punto fanno finta di nulla visto che in Cina, di solito, ci arrivano zitti zitti dal Kirghizistan risalendo il ramo più occidentale del ghiacciaio Komarova (a est del ghiacciaio Kyzyl Asker) e quindi valicando il Window Col (“Colle finestra”, 4700 m) dove i soldati di Pechino, evidentemente, non hanno ancora piazzato un efficace posto di controllo…

Foto cover. La splendida parete sud-est del Kyzyl Asker (5842 m) con il suo crescendo di pilastri granitici. Il bastione centrale, alto 1300 metri, è stato salito in bello stile nel settembre 2007 dai russi Alexander Odintsov, Alexander Ruchkin e Mikhail Mikhailov. Immediatamente alla sua sinistra si nota lo spettacolare, lunghissimo couloir tentato nell'ottobre 2010 da Ines Papert, Thomas Senf e Wolfgang Russegger. La parete si trova in Cina ma gli alpinisti, che la raggiungono dal Kirghizistan valicando (zitti zitti...) il confine in corrispondenza del Window Col (4700 m), preferiscono non menzionare questo “dettaglio”. Foto di Alexander Ruchkin (www.mountain.ru)


Categorie




Articoli correlati


Mappa


  • Silvano A.

    Toh, qualcuno che conosco!...ho conosciuto Kazbek Valiev nel 1998, quando ho salito il Khan Tengri.
    Kazbek era e credo sia ancora il titolare dell'agenzia che ci ha organizzato la "gita".
    Confermo, pareti stupende, che finalmente vengono fatte conoscere.

  • F Milani

    che parete stupenda!!

blog comments powered by Disqus



ixplorerwall



copyright © 1999- Antersass Ricerca e DFG Culturale – all rights reserved

iborderline [MANIFESTO] conceived and directed by Alberto Peruffo
frontline // written by FRONTEdellaCULTURA & Selected Friends
corrispondenze // written and arranged by Blogger Storici di Intraisass + Explorers, our Readers / Alberto Peruffo, Andrea Gabrieli, Andrea Salvà, Antonello Romanazzi, Claudia Avventi, Carlo Caccia, Erik Mario Baumgarten, Flavio Faoro, Franco Michieli, Gabriele Villa, Gianpaolo Castellano, Giovanni Busato, Luca Visentini, Mario Crespan (1941-2011), Maurizio Mazzetto, Mauro Mazzetti, Melania Lunazzi
rifugi culturali // researched by Claudia Avventi & Alberto Peruffo
ixplorerswall // community's comments

iborderline general coordination by redazione@intraisass.it
web development fruktarbo.com