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Gli scudieri del Cavaliere rosso (2)

23 nov 2010, di Carlo Caccia
Kyzyl Nord

DUE SPLENDIDE CIME E DUE GRANDI SALITE AL COSPETTO DEL KYZYL ASKER

Prima e terza parte

SCULPTURA CHOKURSU. Attenzione a non sbagliare: il Kyzyl Asker non sta tutto nella sua parete sud-est. Certo: quella muraglia, con il suo crescendo di pilastri da destra – ossia dal colle che la separa dal Pik Panfilovski Division – a sinistra, è davvero straordinaria. Tuttavia il “Cavaliere rosso” si difende assai bene anche in Kirghizistan (la parete sud-est è in territorio cinese), allungando verso nord una cresta che, dopo aver diviso le pareti ovest e nord-est, si impenna nuovamente a formare – a poco più di un chilometro dalle due puntine principali – una vetta secondaria dalla non indifferente personalità.

Si tratta del Kyzyl Asker Nord (5432 m) che, chiamato Pik Grandiozny da Nikolay Bandalet, è stato ribattezzato Sculptura Chokursu (“Picco delle Sculture”) dai suoi primi salitori: i britannici Dave Gladwin e Tom Stewart, giunti in cima il 26 agosto 2009 dopo aver brillantemente risolto quello che era il più logico ed elegante problema della montagna. Stiamo parlando della cresta nord, che balza subito all’occhio avvicinandosi da nord-ovest al ghiacciaio Kyzyl Asker. Quella linea ideale alla vetta, con il suo slancio impetuoso, è stata risolta in tre giorni, in stile alpino, superando 1400 metri di dislivello (2000 metri di sviluppo) con difficoltà rilevanti: VI, WI3/4 e M6+/7.
Gladwin e Stewart, membri di una squadra che in pochi giorni è riuscita a cogliere diversi successi, hanno innanzitutto superato un semplice pendio di neve e ghiaccio (350 m, 50°). Hanno poi traversato a destra (350 m) fino a raggiungere una serie di canalini (150 m, 55°) che li hanno portati alla sella lungo la cresta vera e propria, dove la musica si è fatta decisamente più vivace. Le almeno 20 lunghezze successive fino alla vetta – una grande scalata d’alta montagna su roccia, ghiaccio e misto – hanno infatti dato non poco da fare a Dave e Tom che, ad un certo punto, si sono ritrovati davanti ad un lastrone granitico inciso da una sottilissima fessura: una ruga di 10 metri che, se una volta avrebbe richiesto l’aiuto dei chiodi, ha concesso ai due britannici di salire bravamente incastrando le lame delle piccozze e i ramponi monopunta (in pratica la versione moderna, più veloce, della scalata artificiale…).
Una volta sulla cima del Kyzyl Asker Nord, in piena tormenta e dopo tre giornate da 18 ore di arrampicata ciascuna (con conseguenti congelamenti), Gladwin e Stewart hanno deciso di affrontare i 1000 metri di calate lungo la sconosciuta e per niente docile parete ovest. La discesa è cominciata con una quindicina di doppie su Abalakov, lungo un couloir e sotto un autentico bombardamento di frammenti ghiacciati (sia Dave sia Tom non avevano mai visto niente di simile), fino ad un seracco sospeso. È quindi andata avanti con un’altra decina di calate lungo una seconda e ripida goulotte: un budello che ha permesso ai nostri eroi di raggiungere il ghiacciaio e finalmente, il giorno stesso (27 agosto), la tenda e il traguardo della loro grande avventura.

(2. continua)

Foto cover. Verso il Kyzyl Asker (5842 m). Al centro della foto la cima principale (bifida) con la grandiosa parete ovest (salita da Kazbek Valiev e compagni nel 1985, prima o forse seconda ascensione della montagna). Ecco quindi, leggermente a sinistra, il Kyzyl Asker Nord (Sculptura Chokursu, 5432 m) con la sua splendida cresta settentrionale (salita da Dave Gladwin e Tom Stewart nel 2009, prima ascensione assoluta del Kyzyl Asker Nord). Ancora più a sinistra spicca l'elegante Pik Panfilovski Division (5290 m, prima ascensione: Kazbek Valiev e compagni, 1985). In posizione avanzata, tra il Pik Panfilovski Division e il Kyzyl Asker Nord, si innalza infine il Pik Ljosha (4716 m, prima ascensione: Sean Isaac e Guy Edwards, 1998). Arch. Nikolay Bandalet (www.mountain.ru)


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