
SPLENDIDA CAVALCATA ALASKANA PER COLIN HALEY E MIKEY SCHAEFER CHE, DAL 13 AL 15 AGOSTO 2010, HANNO FIRMATO THE DIABLO TRAVERSE: LA PRIMA TRAVERSATA COMPLETA DEL GRUPPO DEL DEVIL’S THUMB (2767 m) DALLE WITCHES’ TITS ALLA CIMA PRINCIPALE PASSANDO PER LE CAT’S EARS
L’Alaska alpinistica non sta tutta nei paraggi del Denali. Cartina alla mano, a sud-est delle Saint Elias Mountains culminanti nel colossale Mount Logan (5959 m), un braccio di terra alaskana, fronteggiato dalle oltre mille isole dell’arcipelago Alexander, si incunea per centinaia di chilometri tra l’oceano e la canadese British Columbia. È lungo questo braccio, di fronte alle isole Kupreanov e Mitkov (su quest’ultima sorge la cittadina di Petersburg), che si trova la Stikine Icecap: quella che Jon Krakauer, ne Il silenzio del vento (Corbaccio, Milano 1999, il titolo originale era Eiger Dreams), descrive efficacemente come «un’immensa rete labirintica di ghiacciai [...] una piovra, con miriadi di tentacoli che serpeggiano giù verso il mare dagli accidentati altipiani lungo il confine». E lì, a dominare quel mondo ghiacciato, proprio sulla linea che divide l’Alaska dalla British Columbia, si innalza fino a quota 2767 metri il pauroso Devil’s Thumb: il “Pollice del diavolo” scalato per la prima volta il 25 agosto 1946, per la parete sud-est e la cresta est, da Fred Beckey, Clifford Schmidtke e Bob Craig.
Il gigante, però, non è solo. Al suo fianco (ovest), spiccano altre torri da favola che, come in un altro caso più famoso di cui diremo tra poco, hanno naturalmente suggerito l’idea di una grandiosa traversata. In altre parole: raggiungere la vetta del Devil’s Thumb dopo aver scalato, in successione, le due Witches’ Tits (“Tette delle streghe”) e le Cat’s Ears (“Orecchie del gatto”). Una cavalcata impossibile? Nossignori: durante l’estate scorsa, in tre giorni di alpinismo da manuale, gli americani Colin Haley (che ci pensava da tempo) e Mikey Schaefer hanno finalmente realizzato il progetto di Dieter Klose, già tentato invano nel 2004 dai canadesi Jon Walsh e Andre Ike.
Così Colin, che ha resistito alla tentazione dei 2000 metri dell’ancora inviolata parete nord-ovest del “Pollice” (era il visionario obiettivo di Krakauer che, nel 1977, ripiegò poi sul versante meridionale della montagna cogliendo un notevole successo solitario), si è confermato maestro di questo genere di traversate, avendo già in repertorio quella del gruppo del Cerro Torre (è il “caso più famoso” a cui accennavamo poco fa) e, sempre in compagnia di Rolando Garibotti, quella dall’Aguja Guillaumet al Fitz Roy (riuscitagli addirittura due volte, nel 2008 e nel 2010).
Ma cosa ha riservato il Diablo Traverse, come Haley e Schaefer hanno battezzato la loro impresa, ai suoi artefici? Le risposte a tutte (o quasi) le domande nel dettagliato racconto di Colin.
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THE DIABLO TRAVERSE
di Colin Haley
In compagnia di Mikey Schaefer sono appena tornato a Seattle da un veloce, fantastico viaggio in Alaska, nella zona della Stikine Icecap (vicino a Petersburg) nei pressi del confine con la British Columbia. Erano anni che pensavo di far visita al Devil’s Thumb, in una catena montuosa dove non ero mai stato. Il nostro obiettivo era la traversata completa del massiccio del “Pollice”, salendo in vetta alle Witches’ Tits, alle Cat’s Ears Spires e infine allo stesso Devil’s Thumb: una cavalcata che, come la traversata del gruppo del Cerro Torre per Ermanno Salvaterra, è stata innanzitutto il sogno di Dieter Klose, il più devoto frequentatore della Stikine.
L’impresa fu tentata nel 2004 da Jon Walsh e Andre Ike che, mettendo a segno la prima ascensione della East Witches’ Tit, furono i primi a salire una dopo l’altra le Witches’ Tits e le Cat’s Ears. I due amici, a causa di una corda danneggiata, dovettero però rinunciare all’attacco del Thumb. Nel 2006, invece, fummo io e Jed Brown a chiedere una sovvenzione per tentare la traversata ma la nostra richiesta non fu accolta (e fu una fortuna, in quanto cambiammo programma per spendere meno e finimmo col salire la Entropy Wall del Mount Moffit, ad oggi una delle mie migliori scalate).
Seguendo l’esempio dei nostri amici Dave Burdick e John Frieh, che durante l’estate scorsa adottarono questa tattica sul Burkett Needle (che si innalza nelle vicinanze del Devil’s Thumb, ndt), abbiamo organizzato il nostro viaggio nello stile smash and grab (“spacca e arraffa”, come in un furto con sfondamento di vetrina, ndt). Tale modalità, al posto di un’attesa di settimane seduti su un ghiacciaio aspettando il bel tempo, prevede di rimanere a Seattle in ascolto delle previsioni meteorologiche, comperare al momento opportuno i biglietti last minute per Petersburg, “spaccare” tra le montagne (con l’aiuto di un elicottero) e “arraffare” una cima (o anche cinque…) prima che gli dei del sole e delle nubi si accorgano che li avete fregati e ve la siete già squagliata.
Così la sera di martedì 10 agosto abbiamo acquistato i biglietti per Petersburg e, la mattina dopo, abbiamo lasciato Seattle. Una volta in Alaska, con il generoso aiuto di Dieter Klose, abbiamo passato il resto della giornata di mercoledì ad organizzarci, acquistando cibo e combustibile (attenzione: a Petersburg le bombolette di isobutano costano dodici dollari ciascuna!). Giovedì, in elicottero, abbiamo quindi lasciato Petersburg alla volta di un piccolo campo base ai piedi della parete sud-est del Devil’s Thumb.
Venerdì 13 agosto, alle piacevoli 8 del mattino, abbiamo salutato il campo e traversando in discesa abbiamo raggiunto la base delle Witches’ Tits. Da lì, seguendo la via Edwards-Millar (Jack Hicks Memorial Route, 800 m, 5.10+ e A1, aperta nel 2002 dai canadesi Guy Edwards e John Millar, scomparsi nell’aprile 2003 tentando la parete nord-ovest del Devil’s Thumb, ndt) con la variante Walsh-Ike (Witches’ Cleavage, 8 lunghezze – max 5.11a – tracciate nel 2004 dai canadesi Jon Walsh e Andre Ike durante il primo tentativo di traversata, ndt) abbiamo raggiunto la sella tra le Witches’ Tits.
La scalata sulla headwall è stata assolutamente eccezionale: raramente mi era capitato di toccare una roccia di qualità simile. L’irripetuta Edwards-Millar appare incredibile, allo stesso modo dell’ugualmente irripetuta Belcourt-Rackliff (lunga 500 metri, è stata aperta nel 1995 da Randy Rackliff e Bill Belcourt sulla parete sud-ovest della West Witches’ Tit, a sinistra della linea poi seguita da Edwards e Millar, ndt). Abbiamo lasciato gli zaini al colle tra le “Tette” e, rapidamente, abbiamo guadagnato la cima di quella occidentale. Tornati alla sella e recuperati i sacchi abbiamo salito anche la vicina orientale (seconda ascensione assoluta) e quindi, scendendo in doppia per la cresta est, abbiamo raggiunto il colle tra le “Tette” e le “Orecchie” dove, non troppo alla larga, abbiamo bivaccato. Sapevamo che oltre quel punto, fino alla vetta del Devil’s Thumb, non avremmo più incontrato neve o ghiaccio per cui abbiamo dovuto fare provvista d’acqua (8 litri).
Sabato mattina, facendo con comodo come il giorno precedente, abbiamo lasciato il nostro ricovero effettuando subito una doppia verso nord per raggiungere la via Elias-McMullen (aperta nel 1996 da Simón Elías e Chad McMullen, a cui riuscì la seconda ascensione assoluta della East Cat’s Ears, ndt). Abbiamo così seguito questa via fino al Cat’s Brow (l’intaglio tra le “Orecchie”) e da lì, con un tiro di corda da una parte e un tiro di corda dall’altra, abbiamo guadagnato entrambe le sommità (spettacolari) delle Cat’s Ears.
Sapevamo che Walsh e Ike si erano calati a sud dal Cat’s Brow e che poi, riguadagnando la cresta seguendo lo sfasciatissimo canalone tra le Ears e il Thumb, avevano danneggiato una corda. Sperando di evitare un simile destino, abbiamo così deciso di raggiungere la sella tra le “Orecchie” e il “Pollice” calandoci direttamente lungo la parete orientale della East Cat’s Ear: un piano che, se da una parte ci permetteva di evitare il menzionato canalone, era però tutt’altro che banale vista la mortale verticalità (anzi: l’andamento leggermente strapiombante) della parete in questione. Abbiamo comunque raggiunto la sella Ears-Thumb e da lì siamo saliti per un paio di lunghezze sul pilastro ovest del Devil’s Thumb, fino ad una cengia da bivacco a cinque stelle.
Domenica 15 agosto, partiti (finalmente!) più presto del solito, abbiamo continuato lungo il pilastro ovest del “Pollice” imbattendoci in un solo tetto impegnativo (domato da Mikey con un mix di arrampicata libera e artificiale). Per il resto abbiamo quasi sempre incontrato difficoltà moderate, tra il 5.6 e il 5.9 (tra il V e il VI grado, ndr), su roccia fantastica. Credo quindi che una salita come il pilastro occidentale del Devil’s Thumb, quasi completata nel 1990 da Jim Haberl, Mike Down e Alastair Foreman che furono costretti a ritirarsi per la tempesta quando erano ad un tiro dalla cresta sommitale, meriti di diventare una classica. Lungo l’intera via abbiamo trovato le soste di calata dei nostri predecessori, notando che l’ultima appariva realizzata in tutta fretta: un blocco dall’aspetto insicuro rinforzato con un friend.
Arrivati in cresta abbiamo guadagnato la cima e poi traversato per tornare sul ghiacciaio lungo la parete sud-est. La discesa, lungo una variante della via Beckey (la normale del Devil’s Thumb, seguita nel 1946 da Fred Beckey, Clifford Schmidtke e Bob Craig in occasione della prima ascensione della montagna, ndt), è stata lunga e noiosa (in particolare per la neve molle e per la grande quantità di blocchi instabili) ma alle 22.30, finalmente, abbiamo rimesso piede nel nostro campo.
Cosa aggiungere? Che abbiamo gustato una fantastica arrampicata, in una zona meravigliosa. Un’avventura caratterizzata dalla qualità più che dalla difficoltà: una traversata sicuramente consigliabile. L’abbiamo chiamata Diablo Traverse e, per quanto riguarda i gradi, credo di poter dire 5.10 e A2. E per concludere: grazie a Jon Walsh e ad Andre Ike per aver gettato le basi del nostro successo e, soprattutto, grazie mille a Dieter Klose per l’idea originale e per il suo supporto logistico a Petersburg.
(traduzione di Carlo Caccia)
Foto cover. Colin Haley sulla cresta sommitale del Devil's Thumb con, sullo sfondo, il Mount Burkett e il più "piccolo" Burkett Needle. Foto di Mikey Schaefer
Foto 1. Mikey Schaefer a pochi metri dalla sommità della West Cat's Ear. Foto di Colin Haley
Foto 2. Ancora Schaefer in azione. Questa volta, però, è sulla East Cat's Ear, con alle sue spalle la West Cat's Ear. Foto di Colin Haley
Foto 3. Il traguardo è quasi raggiunto: Colin Haley sul bellissimo pilastro ovest del Devil's Thumb. Foto di Mikey Schaefer
Foto 4. Il gruppo del Devil's Thumb da sud. Haley e Schaefer hanno cominciato la traversata sulle Witches' Tits (a sinistra), hanno poi salito le Cat's Ear (al centro) e infine la massiccia cima principale. Foto di Colin Haley
Foto cover. Colin Haley sulla cresta sommitale del Devil's Thumb con, sullo sfondo, il Mount Burkett e il più "piccolo" Burkett Needle. Foto di Mikey Schaefer
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