
DIRETTISSIMA JOHN HARLIN (CON USCITA PER LA HECKMAIR) IN PRIMA LIBERA (7a e M8-) E IN STILE ALPINO PER ROBERT JASPER E ROGER SCHÄLI: UN’IMPRESA MODERNA DALLE RADICI ANTICHE
«Molto si disse o forse troppo si scrisse su questa salita [...]. Vi furono critiche feroci da parte di molti ambienti alpinistici a riguardo dei metodi usati. In realtà la salita probabilmente poteva essere realizzata solo in quel modo e toccherebbe agli alpinisti di oggi e di domani dimostrare il contrario». Così Gian Piero Motti, nella sua Storia dell’alpinismo, a proposito della Direttissima John Harlin sulla Nord dell’Eiger.
La vicenda è abbastanza nota. All’inizio del 1966, su quella leggendaria parete, esisteva un’unica via: quella tracciata nel 1938 da Anderl Heckmair, Ludwig Vörg, Fritz Kasparek ed Heinrich Harrer. A metà degli anni Sessanta, però, nelle teste balzane degli alpinisti era maturata l’idea di una linea diretta, che superasse nel mezzo quei 1800 metri di ghiaccio e roccia tra la base della muraglia e la vetta. In molti furono presi dal progetto, che divenne realtà tra il 23 febbraio e il 25 marzo di quello stesso 1966: prima quasi come sfida tra le due squadre in azione – quella anglofona capitana dall’americano John Harlin e quella tedesca guidata da Peter Haag – e poi, negli ultimi giorni, come alleanza dichiarata per la vittoria. Ciò non impedì la tragedia – il 22 marzo Harlin precipitò senza speranza per la rottura di una corda fissa – e in cima arrivarono lo scozzese Dougal Haston e i teutonici Jörg Lehne, Günther Strobel, Sigi Hupfauer e Roland Votteler: la via, battezzata Direttissima John Harlin (1800 m, V+, A3 e 80°), aveva richiesto un vero e proprio assedio con salite, discese e risalite all’insegna di una gran quantità di materiale.
Ecco quindi spiegate le parole di Motti che, pubblicate nel 1977, suonano particolarmente significative pensando che il 13 ottobre di quello stesso anno, subito dopo un’impresa da favola sulla Nord delle Grandes Jorasses, il visionario Tobin Sorenson attaccò con Alex McIntyre la Direttissima John Harlin e in cinque giorni ne mise a segno la prima ascensione in stile alpino (quarta assoluta). Da notare che già allora, forte dei suoi 5.12 (siamo oltre l’ottavo grado…) in terra americana, Sorenson superò con un solo punto d’artificiale il famoso Kor Traverse (in origine A3) sul pilastro centrale della parete.
Così il recente successo firmato dal tedesco Robert Jasper, classe 1968, e dallo svizzero Roger Schäli, classe 1978, che dal 20 al 23 settembre 2010 sono stati i primi a percorrere in completa arrampicata libera (7a e M8-) e in stile alpino la leggendaria via del 1966 (uscendo però per la Heckmair, analogamente al solitario Ueli Steck nel gennaio 2006 in occasione della prima ripetizione della sua The Young Spider), si inserisce in un contesto storico che va al di là del puro fatto tecnico. Di più: l’ultima impresa di Jasper e Schäli sull’Eigerwand segue quella, analoga, realizzata dagli stessi dal 28 al 31 agosto 2009 lungo la Direttissima dei Giapponesi (Michiko Imai, Hirofumi Amano, Takio Kato, Yasuo Kato, Susumu Kubo e Satoru Negishi, 15 luglio-15 agosto 1969, 8a e M5 in libera) e, per Jasper, l’esperienza del film realizzato nel 2005, lungo la via Heckmair, con John Harlin III (il figlio del John Harlin della Direttissima).
Anche questa volta, come per la Direttissima dei Giapponesi, Jasper e Schäli hanno dovuto e saputo cogliere l’attimo, evitando le settimane più calde dell’anno (quando il settore centrale della Nord dell’Eiger diventa un’autostrada per le scariche) e le più fredde (quando le scariche si riducono ma l’arrampicata libera risulta impossibile). Il colpaccio è così arrivato all’inizio dell’autunno, centrando – da vecchie volpi dell’Eigerwand – i giorni giusti per la riuscita del progetto.
«Il mio primo “assaggio” su questa via risale a vent’anni fa, in inverno – ha spiegato Jasper -, ma soltanto dopo altri tre tentativi mi sono ritrovato in possesso dell’esperienza necessaria: lassù devi sapere quello che conta davvero, ciò che è importante. Quando alcuni anni fa affrontai la Nord dell’Eiger con John Harlin III, fui molto toccato da quella tragedia famigliare. Così, durante la scalata delle scorse settimane, non ho mai smesso di pensare a quel dramma. Salendo la lunghezza di corda dove Harlin padre precipitò, nella mia mente sono balenate le immagini delle persone che mi stanno vicine, unite alla consapevolezza dei rischi che si corrono in montagna… Insomma: mai, in tutta la mia vita, avevo provato emozioni come lungo la Direttissima John Harlin».
Foto cover. Robert Jasper in azione lungo la “Direttissima John Harlin” sulla parete nord dell'Eiger. Foto di Frank Kretschmann
Foto 1. La parete nord dell'Eiger con la via “Heckmair” (1938, fucsia), la “Direttissima John Harlin” (1966, rossa) e la “Direttissima dei Giapponesi” (1969, gialla). Foto: www.wikimedia.org
Foto 2. Roger Schäli (a sinistra) e Robert Jasper al “Karl Unterkircher Award” (Selva di Val Gardena, 9-10 luglio 2010). I due alpinisti sono stati nominati per la loro salita in libera della “Direttissima dei Giapponesi” sulla Nord dell'Eiger. Foto di Carlo Caccia
Foto cover. Robert Jasper in azione lungo la “Direttissima John Harlin” sulla parete nord dell'Eiger. Foto di Frank Kretschmann
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