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Dall’altra parte del grande arco

14 ott 2010, di Carlo Caccia
Hayes 1

ALASKA: NEL 2009 E NEL 2010, RISPETTIVAMENTE CON MATT KLICK E CON RYAN HOKANSON, L’AMERICANO SAMUEL JOHNSON HA FIRMATO IN BELLO STILE TRE NOTEVOLI SALITE NELL’HAYES RANGE. ECCO TUTTI I DETTAGLI

L’abbiamo già scritto e lo ripetiamo: l’Alaska alpinistica non sta tutta nei paraggi del Denali. È vero: la montagna regina del Nordamerica e i suoi illustri vicini, come negli ultimi anni hanno più volte dimostrato quei “pazzi” dei Giri-Giri Boys ma anche, tra gli altri, l’americano Colin Haley, è un bacino di possibilità apparentemente inesauribile. Tuttavia proprio il simpatico Haley, facendo sue in un colpo solo tutte le guglie del gruppo del Devil’s Thumb, ci ha egregiamente aiutati a vedere anche il resto. Senza dimenticare che già nel 2006, tra il 10 e il 13 luglio, lo stesso Colin con un altro “duro” (Jed Brown) aveva firmato la superlativa Entropy Wall (2400 m, 5.9, A2 e WI4+) sulla parete nord del Mount Moffit. Questo gigante assai scorbutico, quotato 3969 metri, si innalza lontano dai riflettori nell’Hayes Range: una suddivisione, a 150 chilometri in direzione sud-sud-est da Fairbanks (dei cui alpinisti è stata a lungo “zona di caccia” riservata), del settore centro-orientale di quel larghissimo arco di vette che è l’Alaska Range. In verità non siamo troppo lontani dal Denali (220 chilometri in direzione est-nord-est) tuttavia, dal punto di vista della frequentazione alpinistica, tra le due zone non c’è assolutamente confronto.

Negli ultimi due anni, però, le cime dell’Hayes Range sono finite nel mirino dell’americano Samuel Johnson che, prima con Matt Klick e poi con Ryan Hokanson, vi ha firmato tre notevoli itinerari.

Nel 2009, dopo la forzata rinuncia (per un infortunio di Hokanson) ad un tentativo sulla parete sud-est del Mount Logan (salita tra il 4 e il 6 maggio 2010 dai giapponesi Katsutaka Yokoyama e Yasushi Okada) -, Johnson si è guardato in giro per salvare la stagione e, trovato in Klick un compagno disponibile, all’inizio di giugno è decollato da Fairbanks per atterrare alla base della cresta nord-ovest del poderoso Mount Hayes (4216 m, è la più alta cima dell’Hayes Range e la quarta – dopo il Denali, il Foraker e l’Hunter – dell’Alaska Range). I due alpinisti, notata l’inviolata Alchemy Ridge (cresta nord) del Mount Balchen (3395 m), che si innalza immediatamente a ovest del Mount Hayes ed è stato salito per la prima volta il 1° maggio 1974 da Dusan Jagersky e William Sumner (per la cresta est dal Peak 9800, raggiunto il giorno precedente), hanno deciso di giocare le loro carte su quella linea e in 36 ore dal campo alla vetta e discesa (per la parete est), con il tempo appena decente, sono riusciti a raggiungere il loro obiettivo. In numeri la via suona così: 14 lunghezze di corda, AI4 e M7.

Johnson, come detto, è tornato tra le stesse montagne anche nel 2010: con lui, durante la primavera scorsa (tra fine maggio e inizio giugno), c’era il fidato Hokanson. Così, lasciato inizialmente da parte il Mount Balchen, i due amici hanno per prima cosa messo le mani sulla parete ovest del Mount Hayes (prima ascensione assoluta: Bradford Washburn e compagni, per la cresta nord, 1941) riuscendo a tracciarvi in 12 ore una via diretta (2000 m, AI3 R) già tentata almeno un paio di volte.
Nei giorni successivi è stata quindi ancora la volta del Mount Balchen: Samuel e Ryan lo hanno attaccato per la ripida parete nord-est (tra la parete ovest del Mount Hayes e la Alchemy Ridge dello stesso Mount Balchen) e hanno risolto la questione (1100 m, AI4 e M6) in 10 ore e mezza, fermandosi però sulla cresta sommitale, a poca distanza dalla vetta, a causa dell’aria satura di elettricità.

Foto cover. Samuel Johnson raggiunge Ryan Hokanson sulla parete ovest del Mount Hayes. Foto di Ryan Hokanson (www.alpineessence.com)


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  • Ivo_ferrari

    linee stupende e logicissime!!!
    grandi

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