
KAZUAKI AMANO, RYO MASUMOTO E TAKAAI NAGATO, DOPO AVER FIRMATO UNA COPPIA DI VIE NUOVE NELLA RUTH GORGE (SUL PEAK 7400 E SUL MOUNT CHURCH), IL 19 MAGGIO 2010 HANNO ATTACCATO LA PROIBITIVA DENALI DIAMOND SULLA PARETE SUD DEL GIGANTE D’ALASKA E IN 80 ORE NE HANNO FIRMATO LA PRIMA SALITA IN COMPLETA ARRAMPICATA LIBERA (M7/7+)
La Cassin a tutta velocità in 17 ore by Colin Haley e Bjørn-Eivind Årtun ma non solo: nelle scorse settimane, sulla parete sud del McKinley (6194 m), ha luccicato anche una seconda perla. Anzi: un diamante, visto che si è trattato della sesta (o settima?) ascensione della proibitiva Denali Diamond. La scalata è riuscita ai giapponesi Kazuaki Amano, Ryo Masumoto e Takaai Nagato – al loro terzo successo alaskano dell’anno dopo una coppia di “prime” sul Peak 7400 e sul Mount Church: ne parleremo – che hanno attaccato la via il 19 maggio e l’hanno quindi superata in 80 ore, vincendo in libera anche la lunghezza chiave che ora non suona più M6 e A1 ma M7/7+. Un grado, dunque, conforme alla stima di Haley che tra il 17 e il 18 giugno 2007, con Mark Westman, ha firmato la rapidissima (45 ore e 40 minuti) quinta salita di Denali Diamond.
Attenzione, però: la menzionata “lunghezza chiave” è in realtà una variante, che dribbla bravamente il vero grande ostacolo superato dai primi salitori e sempre evitato dai ripetitori, giustamente poco attratti da un tetto di quasi 8 metri su una muraglia che, di problemi, ne presenta già a sufficienza. Perché Denali Diamond, tracciata nel 1983 da Bryan Becker e Rolf Graage protagonisti di un’epica odissea di ben 17 giorni (9 di arrampicata e 8 di attesa per il vento e le valanghe), supera la Sud del McKinley a sinistra della Cassin (con cui condivide l’ultima parte, da quota 5300), violando una monumentale e difficile sezione rocciosa iniziale di circa 1000 metri. Becker, sull’“American Alpine Journal” (1984, p. 84-86), parla di «37 lunghezze e mezza, con molto misto ripido e qualche volta strapiombante, inoltre ghiaccio e roccia pura, compreso un tiro di A3 per superare un tetto di 25 piedi». Il tutto risolto con «una vecchia corda da 9 millimetri (il cui scopo iniziale, prima che Rolf dimenticasse l’altra, era quello di issare il sacco), due viti da ghiaccio, chiodi e nut» ma anche, per Rolf, al prezzo di un volto di 20 metri, dell’ebbrezza di partire dalla parete insieme alla tendina (tragedia evitata per un pelo) e di congelamenti ai piedi (con amputazione di un dito).
Denali Diamond, forse per quanto passato da Becker e Graage (e per il tetto di 25 piedi), è stata ripetuta per la prima volta soltanto nel 2002, in 5 giorni, dai britannici Ian Parnell e Kenton Cool. Parnell la ricorda come «un’arrampicata superba (conferma quanto scritto da Becker, ndr), con misto sostenuto, diverse lunghezze di ghiaccio verticale e tre tiri chiave, il primo dei quali è il più duro: una parete fessurata, con strapiombi, che permette di evitare il grande tetto» (“American Alpine Journal”, 2003, p. 222-223). Di questa variante, dal 19 al 23 maggio 2005, hanno approfittato anche i secondi ripetitori: gli allora pressoché sconosciuti ma oggi celebri (almeno tra gli addetti ai lavori) giapponesi Fumitaka Ichimura e Katsutaka Yokoyama che lungo il tiro chiave, come Parnell, sono saliti con due punti di artificiale. Sempre nel 2005, in occasione della terza ripetizione della via, a causa delle scariche di neve i canadesi Chris Brazeau e Ian Welsted hanno evitato con un comunque difficile giro a sinistra le lunghezze chiave (superando l’intera parete in sole 44 ore) e due anni dopo, come già anticipato, è arrivato il turno della “corsa” di Colin Haley e Mark Westman.
Nel 2008, secondo quanto riportato nel rapporto alpinistico annuale del “Denali National Park and Preserve”, Denali Diamond è stata ripetuta da addirittura cinque alpinisti, membri di un’unica spedizione. Tuttavia il medesimo rapporto – che da una parte fornisce dettagliate informazioni sull’incredibile concatenamento dei Giri-Giri Boys e dall’altra, nell’apposita tabella, segnala la loro salita di Isis Face dimenticando quella della Diretta Slovacca – non dà nessuna informazione aggiuntiva in merito alla ripetizione di Denali Diamond, sulla quale dovremo indagare ulteriormente.
Foto cover. Il McKinley dal campo 1 (2300 m) della via normale. Lo sguardo si spinge lungo il ramo secondario nord-est (Northeast Fork, detto anche “Valle della morte”) del Kahiltna Glacier da cui si innalza l'evidente “West Rib” che nasconde la parte inferiore della parete sud-ovest, chiusa a destra dalla “Cassin Ridge”. Tra la “West Rib” e la “Cassin Ridge” la parete è caratterizzata da una poderosa sezione iniziale rocciosa, purtroppo visibile soltanto in parte, lungo cui si svolge “Denali Diamond” (linea rossa). Foto: www.summitpost.org.
Foto cover. Il McKinley dal campo 1 (2300 m) della via normale. Lo sguardo si spinge lungo il ramo secondario nord-est (Northeast Fork, detto anche “Valle della morte”) del Kahiltna Glacier da cui si innalza l'evidente “West Rib” che nasconde la parte inferiore della parete sud-ovest, chiusa a destra dalla “Cassin Ridge”. Tra la “West Rib” e la “Cassin Ridge” la parete è caratterizzata da una poderosa sezione iniziale rocciosa, purtroppo visibile soltanto in parte, lungo cui si svolge “Denali Diamond” (linea rossa). Foto: www.summitpost.org.
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