
NEL MAGGIO SCORSO, DUE MESI DOPO L’INVERNALE DI MANITUA SULLA NORD DELLE GRANDES JORASSES (4206 m), I FRANCESI SÉBASTIEN BOHIN E SÉBASTIEN RATEL, CON SÉBASTIEN MOATTI E MANU PELLISSIER, HANNO TRACCIATO UNA VIA NUOVA (1300 m, TD) SULLO SPERONE NORD-EST DELLA CRESTA NORD DEL MOUNT AUGUSTA (4289 m), REALIZZANDO COSÌ LA QUINTA ASCENSIONE ASSOLUTA DELLA MONTAGNA. NELL’AMBITO DELLA STESSA SPEDIZIONE, IL CUI OBIETTIVO PRINCIPALE (MANCATO) ERA LA FORMIDABILE HUMMINGBIRD RIDGE DEL MOUNT LOGAN (5959 m), LIONEL ALBRIEUX, JACQUES-OLIVIER MARIE E MARION POITEVIN HANNO RIPETUTO LA CRESTA EST DEL COLOSSO CANADESE
I collezionisti di salite sono una categoria inestinguibile. Ci sono quelli che, puntata una parete, non la lasciano in pace fino a quando non ne hanno percorso tutte le vie. Ma ci sono (o ci sono stati) anche quelli che, sognando di notte le 100 più belle di Rébuffat o le 100 estreme di Pause e Winkler, non desiderano (o desideravano) altro che conquistarle tutte, ornando con crocette, sottolineature o altri segni adatti allo scopo gli indici di quei mitici volumi. Ecco allora un’idea: scoprire i possessori delle collezioni complete, anche per capire come e perché sono arrivati al traguardo. Un’impresa disperata? Abbastanza. L’unica certezza – ma bisogna volare dall’altra parte dell’Atlantico – è che nessuno, finora, è riuscito a far sue tutte le Fifty Classic Climbs of North America proposte nel 1979 da Steve Roper e Allen Steck. Incredibile? Non troppo, visto che quello splendido libro, a dispetto del titolo, comprende cose tutt’altro che classiche come la grandiosa Hummingbird Ridge (“Cresta del colibrì”) del Mount Logan (5959 m, Saint Elias Mountains, Yukon, Canada): la via che, aperta nel 1965 dallo stesso Steck con Richard Long, Paul Bacon, Frank Coale, John Evans e James Wilson, non è mai stata ripetuta.
Nelle scorse settimane, a inizio giugno, ci hanno provato quattro francesi piuttosto in gamba – Sébastien Bohin, Sébastien Ratel, Sébastien Moatti e Manu Pellissier (i primi due passati in inverno lungo Manitua sulla parete nord delle Grandes Jorasses ) – ma anche per loro non c’è stato niente da fare: quella cresta infinita, che in 10 e più chilometri di maestoso incedere da sud a nord guadagna i 4000 metri di dislivello che dividono il Seward Glacier dalla vetta estrema del Mount Logan, ha prima costretto Pellissier alla ritirata (per un dolore ad una gamba dopo oltre 6 chilometri di scalata) e ha poi fermato il tentativo dei soli tre Sébastien, prontamente ripartiti dopo aver accompagnato Manu al campo base. Spedizione fallita, dunque? Nossignori: il citato quartetto del GMHM (Groupe Militaire de Haute Montagne), giunto in Canada con altri due compagni – Lionel Albrieux e Jacques-Olivier Marie – e una compagna – Marion Poitevin – prima di cimentarsi sul Mount Logan si era dato da fare sul Mount Augusta (4289 m), firmando al quarto tentativo nel giro di pochi giorni una via nuova di 1300 metri (TD) sullo sperone nord-est della cresta nord.
Immaginate questo scenario: da una parte, a nord, la fortezza del Mount Logan con tutte le sue ramificazioni (tra le quali pareti gigantesche, come quella salita dai giapponesi Yokoyama e Okada, appaiono “soltanto” come gli elementi di un’architettura assolutamente fuori scala). Poi, in mezzo, la distesa del Seward Glacier. Infine, dall’altra parte, lungo il confine tra lo Yukon e l’Alaska, proprio di fronte al Mount Logan (a 30 chilometri di distanza, senza nulla in mezzo), il Mount Augusta. I tre Sébastien e Manu, come detto, ne hanno avuto ragione dopo una dura prova di pazienza, bivaccando alla sua base, attaccando a mezzanotte e salendo rapidamente – per anticipare il sole, il caldo e i pericoli oggettivi – grazie alle tracce lasciate in precedenza. Soltanto dopo 10 ore di scalata e 1300 metri di dislivello, a quota 3400 e ormai sulla cresta nord (la via dei primi salitori), il quartetto si è concesso una vera pausa: un gran respiro prima di liquidare in 3 ore gli ultimi non difficili 900 metri, percorrerli a ritroso in meno un’ora e quindi fermarsi una seconda volta, ancora a 3400 metri, prima di continuare la discesa – terminata alle 7 del mattino del giorno dopo – lungo la parte inferiore cresta nord.
Da notare che, dopo la prima di Pete Schoening e compagni (1952), la seconda ascensione del Mount Augusta arrivò soltanto nel 1987, per la cresta ovest, grazie ai canadesi Don Serl, Jeff Marshall, Greg Foweraker e Mike Carlson. Del 1990, realizzata dagli americani Mark Bebie e Bill Pilling, è invece la terza salita: i due amici superarono la cresta sud e scesero per il crinale opposto (via del 1952), compiendo la prima traversata della montagna. Nel 1993, ad opera dei britannici Paul Knott, Paul Mead, Ade Miller e Rob Wilson, anche la quarta ascensione (prima ripetizione della cresta nord) divenne realtà: un successo a cui, dopo 17 anni, è seguito quello francese che abbiamo appena raccontato (quinta ascensione assoluta del Mount Augusta).
Abbiamo detto che i tre Sébastien e Manu Pellissier, in Canada, non erano soli. Cosa hanno dunque combinato gli altri tre membri del GMHM? Risposta: Lionel Albrieux, Jacques-Olivier Marie e Marion Poitevin, tra il 20 e il 30 maggio, hanno salito e sceso la lunghissima cresta est (Kermith Ross, Don Monk, Cecil Ouellette, Gilbert J. Roberts e David A. Collins, 1957) del Mount Logan fermandosi, come i primi salitori, sulla Cima Est (5900 m). La scalata, in verità, non era fine a se stessa ma in funzione di un altro più arduo cimento sulla stessa montagna tuttavia il Mount Logan, mai troppo accondiscendente nei confronti degli alpinisti, anche questa volta ha fatto in modo – accidenti a lui – che il sogno rimanesse tale.
Foto cover. Dal campo base sul Seward Glacier, guardando verso sud, spicca a sinistra, a 15 chilometri di distanza, la mole del Mount Augusta (4289 m). Foto: www.gmhm.terre.defense.gouv.fr
Foto 1. Veduta aerea, da sud-est, del Mount Logan (5959 m). L'immagine evidenzia la complessa architettura della montagna il cui versante meridionale, che si innalza per 4000 metri dal ghiacciaio, presenta creste lunghissime tra cui si incuneano poderose pareti. Al centro della foto, culminante nella cima principale del colosso, la spettacolare “Hummingbird Ridge” (lunga oltre 10 chilometri). Foto: www.gmhm.terre.defense.gouv.fr
Foto 2. In azione, su terreno assai tecnico, lungo la “Hummingbird Ridge” del Mount Logan. Foto: www.gmhm.terre.defense.gouv.fr
Foto cover. Dal campo base sul Seward Glacier, guardando verso sud, spicca a sinistra, a 15 chilometri di distanza, la mole del Mount Augusta (4289 m). Foto: www.gmhm.terre.defense.gouv.fr
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