
Il grande Walter oggi compie 80 anni. Non li dimostra, però: tanto nel fisico quanto nel pensiero. La grinta di quell’uomo, nato a Bergamo il 22 giugno 1930, è sempre la stessa: a sentirlo, oggi, imprese come quella del Petit Dru (55 anni fa) o del Cervino (45 anni fa) si spiegano quasi da sole. Walter rimane l’alpinista, incarna la quintessenza dell’alpinismo: tutto il resto è un di più. Può sembrare duro, quasi antipatico. Ma in fondo è tutta una maschera, che rivela la coerenza di un uomo che non ha mai tradito le proprie idee, le proprie convinzioni. In pubblico può piacere o non piacere. In privato è di una squisitezza unica, che racconta e ascolta con la curiosità di un bambino (anche se su certe cose è meglio non contraddirlo). Parla di un mondo che non c’è più, di meraviglie che lui ha toccato e vissuto perché ha voluto ed è stato capace di spingersi oltre, abbandonando le false sicurezze per trovare quella vera: «Quella che maturi dentro te stesso con l’esperienza, con la volontà, con la costanza, con la determinazione, con la coerenza. Se riesci a mettere insieme queste cose, ci arrivi. La sicurezza è la responsabilità che prendi verso te stesso! E quello che accade è che cresci: il vero risultato è la crescita dentro di te».
Quando parla, Walter, non usa soltanto la voce: bisogna guardarlo, vedere le sue mani, le espressioni del volto. Il messaggio è unico, affascinante, degno di una leggenda vivente («L’obiettività impone chiarezza»). Tutta retorica da folle eroe moderno, come il «grande alpinismo tradizionale» che «può forse apparire assurdo e insopportabile»? Forse no, se è vero «che il destino dell’uomo è quello di diventare sempre più umano. Ecco cosa vogliono ricordarci le inutili quanto sagge “follie” degli attuali eroi». Personaggi che, attenti al passato e all’avvenire, non credono all’ultimo mito: la distruzione degli altri miti. Riguardo la concezione dell’alpinismo, «per oggettivare il discorso», Walter ribadisce che la sua «trova riscontro e chiarezza» sia nelle imprese sia nel modo di vivere: «È l’alpinismo classico a cui mi sono sempre ispirato, poiché si confà perfettamente al mio temperamento e risponde completamente alle mie necessità. Ed è muovendomi nel solco di una tradizione che ho sempre cercato di portare questa traccia più avanti, senza snaturarla, rispettando le regole di un gioco che ha un fascino e una giustificazione proprio perché il “mazzo” non è stato truccato per vincere ad ogni costo».
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Foto cover. Dubino, 28 ottobre 2008: Walter Bonatti racconta. Foto di Carlo Caccia
Foto 1. Walter Bonatti racconta. Foto di Carlo Caccia
Foto 2. Profilo. Foto di Carlo Caccia
Foto 3. La grinta di Walter. Foto di Carlo Caccia
Foto cover. Dubino, 28 ottobre 2008: Walter Bonatti racconta. Foto di Carlo Caccia
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