
RIUSCITA AD UNA SPEDIZIONE UCRAINA, PER UNA LINEA IN PARTE NUOVA NEL SETTORE SINISTRO DELLA PARETE, LA TERZA SALITA ASSOLUTA DELLA SUD-OVEST DEL “GRANDE NERO”. LA VETTA È STATA RAGGIUNTA IL 23 MAGGIO 2010, ALLE 18 ORA LOCALE, DA SERGEY BUBLIK, DMITRY VENSLAVOVSKY E VLADIMIR ROSHKO
Alla fine ce l’hanno fatta anche sul Makalu (8463 m). Stiamo parlando dei determinatissimi ucraini guidati da Valentin Simonenko, Mstislav Gorbenko e Mikhail Zagirnjak che, tre anni dopo aver messo a segno la prima salita della parete nord-est dell’Himalchuli (7893 m ), hanno firmato per una via in parte nuova la terza ascensione assoluta della Sud-ovest del “Grande nero”. In vetta alla diciannovesima montagna della terra, il 19 maggio 2007, giunsero Sergey Bublik, Vladimir Roshko, Sergey Pugachev, Yuri Kilichenko, Andrey Kiyko e Maxim Perevalov (settima e finora ultima ascensione assoluta). In vetta alla quinta, il 23 maggio 2010, sono arrivati Bublik, Roshko e Dmitry Venslavovsky.
Il terzetto, membro di una spedizione composta anche da Pugachev, Perevalov e Kiyko e inoltre da Yuri Kruglov, Vladimir Klebansky, Alexander Zakolodny, Pavel Kirichek e Igor Storozhenko, è sbucato in cima dopo aver salito la parte inferiore della via jugoslava del 1975 (vetta toccata il 6 ottobre da Stane Belak- Šrauf e Marjan Manfreda e nei giorni seguenti da altri cinque alpinisti: prima ascensione della parete sud-ovest del Makalu) e quindi, abbandonando questa linea, piegando a sinistra in direzione del pilastro ovest raggiunto a quota 7600. Da lì, salendo innanzitutto gli ultimi 100 metri del suo bastione chiave (che presenta difficoltà di V+ e A2), gli ucraini hanno seguito la parte superiore della via francese del 1971 (in vetta, il 23 maggio, arrivarono Yannick Seigneur e Bernard Mellet). Per la discesa la scelta è caduta, abbastanza naturalmente, sulla via francese del versante opposto: quella aperta nel 1955 da Lionel Terray, Jean Couzy e compagni.
Partita il 27 marzo scorso da Kiev, la numerosa squadra ucraina ha raggiunto il luogo scelto per il campo base, a quota 4800 sul Barun Glacier, il 7 aprile. Due giorni dopo, a 5850 metri, il campo base avanzato era già realtà e il 14 aprile è stata la volta del campo 1 (6200 m). Più o meno dal campo 2 (in un crepaccio a 6600 metri) gli ucraini hanno lasciato, piegando a sinistra, la via jugoslava e il 17 aprile hanno attrezzato la loro linea fino a 6900 metri. Il 21 aprile una prima squadra ha toccato quota 7100 e il 30 aprile, 400 metri più in alto, è stato attrezzato il campo 4. Finalmente, il 1° maggio, la spedizione ha raggiunto la via dei francesi sul pilastro ovest (come detto a 7600 metri) spingendosi quindi, prima dell’arrivo di un lungo periodo di brutto tempo, fino a quota 7750. Le operazioni sulla montagna sono riprese diversi giorni dopo e il 21 maggio le ultime carte vincenti erano in mano a Zakolodny e Pugachev (al campo 5) e a Bublik, Roshko e Venslavovsky (al campo 4). Il giorno successivo le parti si sono scambiate: Zakolodny e Pugachev sono scesi mentre gli altri sono saliti, pronti per la puntata finale. L’attacco alla vetta è così scattato nelle primissime ore del 23 maggio. A mezzogiorno Bublik e compagni erano a circa 8300 metri. Hanno poi raggiunto il salto roccioso verticale (20 metri) ormai a quota 8400 e alle 18, superato quell’ostico ma ultimo ostacolo al termine di una sfida durata oltre un mese e mezzo, gli 8463 metri della cima del Makalu erano sotto le punte dei loro ramponi.
Ci ha fatto sognare, questa scalata? Non troppo, in verità. Perché pensando al capolavoro corsaro di Pierre Béghin, che nel 1989 mise a segno la seconda ascensione della grande parete, salendola direttamente prima a destra della via jugoslava e poi lungo quest’ultima, i campi e le corde fisse dei pur formidabili ucraini non hanno nulla di onirico: roba piuttosto pesante, purtroppo, che c’entra poco con la magica leggerezza di un sogno.
Foto cover. La parete sud-ovest del Makalu (8463 m)
Foto 1. La Sud-ovest del Makalu con le vie: Jugoslava del 1975 (linea rossa), Francese (Béghin) del 1989 (linea blu) e Ucraina del 2010 (linea fucsia, il pallino indica approssimativamente il punto, a quota 7600, dove la via raggiunge il pilastro ovest)
Foto cover. La parete sud-ovest del Makalu (8463 m)
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