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A due passi dalla cima

12 mag 2010, di Carlo Caccia
Latok IV 1

KARAKORUM: VIA NUOVA IN A SINGLE PUSH SUL LATOK IV (6456 m) PER I CECHI JIRI PLISKA E ONDREJ MANDULA CHE, SALITA LA PARETE SUD-OVEST (800 m, V+ e 70°), SI SONO PERÒ FERMATI A POCHE DECINE DI METRI DALLA VETTA

Dici Latok e subito pensi ai primi tre fratelli della famiglia: il Latok I (7145 m) con la sua corteggiatissima e ancora inviolata cresta nord, il Latok II (7108 m) dove pochi mesi fa si è consumata la tragedia di Óscar Pérez e il Latok III (6949 m) con la sua vertiginosa e mai salita parete ovest. Ma in quell’angolo del Karakorum (Panmah Muztagh), nel bacino del Biafo Glacier (a est del ghiacciaio), dove i successi si contano sulle dita delle mani – le tre cime menzionate sono state salite in tutto dieci volte: una il Latok I, cinque il Latok II e quattro il Latok III – con ben due imprese italiane – la prima ascensione del Latok II riuscita ad Ezio Alimonta, Toni Masè e Renato Valentini nel 1977 e la seconda del Latok III firmata da Marco Forcatura, Marco Marciano ed Enrico Rosso nel 1988 -, in quell’angolo del Karakorum, dicevamo, c’è anche una montagna più piccola, leggermente in disparte (sud-est) rispetto alla magnifica triade ma comunque assai interessante e tutt’altro che inflazionata: il Latok IV con le sue cime nord-ovest (6456 m) e sud-est (6450 m). La principale è stata raggiunta per la prima e finora unica volta il 18 luglio 1980, per la parete sud-ovest, dai giapponesi Motomu Ohmiya e Koji Okano mentre l’altra, violata dallo stesso Ohmiya subito dopo la principale, è stata calcata una seconda volta il 9 agosto 1999, sempre per la parete sud-ovest (via giapponese), dai tedeschi Alexander e Thomas Huber. Aggiungiamo che tra il Latok III e il Latok IV si trova il Latok V (6190 m), tentato da Ohmiya e Tsuguo Tsuchida nel 1999 e violato dagli americani Doug Chabot, Mark Richey e Steve Swenson il 5 agosto 2006.

Ma torniamo al Latok IV dove, dal luglio 2009, esiste una seconda via oltre a quella dei giapponesi. L’hanno firmata in bello stile, in a single push da un bivacco a quota 5600 alla vetta e ritorno (18 ore di azione ininterrotta), i cechi Jiri Pliska e Ondrej Mandula che, saliti per la parete sud-ovest a sinistra della linea del 1980, hanno raggiunto la cresta sommitale rinunciando però alla vetta (la cima nord-ovest, rimasta 50-100 metri più in alto).
Pliska e Mandula, dopo aver ripetuto con Blanka Hercikova e Martin Horak la lunga (1150 m) e difficile (VII- e A1) via aperta nel 1990 dagli americani John Catto e Steve Wood sulla parete ovest del Lukpilla Brakk (5380 m), hanno lasciato il campo base sul Biafo Glacier inoltrandosi per un tratto lungo il Baintha Lukpar Glacier (che si immette da est nel Biafo ed è chiuso a nord e a est dalla parata dei Latok): lì hanno piazzato un campo avanzato. Il giorno successivo, risalita la parte finale del tormentato ghiacciaio, hanno raggiunto la base della Sud-ovest del Latok IV e senza tendina hanno bivaccato.
La scalata vera e propria, per l’evidente sistema di canali nel settore sinistro della parete, è cominciata alle tre del mattino. Superati senza corda i primi 200 metri su neve (50°), quando il terreno si è fatto più ghiacciato e ripido (60-70°), i due amici si sono legati e a un centinaio di metri dalla cresta sommitale hanno raggiunto il tratto chiave della salita. Hanno così superato un primo tiro su roccia, a destra di un camino strapiombante, un secondo tiro caratterizzato da cinque metri di ghiaccio verticale e un terzo tiro su misto: una lunghezza divertente che alle 14, a undici ore dalla partenza, li ha portati sulla cresta sommitale. Da lì alla vetta, ormai vicina, non c’erano difficoltà particolari ma il cattivo tempo ha consigliato ai nostri protagonisti di buttare subito le doppie alla volta del luogo del bivacco, raggiunto alle 21 dopo una non breve discesa.

Foto cover. La parete sud-ovest del Latok IV. A sinistra la cima nord-ovest (6456 m), a destra - arretrata - la cima sud-est (6450 m). Foto di Jiri Pliska (www.summitpost.org)


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