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Sulle tracce di Gaston Rébuffat

30 apr 2010, di Carlo Caccia
Domino & Co

IL 12 MARZO 2010, SULLA PARETE NORD DELLA POINTE DU DOMINO (3648 m, MONTE BIANCO), AYMERIC CLOUET, JÉRÔME PARA E MARION POITEVIN HANNO APERTO L’EFFET PAPILLON: UNA VARIANTE INIZIALE DI 350 METRI (M6) ALLA VIA TRACCIATA DAL GRANDE MARSIGLIESE, CON JEAN-PAUL CHARLET, NEL LONTANO 1945

PREMESSA. È inevitabile: dal rifugio d’Argentière, a quota 2771 sull’omonimo ghiacciaio, ai piedi dell’Arête du Jardin dell’Aiguille d’Argentière (3902 m), non si può sfuggire al fascino superbo di ciò che sta di fronte. Dall’altra parte della lingua glaciale, a comporre un quadro tra i più grandiosi del Monte Bianco e delle Alpi intere, s’innalza favolosa – quasi un sogno – la triade delle pareti nord delle Courtes (3856 m), delle Droites (4000 m) e dell’Aiguille Verte (4122 m): un insieme potente e allo stesso tempo armonioso, una magica alternanza di speroni rocciosi, canali e scivoli ghiacciati a cui gli alpinisti guardano con desiderio e timore, ricordando imprese come quella di Reinhold Messner sulle Droites (20 luglio 1969) o, più antica, quella di Marcel Couturier, Armand Charlet e Jules Simond sull’Aiguille Verte (1° luglio 1932).
I tesori del bacino d’Argentière, però, non si esauriscono qui. A sinistra (est) delle Courtes, la bastionata – ora meno imponente e coronata da alcune splendide guglie come le Aiguilles Ravanel (3696 m) e Mummery (3700 m) – continua fino ad una depressione (Col des Courtes, 3569 m) e poco oltre muta decisamente direzione, piegando verso est-nord-est e formando così, tra i “pilastri” dell’Aiguille de Triolet (3870 m) a destra e del Mont Dolent (3823 m) a sinistra, la testata estrema del ghiacciaio d’Argentière. Non esitiamo, allora: lasciamo il rifugio con le sue tre celebrate meraviglie e, senza troppa fatica, inoltriamoci da quella parte, per vedere da vicino quella parata di cime unite da un filo di cresta lungo il quale, proprio tra i “pilastri” appena menzionati, corre il confine italo-francese.

LE VIE DI IERI. La bastionata, orientata a nord-ovest e larga due chilometri scarsi, è una festa di vie: itinerari più o meno impegnativi, di epoche diverse, che da Impromptu di Patrick Gabarrou e Philippe Batoux (1995, 400 m, III/5) sul Mont Dolent (procediamo ora, più comodamente, da sinistra verso destra) arrivano al Couloir Occidental dello stesso Gabarrou e Jean-Michel Asselin (1982, 600 m, IV/D+) sul Petit Triolet (3719 m, è una sorta di imponente spalla a destra dell’Aiguille de Triolet). In mezzo sta una trentina di itinerari tra cui, senza trascurare nessuna cima o colle, segnaliamo qui (a lato, nella didascalia, la lista completa) la Charlet (Marcel Couturier, Armand Charlet e Alfred Simond, 1934, 700 m, III/D+) sul Mont Dolent, Les Barbares (Stéphane Benoîst e Patrick Pessi, 2003, 500 m, 5c, A2, 80° e misto, ED) e la Charlet-Ghilini (Jean-Franck Charlet e René Ghilini, 1979, 500 m, III/5) sulle Pointes Supérieures de Pré de Bar (3683 m), la Batkin-Kollop (Jacques Batkin e Yvon Kollop, 1960, 450 m, II/1) lungo il couloir nord della Brèche de Pré de Bar (3561 m), la Fontaine (Émile Fontaine con Joseph e Jean Ravanel, 1904, 500 m, II/AD) sulla Pointe de Pré de Bar (3613 m), il Couloir Nord (Edward Whymper, Michel Croz, Christian Almer e Franz Biner in discesa, 1864, 350 m, II/D) del Col du Dolent (3490 m), la Messner-Marchal (Reinhold Messner e Michel Marchal, 1969, 400 m, III/3) e la Rébuffat-Charlet (Gaston Rébuffat e Jean-Paul Charlet, 1945, 550 m, III/D) sulla Pointe du Domino (3648 m), la Charlet-Ducroz (Jean-Franck Charlet e Denis Ducroz, 1979, 450 m, III/4 e 5c) alla Brèche du Domino, Shining Wall (Pete Benson e Guy Robertson, 2007, 600 m, IV/5) sulla Pointe 3650, la Desmaison (René Desmaison e Yves Pollet-Villard, 1960, 500 m, III/2) lungo il couloir nord della Brèche de Triolet (3611 m) e la Gréloz-Roch (Robert Gréloz e André Roch, 1931, 800 m, V/2) sulla parete nord dell’Aiguille de Triolet.

LA NUOVA VARIANTE. Ma torniamo, ora, alla Pointe du Domino che, con il suo notevole sperone nord-nord-ovest (lungo cui si svolge la via di Rébuffat e Charlet) è forse la struttura di spicco dell’intera bastionata. Sul versante settentrionale di questa cima, oltre ai due itinerari già menzionati e per la precisione alla loro destra, si svolgono altre tre vie: la difficile Domino (500 m, 5c, A2, 90° e misto) aperta da Christophe Beaudouin e Andy Parkin nel 1998, la frequentata Petit Viking (500 m, III/4) firmata da Sylviane Tavernier, Bruno Cormier e Dominique Radigue nel 1984 e quella (500 m, IV/5 e misto) tracciata da Alan Rouse con due compagni nel 1979. Guardando bene la parete, però, appena a destra dello sperone nord-nord-ovest (quindi tra la Rébuffat-Charlet e Domino) si nota un’altra possibilità: una linea di debolezza che senza dubbio è soltanto una variante, visto che ad un certo punto l’incontro con la via del grande Gaston appare inevitabile, ma comunque interessante. Un progetto per il futuro? No: questo problemino da intenditori, potremmo dire di “microesplorazione”, è stato risolto il 12 marzo 2010 dai francesi Aymeric Clouet e Jérôme Para con l’amica Marion Poitevin.
La neonata variante, battezzata L’effet papillon, è lunga 350 metri (6 lunghezze di corda) e si svolge inizialmente (3 lunghezze) lungo un couloir e poi su misto (M6, in alcuni tratti è difficile proteggersi) per raggiungere la
Rébuffat-Charlet in corrispondenza del nevaio a 4 tiri dalla cima. Il terzetto transalpino, tuttavia, anche a causa della comoda partenza con la funivia delle 8.30 da Argentière, non avendo preventivato un bivacco, è stato costretto a fare dietro front al termine dell’assai impegnativo primo tiro in comune con la via del 1945, lasciando ad altri (o ad un altro giorno) l’intégrale jusqu’au sommet.

Foto cover. La testata del ghiacciaio d'Argentière, dal Mont Dolent (a sinistra) al Petit Triolet, con la Pointe du Domino evidente in mezzo, ripresa dal rifugio d'Argentière


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