
PREMIATI BRUCE NORMAND, KYLE DEMPSTER E JED BROWN (PRIMA SALITA DELLA CIMA OVEST DELLO XUELIAN FENG) E DENIS URUBKO E BORIS DEDESHKO (VIA NUOVA SULLA PARETE SUD-EST DEL CHO OYU)
Sabato 10 aprile 2010, ore 23. Il pubblico, al Majestic di Chamonix, pende dalle labbra di Andrej Štremfelj: il presidente della giuria della 18ª edizione dei Piolets d’Or sta per annunciare i vincitori. Cinque le imprese nominate, tutte straordinarie. Ma chi, tra pochi minuti, potrà alzare al cielo la piccozza d’oro? Štremfelj fa una piccola pausa e prepara il pubblico: «Oggi abbiamo deciso di scegliere due salite, che rappresentano creatività ed esplorazione». Silenzio. Altra brevissima pausa e poi, finalmente, l’annuncio: «Quest’anno abbiamo deciso di premiare la prima salita della cima ovest dello Xuelian Feng, compiuta da Bruce Normand, Kyle Dempster e Jed Brown». In sala è un boato: noi siamo a un metro dai nominati e cerchiamo di scattare quante più foto possibili, per fissare tutta la gioia dei tre “campioni”. Kyle, balzato piedi, è felicissimo e Alexander Ruchkin, in quanto a congratulazioni, non si risparmia. Il terzetto sale sul palco e subito riceve il premio, tra sorrisi e strette di mano, mentre Denis Urubko è scatenato con la macchina fotografica. Ma non è ancora finita. Štremfelj si appresta al secondo annuncio, a proclamare gli altri vincitori: «Premiamo poi Denis Urubko e Boris Dedeshko, per la loro salita sulla parete sud-est del Cho Oyu». Ed è un altro boato: per Denis, alla terza nomination dopo quelle per le vie nuove sul Broad Peak e sul Manaslu, è un successo strameritato.
La giuria, dopo aver esaminato le salite in lizza, ha deciso senza tentennamenti: Štremfelj, Jordi Corominas, Robert Schauer, Kei Taniguchi, Anna Piunova e Lindsay Griffin hanno assegnato i premi senza distinzioni, senza categorie, assolutamente ex aequo. Perché sia l’impresa dei kazaki sia quella del terzetto americano-scozzese, come ha spiegato Štremfelj, rappresentano due modi diversi ma ai massimi livelli di intendere l’esplorazione e l’avventura. Da una parte un colosso noto e facile da raggiungere, dall’altra un gruppo pressoché sconosciuto e inesplorato. Così se Bruce, Kyle e Jed si sono mossi all’insegna della scoperta assoluta, firmando una salita di eccezionale impegno, Denis e Boris hanno saputo trovare il nuovo dove, in ogni senso, ci vogliono capacità particolari per riuscirci, individuando e risolvendo una via incredibile su una parete oggettivamente pericolosa. Rispetto alle altre ascensioni nominate – quella sul Pobeda di Gleb Sokolov e Vitaly Gorelik, quella sul Peak 6134 di Alexander Ruchkin e Mikhail Mikhailov e quella sul Chang Himal di Nick Bullock e Andy Houseman –, tutte assolutamente esemplari, in quelle premiate la giuria ha notato un qualcosa in più: una differenza che meritava di essere sottolineata.
Detto questo, dando appuntamento ai prossimi giorni per altri contributi (testi e immagini) sulle giornate dei Piolets d’Or, chiudiamo sottolineando che gli organizzatori – in primis Christian Trommsdorff, impeccabile direttore d’orchestra – hanno saputo centrare il bersaglio: la kermesse ai piedi del Monte Bianco, dove si respirava tutto fuorché aria di competizione, è stata davvero la celebrazione dell’alpinismo mondiale, una grande festa internazionale dove storie ed esperienze diverse – dall’Europa al Giappone, dall’America alla Russia, tra presente e passato con un occhio al futuro – si sono splendidamente intrecciate.
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I dettagli delle salite nominate
www.iborderline.net/intotherocks/2010/02/piolets-dor-2010-le-nominations
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English version
www.iborderline.net/intotherocks/en/2010/04/piolets-dor-the-winners
Foto cover. Jordi Corominas, membro della giuria, e i nominati e i premiati sul palco del Majestic di Chamonix al termine della serata. In piedi, da sinistra: Jordi Corominas, Nick Bullock e Andy Houseman (Chang Himal), Vitaly Gorelik e Gleb Sokolov (Pobeda), Bruce Normand e Kyle Dempster (Xuelian Feng). Accosciati, da sinistra: Alexander Ruchkin (Peak 6134), Boris Dedeshko e Denis Urubko (Cho Oyu) e Jed Brown (Xuelian Feng). Mikhail Mikhailov, compagno di Ruchkin sul Peak 6134, non ha purtroppo potuto essere presente all'evento. Foto di Carlo Caccia
Foto 1. Andrej Štremfelj, presidente della giuria, sta per annunciare i vincitori della 18ª edizione dei “Piolets d'Or”. Foto di Carlo Caccia
Foto 2. Un secondo dopo il primo annuncio di Štremfelj: Dempster (sorridente) e Brown (parzialmente voltato) festeggiati da Ruchkin (a sinistra in piedi) e da Gorelik (seduto). Foto di Carlo Caccia
Foto 3. Da sinistra: lo scozzese Bruce Normand e gli americani Kyle Dempster e Jed Brown con il loro “Piolet d'Or”. Foto di Carlo Caccia
Foto 4. Denis Urubko e Boris Dedeshko con Anna Piunova, membro della giuria e direttrice del sito “www.mountain.ru”, punto di riferimento per l'informazione sull'alpinismo russo e dei paesi dell'ex Unione Sovietica. Foto di Carlo Caccia
Foto cover. Jordi Corominas, membro della giuria, e i nominati e i premiati sul palco del Majestic di Chamonix al termine della serata. In piedi, da sinistra: Jordi Corominas, Nick Bullock e Andy Houseman (Chang Himal), Vitaly Gorelik e Gleb Sokolov (Pobeda), Bruce Normand e Kyle Dempster (Xuelian Feng). Accosciati, da sinistra: Alexander Ruchkin (Peak 6134), Boris Dedeshko e Denis Urubko (Cho Oyu) e Jed Brown (Xuelian Feng). Mikhail Mikhailov, compagno di Ruchkin sul Peak 6134, non ha purtroppo potuto essere presente all'evento. Foto di Carlo Caccia