
I FRANCESI SEBASTIEN BOHIN, SEBASTIEN RATEL E CEDRIC PERILLAT, DAL 16 AL 19 MARZO 2010, HANNO SALITO MANITUA: IL CAPOLAVORO (1100 m, 6c, A3+ e 70°) DELLO SLOVENO SLAVKO SVETIČIČ SULLO SPERONE CROZ DELLA NORD DELLE GRANDES JORASSES
Ci sono pareti e pareti: la Nord delle Grandes Jorasses (4206 m, Monte Bianco) appartiene per varie ragioni alla categoria più prestigiosa. Una muraglia a cinque stelle che per Valery Babanov è il massimo: «È severa, appartata. Colpisce per le sue dimensioni e impone grande rispetto. Salirla è sempre una sfida, specialmente in inverno. Credo sia impossibile non innamorarsi di quella parete, capace di mettere alla prova l’esperienza di ogni alpinista». Valery, lassù, è passato tre volte in solitaria. L’ultima, tra il 16 e il 27 luglio 1999, aprendo Eldorado (1200 m, 6b, A3/A4 e 90°) alla Punta Whymper: una via estremamente impegnativa, che a detta di Stéphane Benoîst e Patrice Glairon-Rappaz (che hanno salito la Nord un numero imprecisato di volte, in ogni stagione), condivide con la Directe de l’Amitié (Yannick Seigneur, Louis Audoubert, Michel Feuillarade e Marc Galy, 19-27 gennaio 1974, 1200 m, 6a, A4, M5/M6 e 55°) e Manitua (Slavko Svetičič in solitaria, 8-10 luglio 1991, 1100 m, 6c, A3+ e 70°) il primato di linea più dura della parete. Insomma: ad una via tracciata in inverno, in stile assedio da gente che giocava in casa, si contrappongono due linee risolte in solitaria da una coppia di visionari dell’Est.
Questa premessa per dire che proprio Manitua, che si svolge sul fianco sinistro (ossia sul grande scudo roccioso) dello Sperone Croz, dal 16 al 19 marzo 2010 è stata salita in terza invernale dai francesi Sébastien Bohin, Sébastien Ratel e Cédric Périllat: tre membri del GMHM (Groupe Militaire de Haute Montagne) che dalla prima invernale ad opera di Jean-Claude Marmier e Georges Nominé della storica Peters-Meier sullo stesso Sperone Croz (10-13 febbraio 1971), mantiene più viva che mai una gloriosa (gelida…) tradizione sulle Grandes Jorasses.
Bohin e compagni, con un “bagaglio” di 75 chili tra cibo (per 5 giorni) e materiale da scalata, il tutto ripartito in 3 sacconi da 25 chili, hanno attaccato la via alle 14 di martedì 16. Il primo giorno, saliti 350 metri di misto (delicato più che difficile, anche a causa dei grossi sacchi), i tre amici sono arrivati alla base del bastione roccioso e, per la mancanza di neve, sono stati costretti a bivaccare seduti, su dei gradini ricavati al momento. Il 17 marzo sveglia alle 4.30 per cominciare la parte più tosta della salita: diverse lunghezze di corda che, in inverno, impongono una lenta e laboriosa progressione in artificiale. Così la cordata, durante l’intera giornata, è riuscita a guadagnare soltanto 200 metri, arrivando alla grande lama staccata che ha garantito una notte più comoda della precedente (si veda, per capire, il filmato linkato sotto). Il terzo giorno, con altri 200 metri di ardua scalata, i nostri protagonisti si sono lasciati alle spalle il grandioso “scudo”: alle 21, dopo 4 ore di fatica per risolvere la lunghezza chiave (condotta da Périllat, che non volendo sostituire uno spit danneggiato ha dovuto darsi molto da fare su un chiodino e un gancetto agganciato al nulla…), si sono ritrovati insieme per il terzo bivacco. Il 19 marzo, notati alcuni segnali di peggioramento del tempo, nonostante la stanchezza i tre alpinisti hanno fatto di tutto per raggiungere la vetta e alle 17 erano lassù, pronti a scendere verso il rifugio Boccalatte (raggiunto alle 22.30 dopo una discesa in parte al buio, nella neve molle e tra i crepacci, con tanto di caduta – 10 metri e grande spavento – di Périllat in una delle voragini).
Ricordiamo che la prima invernale di Manitua risale al 1993 e porta le firme dei polacchi Jacek Fluder, Janusz Golob, Stanislas Piecuch e Bogdan Samborski mentre la seconda, molto più recente (19-24 febbraio 2008), è stata opera dei francesi Benoît Drouillat e Pascal Ducroz con la belga Vanessa François. Per completezza, restando sulla Nord delle Grandes Jorasses, aggiungiamo che Bohin e Ratel, con Didier Jourdain (un altro membro del GMHM), tra il 25 e il 27 febbraio 2009 si erano già distinti realizzando l’undicesima salita (sesta invernale) della Serge Gousseault (René Desmaison, Giorgio Bertone e Michel Claret, 10-17 febbraio 1973, 1200 m, 6a, A2 e 90° oppure, in libera, 6c, M6 e 90°) sullo Sperone Walker. Ratel, inoltre, vanta anche la decima salita di No Siesta (Jan Porvaznik e Stanislav Glejdura, 21-23 luglio 1986, 1100 m, 6a, A1 e 90° oppure, in libera, 6a, M8 e 90°) sullo Sperone Croz: una scalata riuscitagli con Stéphane Benoîst tra il 22 e il 24 settembre 2007. A proposito di Périllat, infine, ricordiamo che nelle scorse settimane, in compagnia di Patrice Glairon-Rappaz, ha messo a segno con 4 bivacchi la prima ripetizione (prima salita integrale e prima invernale) di Aux amis disparus (Patrick Gabarrou e Lionel Daudet, 5-6 luglio 1992, 1200 m, 6b e A3) sul Naso di Zmutt della parete nord del Cervino (4478 m).
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Il video della salita
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Per ulteriori informazioni
-Prima ripetizione di Aux amis disparus:
www.iborderline.net/intotherocks/2010/02/cervino-parete-nord-sulle-tracce-del-gab
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English version
www.iborderline.net/intotherocks/en/2010/04/winter-trip-on-the-premier-wall-2
Foto cover. Meraviglia invernale: la Nord delle Grandes Jorasses (4206 m). Al centro della parete lo Sperone Croz con, a sinistra del filo, lo “scudo” roccioso dove sale “Manitua” (www.summitpost.org)
Foto 1. Lenta e paziente progressione in artificiale lungo la difficile sezione centrale di “Manitua” (www.gmhm.terre.defense.gouv.fr)
Foto 2. Vertigini invernali sul bastione roccioso dello Sperone Croz (www.gmhm.terre.defense.gouv.fr)
Foto 3. La parete dal ghiacciaio di Leschaux, con il tracciato di “Manitua” e i bivacchi di Bohin e compagni (www.gmhm.terre.defense.gouv.fr)
Foto cover. Meraviglia invernale: la Nord delle Grandes Jorasses (4206 m). Al centro della parete lo Sperone Croz con, a sinistra del filo, lo “scudo” roccioso dove sale “Manitua” (www.summitpost.org)
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