
IL “GRIDO DI PIETRA”, DURANTE L’ULTIMA STAGIONE ALPINISTICA, HA CACCIATO TUTTI I PRETENDENTI (DAVID LAMA COMPRESO). SUL SUO ILLUSTRE VICINO, NONOSTANTE IL MALTEMPO, LE RIPETIZIONI SONO STATE INVECE NUMEROSE E, TRANNE UNA, TUTTE PER VIE DIVERSE DALLA “NORMALE” FRANCO-ARGENTINA. DA SEGNALARE POI UNA VIA NUOVA (20 LUNGHEZZE, 6b+) SUL PILASTRO OVEST E DIVERSE ASCENSIONI FEMMINILI. IL RESOCONTO COMPLETO – E QUALCHE RIFLESSIONE – IN COLLABORAZIONE CON ROLANDO GARIBOTTI
La Patagonia, almeno dal punto di vista meteorologico, è tornata ad essere la Patagonia. La stagione alpinistica appena conclusa, cominciata (primi giorni di dicembre) e terminata (ultimi giorni di febbraio) all’insegna del sole, per il resto è stata caratterizzata da condizioni pessime, con precipitazioni tanto ingenti da rendere molte montagne impraticabili anche durante le parentesi di bel tempo. Ce lo aveva già detto Enrico Rosso, che puntava alla prima traversata del Cordón Mariano Moreno, e ce lo ha confermato Rolando Garibotti: «Tempo orribile, con tanta neve». Così, a dispetto dell’incredibile processione del dicembre 2008, quando nel giro di 9 giorni ben 21 alpinisti raggiunsero la vetta del Cerro Torre (3102 m) per la parete ovest, nei mesi scorsi il “Grido di pietra” è rimasto involato: nessuno è riuscito ad intaccare l’immacolata perfezione del suo cappuccio ghiacciato.
David Lama, fenomeno dell’arrampicata, sognava la Via del compressore in libera ma tutto (o quasi) è rimasto fermo alle intenzioni: se il climber, infatti, non ha effettuato nessun tentativo, il team cinematografico al suo seguito ha occupato la montagna con circa 800 metri di corde fisse e altra mercanzia senza preoccuparsi, prima di ripartire verso casa, di fare pulizia. La speranza, per Garibotti, è che qualcuno torni a recuperare quanto resta di quel materiale, visto che un deposito lasciato sulla spalla, all’inizio dello spigolo sud-est, è già andato “perso”. Amaro il commento di “Rolo”: «Come già accaduto anni fa con Herzog, ancora una volta un “grande film” ha sporcato la montagna».
Dal Cerro Torre passiamo al Fitz Roy (3405 m): la splendida cima di cui gli alpinisti, giova ricordarlo, nulla sapevano prima della diffusione delle fotografie che gli scattò padre Alberto Maria De Agostini. Il missionario biellese, negli anni Trenta del secolo scorso, effettuò ben tre ricognizioni lungo le valli che lo circondano e nel 1937, ispirati dalle sue immagini, Ettore Castiglioni, Leo Dubosc e Titta Gilberti furono i primi a raggiungere il colle sud della montagna: quel valico che, quotato 2627 metri, è da allora la Brecha de los Italianos e sarebbe diventato, nel 1952, il punto di partenza della vittoriosa scalata di Lionel Terray e Guido Magnone, i primi salitori del Fitz Roy. Da quel giorno – era il 2 febbraio – il gigante di granito che figura, ben riconoscibile, anche nella bandiera della provincia argentina di Santa Cruz, è stato violato decine e decine di volte, per numerose linee diverse, e anche nei mesi scorsi, a differenza del Cerro Torre, non si è negato agli alpinisti. Ci vengono allora in mente le parole di Ermanno Salvaterra – 5 volte in cima al Torre e 2 sul Fitz Roy – che spiegava che «può capitare che sul Fitz Roy si arrampichi più o meno tranquillamente mentre sul Torre sia impossibile muoversi di un metro».
Eccoci dunque alla cronaca, con i nomi e i numeri. La via “normale” del Fitz Roy, la Franco-Argentina (data della combinazione della via francese del 1952, sullo sperone sud, con la sua variante diretta conclusa il 10 marzo 1984 dagli argentini Alberto Bendinger, Eduardo Brenner, Marcos Couch e Peter Friedrich, 650 m, VI+ e A1), nelle scorse settimane è stata ripetuta soltanto una volta. Assai interessante la genesi della scalata, condotta dallo svizzero Walter Hungerbühler (primo solitario, il 9 dicembre 2008, lungo la Via dei Ragni sul Cerro Torre) che non ha fatto altro che informarsi circa le condizioni meteorologiche in Patagonia, scoprire l’arrivo di una finestra di bel tempo, acquistare i biglietti, partire e tornare felice e soddisfatto dopo 9 giorni. Un modo di fare, spiega Garibotti, oggi abbastanza in voga tra gli argentini: una volta la Patagonia imponeva lunghe e pazienti attese, oggi si va e si viene in questo modo. Rolo: «Ci si reca in Patagonia soltanto quando fa bello: come sulle Alpi, sulle Dolomiti. Le montagne sono un po’ più grandi, certo, ma l’esperienza alla fine non è troppo diversa. Al Chaltén è così: la Patagonia di una volta, ormai, la si trova al San Lorenzo e sullo Hielo».
Nei mesi scorsi, all’unica ascensione della Franco-Argentina, hanno fatto da contraltare i non pochi successi per alcune vie in precedenza meno frequentate come la Supercanaleta (Carlos Comesaña e José Luis Fonrouge, 14-16 gennaio 1965, 1600 m, VI+ e 90°), la Afanassieff sulla parete nord-ovest a sinistra della precedente (Jean Afanassieff e compagni, in vetta il 27 dicembre 1979, 2300 m, V+ e A2) e il pilastro nord (Renato Casarotto in solitaria, in vetta il 19 gennaio 1979, 1300 m, VII- e A2). A proposito della Afanassieff è da segnalare la ripetizione firmata dalla tedesca Dörte Pietron (già in vetta al Torre per la parete ovest, il 1° dicembre 2008) con l’argentina Milena Gomes: si tratta, a sei anni di distanza della realizzazione delle slovene Monika Kambic e Tina Di Batista (in vetta al “Fitz” per la Franco-Argentina il 6 febbraio 2004), della seconda ascensione del colosso da parte di una cordata interamente femminile. La prima femminile della Afanassieff, in cordata mista, è stata però appannaggio dell’argentina Paula Alegre, giunta in cima nel dicembre 2009 con il forte spagnolo Oriol Baró (autore nel 2008, per tornare un attimo alla “Patagonia di una volta”, di una grande via sulla Nord-est del San Lorenzo).
Quella appena conclusa, sul Fitz Roy, non è però stata una stagione di sole ripetizioni: grazie a Luciano Fiorenza, Jorge Ackermann e Tomás Aguilo è arrivata anche una linea nuova sul pilastro ovest (che chiude a destra la Supercanaleta). La via, battezzata Historia sin fin, si sviluppa a destra di Ensueño (Andrea Sarchi, Lorenzo Nadali e Mauro Girardi, in vetta il 26 gennaio 1995, 2500 m, 6c/7a e A1) e dopo 20 lunghezze di corda con difficoltà fino al 6b+ raggiunge la variante No brain, no pain (Claudio Inselvini e Michael Lerjen, novembre 2007) alla via del 1965. Facciamo notare che per Ackermann e Aguilo non si è trattato della prima grande avventura sul Fitz Roy. Nel dicembre 2008, pochi giorni dopo aver messo in bacheca la Via dei Ragni sulla Ovest del Cerro Torre, i due argentini erano infatti già arrivati a quota 3405 concludendo in bellezza la seconda ripetizione, a ruota di Colin Haley e Rolando Garibotti, di The care bear traverse: la traversata dall’Aguja Guillaumet (2579 m) al Fitz Roy passando per l’Aguja Mermoz (2732 m), riuscita per la prima volta tra il 5 e il 7 febbraio 2008 a Freddie Wilkinson e Dana Drummond. Interessante notare che la terza ripetizione della medesima cavalcata, nelle scorse settimane, è stato un bel bis di Haley e Garibotti.
Detto questo, per chiudere in bellezza evidenziando il contrasto con il Cerro Torre, segnaliamo che nel febbraio scorso, lo stesso giorno, sulla cima del Fitz Roy si sono ritrovati ben 14 alpinisti tra cui 12 argentini (10 uomini e 2 ragazze: Luciana Tessio e Paula Pera, in cordate diverse). Morale? Per Garibotti è tutto chiaro: «L’“andinismo” si sta svegliando! E il Fitz Roy, visto che la normale non interessa più come una volta, è senza dubbio diventato più facile».
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I link per approfondire
-Tentativo di Rosso, Oviglia e Macchetto al Cordón Mariano Moreno:
www.iborderline.net/intotherocks/2010/03/cordon-mariano-moreno-il-sogno-infranto
-Ripetizioni 2008 della Via dei Ragni sul Cerro Torre:
www.intotherocks.splinder.com/post/19340705
-Oriol Baró sul San Lorenzo:
www.intotherocks.splinder.com/post/18724992
www.intotherocks.splinder.com/post/18777943
-The care bear traverse (2008) di Garibotti e Haley:
www.intotherocks.splinder.com/post/19532008
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Nota: la montagna evidenziata nella mappa è il Fitz Roy
Foto cover. Cartolina patagonica: il Cerro Torre (3102 m) e il Fitz Roy (3405 m) con le loro magnifiche cime sorelle di roccia e ghiaccio
Foto 1. Veduta aerea del settore nord-ovest del Fitz Roy con le vie: 1. Afanassieff (J. e M. Afanassieff, Abert e Fabre, 1979); 2. Variante Chercheurs d'absolu (Dumarest e Clouet, 2008); 3. Supercanaleta (Comesaña e Fonrouge, 1965); 4. Ensueño (Sarchi, Nadali e Girardi, 1995); 5. Historia sin fin (Fiorenza, Ackermann e Aguilo, 2010); 6. No brain, no pain (Inselvini e Lerjen, 2007); 7. Supercanaleta diretta (Demarchi e Mercolli, 1987). Foto di Rodrigo Diaz, tracciati di Rolando Garibotti
Foto 2. Rolando Garibotti, in scarpe da tennis, ormai sulla cima del Fitz Roy al termine della terza ripetizione di The care bear traverse. In secondo piano il Cerro Torre, la Torre Egger, la Punta Herron e il Cerro Standhardt. Sullo sfondo, dall'altra parte (in realtà nel mezzo) dello Hielo Patagónico Sur, il Cordón Mariano Moreno. Foto di Colin Haley (www.colinhaley.blogspot.com)
Foto 3. Colin (a sinistra) e Rolo un attimo prima di cominciare The care bear traverse. Foto di Colin Haley (www.colinhaley.blogspot.com)
Foto cover. Cartolina patagonica: il Cerro Torre (3102 m) e il Fitz Roy (3405 m) con le loro magnifiche cime sorelle di roccia e ghiaccio
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