Intotherocks


Avanti tutta

19 feb 2010, di Carlo Caccia
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«Chi vuol arrivare alla cima di una scala assai alta,
deve andar su, non saltare»
(Eugenio Fasana)

Eccoci alla svolta, alla fase due di Intotherocks. Il futuro (che ormai è il presente: www.iborderline.net o, direttamente, www.intotherocks.net) lo vedrete (o forse lo state già vedendo) da soli: non stiamo a descriverlo. Diciamo soltanto che dopo tre anni di “noviziato”, 700 articoli (2 milioni e mezzo di caratteri: un bel tomo di mille e passa pagine…) e 440mila visite (grazie a tutti!) è scoccata l’ora del cambiamento. Ed è bello pensare che tutto è nato da quell’articolo apparso nel 2002 sulla Rivista del Cai: quel memorabile La grande triade d’Oriente di un certo «Alberto Peruffo ideatore e curatore di Intraisass» che ci spinse ad alzare il telefono per conoscere questo personaggio, che aveva salito i tre grandi diedri delle Alpi Orientali – Philpp-Flamm, Cozzolino e Casarotto – riuscendo a raccontarli come pochi sarebbero stati (e sarebbero) capaci di fare. Bene: il granellino di senape ha messo radici, pian piano è diventato un grande albero. Senza salti, con naturale gradualità e per questo siamo contenti: ci siamo fatti le ossa e ora siamo pronti a tutto (o quasi). Abbiamo seguito i consigli di un grande, di un modello che in questi anni abbiamo più volte ricordato: quelle raccomandazioni di cui oggi, in questo momento di svolta, vogliamo rendervi partecipi. Anche perché è venerdì: il giorno dei nostri vagabondaggi storici. Ecco allora, dalla già citata Rivista del Cai – dal 2002 facciamo un balzo al 1939 -, lo straordinario Invito al noviziato di Eugenio Fasana. Con tanti auguri a tutti: a noi e a voi che ci seguite.

INVITO AL NOVIZIATO
di Eugenio Fasana

«Per taluni l’alpinismo è il solo esercizio per il quale non si crede necessaria alcuna preparazione. Ecco l’errore. Spesso, chi si inizia all’alpinismo considera il tempo del tirocinio come il terzo incomodo, e volentieri lo salterebbe. Anche ai ragazzi sembra tirannico il padre che li vuole a letto presto e non affida alla loro gioconda indiscrezione la chiave di casa [...]. Il novizio, posto di fronte alla montagna, deve seguire un metodo ragionato insieme ed istintivo che consiste nel far convergere tutte le forze attive nello sviluppo della personalità montanara, nella creazione della propria vita alpinistica; la quale, con l’aiuto del tempo, diventerà come la sua seconda natura, cioè un tessuto di abitudini. E per la condotta di una grande ascensione, le abitudini servono più dei precetti d’alpinismo, perché l’abitudine è il precetto vivente, diventato carne e istinto. Nell’esercizio dell’alpinismo, il libro delle regole e dei precetti è un buon bastone, ma una cattiva piccozza. Poco si migliora l’alpinista se si appoggia sempre sugli altri e non mai su sé stesso. Bisogna bene che, ad un certo punto, gli scudieri divengano cavalieri, e corrano la gualdana a loro rischio e pericolo. Per le grandi imprese intentate, una cosa bisogna che sia eccessiva per essere appena sufficiente: la volontà. Chi si inizia all’alpinismo deve sorvegliarsi per non sorpassare il proprio coefficiente fisico e morale, sotto pena di non poter fare ciò che vorrebbe e di far male ciò che potrebbe [...]. Solo quando uno è diventato maestro d’alpinismo può senza danno scordarsi le regole. Ma, ad ogni modo, regole e precetti bisogna siano integrati da quel quid eminente morale che non s’impara sui manuali tecnici. La tecnica possiamo impararla da altri; la saggezza dobbiamo ricercarla in noi stessi. Devi volere soltanto ciò che puoi fare [...]. D’accordo: sono le attitudini alpinistiche che caratterizzano il grande scalatore di vette. Ma il possedere simili attitudini è un accidente della fortuna, e non bisogna menarne vanto. Tutti gli alpinisti sono eguali a parole; è soltanto nell’azione che si vede la loro differenza. Il saper fare vale più che il sapere [...]. Per guidare nei novizi non è necessario essere un “asso”, come non è necessario essere un grande oratore per insegnare l’alfabeto. Chi ha detto che il discepolo deve avanzare il maestro? Non lo ricordo; ma, ad ogni modo, ha ragione [...]. Il valore morale dell’alpinismo si palesa soprattutto nelle circostante più difficili. È in quei momenti, proprio quando il pericolo incombe, che il miracolo eterno della vita, che sempre nel profondo trova le segrete vie della sua risurrezione, appare ancora più grande [...]. Non abbandonarti mai alla sorte avversa per quanto dura essa sia, ma lotta ancora una volta. Il successo nelle imprese di montagna è di chi, dotato di virtù native, le coltiva con impegno tenace. Ma il vero profitto, anche in alpinismo, consiste nell’essere diventati migliori e più saggi come uomini».

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Altri scritti di Eugenio Fasana

-Alpinismo puro e chisciottismo:
www.intotherocks.splinder.com/post/14746251

-Opinioni:
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-Dell’illusione:
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-In corpore vili:
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-La corsa alle vette:
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-Lo stimolo artificiale:
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-Sì e no:
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-Punto-limite e Capelli Bianchi:
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Foto Cover. Grigna Settentrionale, 31 gennaio 2010 (foto di Carlo Caccia)


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