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10 nov 2011, di Flavio Faoro

Andate in Armenia

Andate in Armenia. Andate prima che finisca, che l’occidente la divori, che le autorità restaurino i monasteri col cemento armato, che i villaggi popolati solo da anziani con gli occhi azzurri si vuotino del tutto, che le montagne di lava e ossidiana vengano scoperte dalle agenzie di trekking, che le fabbriche ex sovietiche arrugginiscano, che il centro della capitale Yerevan sembri Milano, con le stesse boutique, le stesse firme, gli stessi locali di lusso controllati dalla mafia.

Andate in Armenia. Noleggiate un’auto robusta, non seguite troppo le guide, viaggiate con gli occhi e con la curiosità, non fidatevi delle carte, ignorate i cartelli scritti solo con l’alfabeto armeno, sorridete a chi vi parla solo russo, a chi non capisce nemmeno i vostri gesti, a chi, a sua volta, vi sorride.

Andateci, bevete la birra Ararat, mangiate i sontuosi korovats di carne grigliata, le verdure che hanno finalmente il sapore corrispondente al nome e al colore, il pane lavash disteso come un piatto, un vassoio, un foglio di carta (continua…)

5 lug 2011, di Redazione

Il pesce per gioco – 3

di Simone Breda

TERZA PARTE

La voce di Paolo mi perviene a tratti portata dal vento in una specie di frase senza senso, allora nel dubbio di sbagliare la risposta, mi avvalgo della facoltà di non rispondere.
In audace traverso a destra, torno sulla perpendicolare del bong di sotto, rimasto a tuttora l’ultima protezione, quando la scoperta di una bella fessurina sembra dare ascolto al mio desiderio di sicurezza. Armato di martello, appoggiandomi col fianco alla roccia e in risposta alle perplessità di Paolo, pianto un buon chiodo a U nella crepa che sembra gradire. Soddisfatto di quanto messo e colmato quello strano senso di vacuità, affronto più rilassato gli ultimi metri, alternando la libera ad un altro precario resting su cliff. Ho guadagnato la sosta, ma ho come l’impressione di averci messo una vita. Solo adesso mi accorgo che la parete è diventata fredda (continua…)

27 giu 2011, di Redazione

Il pesce per gioco – 2

di Simone Breda

SECONDA PARTE

Usando il piccolo corridoio d’ingresso come camera depressurizzante tra caldo e freddo, carichiamo il materiale sulle spalle fissando il tutto al corpo con uno stretto giro di corda. «Abbiamo lasciato niente?» domanda Paolo sentendosi forse più leggero di ieri. «No, niente, gambe in spalla!» rispondo io, dopo aver guardato per terra e spinto la porta.

L’aria frizzante del mattino è il miglior caffè che esista, mentre in silenzio alla fioca luce del crepuscolo seguiamo la traccia diretti al settore Marmolada d’Ombretta. Di cattivo gusto, la stazione della funivia sulla cima della montagna è simile alla catena sopra un “monotiro” e fa tristemente assomigliare la grande muraglia ad una sorta di enorme falesia. (continua…)

22 giu 2011, di Redazione

Il pesce per gioco – 1

di Simone Breda

DUE AMICI PARTONO PER TEMPI MODERNI E APPRODANO INASPETTATAMENTE ALLA VIA ATTRAVERSO IL PESCE. IL PREZIOSO RACCONTO DI UNA SALITA CHE HA SEGNATO LA STORIA DELL’ALPINISMO DOLOMITICO E CHE CONTINUA A SEGNARE L’IMMAGINAZIONE DI CHI L’HA PERCORSA O DI CHI UN GIORNO VORREBBE PERCORRERLA.

PRIMA PARTE

Venerdì sera, al termine di un’altra fantastica settimana trascorsa nel meraviglioso mondo delle autoriparazioni, arriva puntuale, dopo il promettente meteo del colonnello Giugliacci, la telefonata del buon Paolino.
Dalla cornetta escono solo poche parole: «Ciao Simone, prevedono bello per domenica, (continua…)

9 giu 2011, di Redazione

Due giorni attorno al Civetta

UNA PAGINA DI GRANDE LETTERATURA AI CONFINI DI CIÒ CHE IMPROPRIAMENTE NON CHIAMIAMO ALPINISMO: L’INTIMO ATTRAVERSARE IL CUORE VERTICALE DI UN MONTE, RESTANDO DISCRETAMENTE AI SUOI PIEDI.

di Sabina Bollori

Sul Civetta. La montagna madre, trent’anni dopo.
Vista dalla enorme e regolare parete nordovest sembra sottile e poi, girandoci intorno, ne scopri la pancia, la mole possente, i fianchi rugosi. Grandi, spessi, generosi. Una signora montagna, una montagna regina.

Di fronte a un trono. Fintanto che non riesco a vedere la forma, a cogliere l’identità di una montagna (continua…)

31 mag 2011, di Redazione

Un saluto a Lorenzo

di Fulvio Spanio (C.A.I. Chioggia)

STORIE DI UOMINI CHE SALGONO DALLE LAGUNE AI MONTI SI INTRECCIANO NELLE NOSTRE MAI SCONTATE AMICIZIE. UN RICORDO DI LORENZO MASSAROTTO NEI GIORNI IN CUI UN ALTRO CARO AMICO MESTRINO LASCIA LA PROPRIA VITA AI PIEDI DELLE PICCOLE DOLOMITI.

Il giorno prima di partire per il Sass Maor, pensai di prepararmi per la nuova ascensione andando ad arrampicare da solo in Valle di Schevenin. Di venerdì non è facile trovare un compagno di cordata, comunque da un po’ di tempo mi piace pure starmene tranquillo ad arrampicare auto-assicurandomi dal basso, rigorosamente senza mai superare il sesto grado, visto che tale è il mio limite di sicurezza. Se mi riesce cerco pure di non utilizzare gli ancoraggi a pressione, ormai abbondantemente diffusi su tutte le vie, preferendo a questi quei pochi chiodi tradizionali rimasti, i miei dadi ad incastro, gli spuntoni di roccia e le molte clessidre, (continua…)

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