Corrispondenze


6 set 2010, di Michele Santuliana

Mio nonno (2)

CORRISPONDENZE D’AUTORE | STORIE PEDEMONTANE

Rastrellavamo i prati che circondavano le viti fino a sera, quando arrivava mio padre col trattore, per caricare il fieno o pressarlo con l’imballatrice in grandi forme rettangolari. Verso metà pomeriggio il nonno alzava la testa, si dirigeva verso la sua sporta verde e si lasciava cadere sull’erba. Era il momento della pausa. Da quella sacca consunta estraeva allora una pagnotta, un pezzo di formaggio e una fiaschetta d’acqua e vino con un mezzo torsolo di pannocchia per tappo. In quei momenti sorridevamo tutti, io, la mamma, mio fratello al guardarlo. Distendeva il volto, assumeva un’espressione bonaria e ci invitava per condividere quel suo piccolo tesoro.
«Quel che c’è, c’è per tutti» ripeteva .
Una generosità come la sua non mi è più capitato di incontrarla. Persino quando lo andavo a trovare negli ultimi tempi non era cambiato. Se lo coglievo mentre ancora stava cenando si fermava e incrociava il mio sguardo. Poi indicava il piatto, facendo segno che mi servissi. Sorridevo imbarazzato dalla bontà. (continua…)

30 ago 2010, di Michele Santuliana

Mio nonno (1)

CORRISPONDENZE D’AUTORE | STORIE PEDEMONTANE

Quando ripenso a lui non posso fare a meno di figurarmi le sue mani. Ricordo il suo sorriso largo, tra i solchi scavati del volto e le gengive senza denti, i pochi capelli canuti, il profumo di erba fresca e terra umida che emanava appena tornato dai campi. Ma la prima cosa sono le mani. Quelle mani da uomo della terra, pesanti, scurite dal sole e rese dure dalla zappa. Da bambino le avevo osservate spesso con sguardo impaurito quando, dopo la raccolta del mais, sgusciavamo le pannocchie sotto il portico di casa. Mi piaceva quel lavoro. Per me era una sorta di gara, con me stesso e con lui. Aprivo quegli strani involucri uno dietro l’altro, gustandomi il crocchiare della scorza ruvida tra le mani, poi lisciavo la pannocchia e la gettavo nel mucchio. Ma per quanto mi sforzassi non riuscivo mai a tenere il passo delle mani del nonno. Lavorava chino, a testa bassa, respirando piano. Finché calava la sera.
Il tempo è passato da allora… (continua…)

23 ago 2010, di Gabriele Villa

Donne alla prova del crash test

CORRISPONDENZE D’AUTORE | STORIE

C’è un tratto dell’anello delle mura medioevali che cingono tutt’intorno Ferrara, lungo tre chilometri, che va da inizio Porta Po a fine Porta Mare, che rappresenta un po’ il cuore di un percorso podistico altamente frequentato in tutte le stagioni dell’anno, ma specie d’estate.
La doppia alberatura parallela crea, infatti, in questo tratto, una specie di galleria naturale sempre in ombra che consente l’attività sportiva anche nelle giornate assolate e più calde ed è qui che trovi un po’ tutti quelli che fanno attività motoria in città: podisti in prevalenza, sia agonisti amatoriali che passeggiatori a vario titolo e di tutte le età, ma anche ciclisti in mountain bike, intere famigliole in bicicletta e tanti appassionati di montagna che qui fanno “la base” di fiato e resistenza per le loro attività sui monti.
È qui che un pomeriggio, alcune settimane fa, ho incontrato Cristina, anche lei frequentatrice abituale, socia del CAI Ferrara, di cui ha frequentato il corso di escursionismo tre anni fa. (continua…)

11 ago 2010, di Gabriele Villa

Morte bianca in Val Fiscalina

CORRISPONDENZE D’AUTORE | STORIE

Nella primavera del 1978 avevo conosciuto Stefano, un giovane molto taciturno che aveva frequentato il corso roccia del CAI Ferrara, sempre indossando la camicia da militare di leva, e sarebbe diventato, in seguito, il mio compagno fisso di cordata negli otto anni successivi.
Capitò a fine settembre che ci fossimo trovati, durante un’uscita di arrampicata organizzata dalla sezione, legati insieme in cordata, per caso e per decisione altrui, sulla via Cesaletti alla Torre dei Sabbioni e quello sarebbe stato per noi, alpinisticamente parlando, un autentico colpo di fulmine. Era successo che, oramai arrivati sulla cima, lui seduto al mio fianco mentre recuperavo il terzo di cordata, gli avessi sentito dire con tono di rammarico, guardando il panorama che ci circondava: «Ma perché non sono nato in montagna…?»
Lo avevo guardato con piacevole sorpresa, dicendogli: «Mi sa che io e te andremo d’accordo».
La domenica successiva facemmo la nostra prima “vera” arrampicata assieme e i fine settimana seguenti furono un continuo peregrinare per le Dolomiti, bivaccando nei fienili, sotto tettoie o in tenda; arrampicammo fin che venne il brutto tempo e arrivò la prima neve, poi passammo alle escursioni. (continua…)

8 ago 2010, di Maurizio Mazzetto

Del tramonto – 3

CORRISPONDENZE D’AUTORE | PAROLE VERTICALI

Certo in quell’ora soave s’innalzava inconscio dall’animo nostro un inno di fede nella bellezza dell’universo, l’inno primitivo al sole che tramonta, la preghiera che trattenga l’ultimo istante della luce benefica e bella.
Ma la natura vuole che tali spettacoli mutino e si dileguino in breve ora, onde ne rimanga in noi il desiderio infinito.
Guido Rey, Un bivacco al Petit Dru, 1905.

Quando, di domenica, la gente, trascorsa la giornata in montagna, rientra a casa, nel pomeriggio e sul far della sera è bello salire ai monti (continua…)

28 lug 2010, di Gabriele Villa

Un albero per amico

CORRISPONDENZE D’AUTORE | STORIE

Quella scena mi aveva tormentato a lungo, per mesi e mesi, ogni volta che ero passato di lì per andare ad arrampicare verso la Moiazza, o il Passo Falzarego o il Passo Giau.
Là dove la strada, lasciato alle spalle il paese di Mas e attraversato il piccolo abitato di Peron, dopo un paio di curve entra in Valle Agordina, ecco questa stringersi e ai lati del nastro d’asfalto affiancarsi e sovrastare i dirupi rocciosi.
Ancora poche curve e i dirupi si allontanano per lasciare il posto a uno slargo con prati verdi ben curati e, poco più avanti, un caseggiato della Guardia Forestale e, subito dopo, ancora prati verdi a destra fin sotto le rocce verticali e a sinistra fino al Cordevole.
Ogni volta che arrivavo lì, superato il caseggiato della Forestale, mi sembrava di sentire il rumore delle pale dell’elicottero del Suem sbattere nell’aria, era come se lo vedessi uscire dai recessi selvaggi della Val di Piero, per venire in direzione del bordo strada. (continua…)

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