CORRISPONDENZE D’AUTORE | PAROLE VERTICALI
Certo in quell’ora soave s’innalzava inconscio dall’animo nostro un inno di fede nella bellezza dell’universo, l’inno primitivo al sole che tramonta, la preghiera che trattenga l’ultimo istante della luce benefica e bella.
Ma la natura vuole che tali spettacoli mutino e si dileguino in breve ora, onde ne rimanga in noi il desiderio infinito.
Guido Rey, Un bivacco al Petit Dru, 1905.
Quando, di domenica, la gente, trascorsa la giornata in montagna, rientra a casa, nel pomeriggio e sul far della sera è bello salire ai monti: per godere il silenzio, il tramonto e, magari, la luna piena, per il ritorno.
È domenica 25 luglio: sono libero, nel pomeriggio, e parto, con un’amica. Saliamo il Monte Novegno (sopra Schio). Le auto che riempiono il parcheggio in prossimità della busa (conca), se ne vanno una ad una. La luce è già bella ora – ci diciamo – chissà come sarà dopo! Alcune vallate ai nostri piedi, che scopriamo mano a mano che ci innalziamo, si stanno, pian piano, riempendo di ombre: la Val Leogra (dov’è Valli del Pasubio e Schio), la Valle dell’Agno (con Recoaro Terme e Valdagno), la Val di Posina (con i suoi piccoli paesi). Guardiamo lontano: il sole illumina ancora di una forte luce la pianura, dai Colli Euganei ai Berici, fino alle altre numerose montagne che da qui si distinguono: il Monte Grappa, le cime dell’Altipiano di Asiago, le Dolomiti Bellunesi e le Pale di San Martino che si intravedono più lontano, il Toraro e il Monte Maggio, il Becco di Filadonna, e, più vicini, il Massiccio del Monte Pasubio e le Piccole Dolomiti con il Gruppo della Carega.
Scorgiamo una grossa marmotta che si sta godendo gli ultimi caldi raggi della giornata, mentre un bel gallo forcello, spaventato dal nostro passaggio, s’invola sbattendo le ali vicino a noi. Guardiamo attentamente lungo i costoni della montagna: di solito, al tramonto, si vedono i camosci; ma stasera rimangono nascosti, o, forse, preferiscono altri tragitti.
Raggiungiamo la cima più alta, il Monte Rivòn, da cui si gode un panorama a 360°, mentre il sole, abbassandosi, colora di rosso, e, poi, di rosa, le meravigliose nubi che solcano il cielo. Ci accorgiamo, con l’arrivo del tramonto, che esso trasferisce i colori dalla terra al cielo: non solo il giallo, il rosso e il rosa, ma anche l’azzurro, il blu ed il viola. Sono le nuvole – che fotografiamo abbondantemente – ad assumere, ora, queste tonalità.
Stiamo in silenzio a guardare il suo declinare definitivo, per oggi.
I colori vanno in cielo, prima della notte, per non privarci di nulla. Questo è il tramonto: preludio, già esso, di un’alba nuova.
Aspettiamo il sorgere della luna, ma è coperta da una nuvola più grande, che cresce enormemente e che ci regala, alla fine, uno spettacolo “in aggiunta”: da sotto di essa escono bellissimi lampi di luce, anch’essi colorati di rosso dall’ultima luce della sera. È un temporale che si sta preparando a scaricare pioggia abbondante e rinfrescante sulla pianura vicentina e sulla stessa città.
Ci avviamo, così, al ritorno, per non lasciarci sorprendere da una tempesta mentre il cielo s’abbuia sempre più e accompagna, con il suo lampeggiare, i nostri ultimi passi.
Intorno alle due del pomeriggio il sole obliquava i propri raggi sulla selletta che separava la Val Scodella dalla Val Larga, e le chiome delle betulle parevano dotate di luce propria, tanto era intenso il giallo che sprigionava. I riverberi dorati si aggiungevano ai boschi accesi di rosso, intiepidendo l’aria e mettendo in mostra una notevole fantasia nel creare suggestive composizioni pittoriche, di fronte a quell’arcobaleno di foglie ci si sentiva rapiti dall’estasi che sollevava l’anima in un’astrazione onirica, quasi divina; ed era facile dimenticare i propri pensieri, desideri, ambizioni. La gagliardia di colori che la montagna manifestava, inoltre, aveva il potere di alleviare ogni fatica, e predisponeva alla quiete interiore, nell’ambito di una proporzionata armonia, scaturita dalla contemplazione naturale.
Mario Martinelli, Il Granduca, La Grafica, 2007, p. 81.
:-[i]-:
iBORDERLINE.NET // Corrispondenze d’autore / Fotografia di Maurizio Mazzetto, Dal Novegno.
copyright © 2000- Antersass Ricerca Culturale e Comunicazione - all rights reserved
iborderline [MANIFESTO] conceived and directed by Alberto Peruffo
intotherocks // written by Explorers, our Readers
corrispondenze // written and arranged by Blogger Storici di Intraisass + new and free entries / Alberto Peruffo, Andrea Gabrieli, Andrea Salvà, Antonello Romanazzi, Claudia Avventi, Erik Mario Baumgarten, Flavio Faoro, Franco Michieli, Gabriele Villa, Gianpaolo Castellano, Giovanni Busato, Lorenzo Castelli, Luca Visentini, Mario Crespan, Maurizio Mazzetto, Mauro Mazzetti, Mauro Loss, Melania Lunazzi, Paola Favero
rifugi culturali // researched by Antonello Romanazzi & Alberto Peruffo
ixplorerswall // community's comments
iborderline general coordination Antonello Romanazzi redazione@intraisass.it
graphic design and art logos Ester Chilese
web development fruktarbo.com