Corrispondenze


10 feb 2010, di Giovanni Busato

Brevi racconti alpini: il mare

CORRISPONDENZE D’AUTORE | VISIONI SUBALPINE

Nel preciso istante che il sole sorse dal mare capii subito che quel giorno non avrei portato a casa la pelle!
Non era un sole alpino, che toglie gli ultimi dubbi, amico… era un sole violento, apparso all’improvviso, guardone.
La notte era trascorsa tra le dune di sabbia, dentro una tenda “Fortezza Bastiani”, un’esile velo tra noi e milioni di zanzare che, a pochi centimetri dal viso, come i tartari non arrivavano mai a dare gloria e finalmente pace ad una notte esausta.

In lontananza il mare, nero e insondabile, “un mare che si muove anche di notte, non sta fermo mai” (P. Conte)

All’alba la temperatura in tenda era già insopportabile, uscimmo di corsa diretti ai cespugli più vicini; nessuno aveva avuto il coraggio di uscire a pisciare, durante la notte!
Delle odiate zanzare neanche l’ombra.
Dal bordo delle dune vedemmo il mare sciacquare la spiaggia con onde ridicole, atletici vegliardi camminavano veloci sulla battigia respirando a pieni polmoni, qualche teutonico era già in acqua… Gli occhi vitrei dal gelo rivolti a riva alla ricerca di virili consensi.  Un unanime sentimento serpeggiò per la spiaggia: che anneghi pure… lui e anche  l’Abate Kneipp!!

Ci spiaggiammo sulla sabbia, un’arietta  ancora fresca conciliava un ultimo stiracchiamento.

Alle 11.00, quando la spiaggia pullulava di bagnanti dorati come fette di polenta in una gigantesca leccarda, mettemmo in atto il nostro piano.
Ci saremmo inabissati alla conquista del “Monte Rovescio”.
Così uscimmo dalla tenda in cordata, casco, occhiali e giacca, imbracatura, pantaloni e ghette, scarponi e ramponi! – non passammo inosservati.

La prima sosta l’attrezzammo a venti metri dalla tenda su una duna al riparo dalle scariche di marosi; il capo cordata ci recuperò con tecnica esemplare.

La seconda lunghezza di corda ci portò tra i bagnanti; attrezzai una sosta non troppo sicura sul palo di un ombrellone, una signora di 150 chili ci sovrastava a mo’ di pilastrino instabile: per sicurezza le battemmo le tette, suonavano vuote!

Con ogni precauzione muovemmo la terza lunghezza, bambini tedeschi nudi sfarfallavano ogni tanto, procedevamo a comando alternato quando giungemmo sul bagnasciuga dove un solerte bagnino cercava di rianimare un nuotatore svenuto; correva voce fosse in acqua fin dal primo mattino…

Slegammo dalla bitta un canotto di bambini che si perse verso nord e vi sostammo; i piedi in acqua… sotto ai ramponi un pericoloso zoccolo di sabbia.

Ripartii subito tastando il terreno e presto sparii alla vista dei compagni in una dimensione liquida, salivo per una ripida discesa al “Monte Rovescio”.

Sostai in una nicchia di ricci, un branzino da dieci euro mi passò vicino, sui fianchi gli evidenti segni neri della griglia, in una cengia vicina un divano con dentro un tizio… giurerei fosse triestino.

Da un cielo nero scendevano verso di me sirene scialpiniste, ne approfittai per chiedere loro un appuntamento, mi dissero essere impegnate con due cefali… Vik e Giank,  dissero… mah!
Fu allora che mi mancò il fiato, soffocavo…
Mi svegliai sputando birra, ero addormentato da ore ed ero cotto a puntino, quando avevo cominciato a gridare “togli quel granchio e metti un friend!” oppure “ho visto l’alpinista errante… chi? Quello della corriera? Si, era bianco di una strana crema in viso…” – Mi avevano versato una birra in bocca…

A nulla valsero creme e intrugli vari, prima di sera la mia pelle giaceva sulla battigia come la muta di un serpente!

Sipario.

È tutta una storia, ma quella della cordata è più Storia del resto, è datata ’85 e purtroppo non ne rimane traccia se non nelle foto di qualche ignoto bagnante e nella nostra memoria di squattrinati vagabondi!

 

:-[i]-:
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