Si era presentato in sezione al CAI per iscriversi al corso di alpinismo, era l’anno 1991.
Alto, ben piantato, sorriso aperto, volto simpatico, Davide aveva lasciato subito intuire una grande passione per la montagna che già frequentava da escursionista.
Si tratteneva sempre, al termine delle lezioni teoriche di inizio corso, ad ascoltare noi istruttori che ci scambiavamo informazioni e che prendevamo accordi; rimaneva lì in ascolto, senza parlare, semplicemente per interesse e voglia di capire e in qualche modo partecipare.
In una di queste riunioni, prendevo accordi con alcuni istruttori per andare a compiere un sopralluogo alla ferrata del Sass Brusai che intendevamo inserire tra le uscite didattiche ma nessuno di noi aveva percorso, e lui ci chiese se avrebbe potuto aggregarsi a noi. (continua…)
CORRISPONDENZE | EDITORIALE | IBORDERLINE
Ieri, dopo l’ennesimo documentario sull’Olocausto (olokaustos, holos kaio, bruciato interamente), mi sono alzato dalla sedia e ho avuto un forte capogiro. Mi stavo per accendere una sigaretta e bere un po’ di alcol. Sono quasi crollato a terra. Forse lavoro troppo. Forse somatizzo troppo. A 13 anni Dachau mi ha cambiato la vita cancellandomi buona parte degli abiti mentali che ancora oggi la gente indossa. Mi ha messo a nudo e refrattario a molti altri abiti. Sono debole e forte per lo stesso motivo. Stamattina – dopo tutta la pressione di questi giorni su cose che non vi racconto – ho scritto queste semplici righe per tenermele sempre in mente di fronte alle deviazioni del presente che molte persone vorrebbero farmi fare.
State bene e a presto.
RESISTERE ALL’IMMONDO
Non dimenticherò mai ciò che ha fatto la cultura europea, tedesca in primo grado, italiana in secondo grado, sovietica in terzo grado, nella prima metà del XX secolo. L’ho visto con i miei occhi. Quei genocidi, talmente incommensurabili per brutalità e barbarie da non trovare parole, sono una macchia indelebile nella storia di tutti noi, abitanti d’Europa. Bisognava dire di no, porsi oltre quel limite, anche a costo della vita, per affermare a chiare lettere di non fare parte di quella cultura degenere. (continua…)
CORRISPONDENZE D’AUTORE | PAROLE VERTICALI
L’astrofisico Michel Cassé ha scritto: «Trovarsi nel vuoto è trovarsi a casa propria».
(Chantal Mauduit, Abito in Paradiso, Edizioni Versante Sud, 2003, p. 99).
Cammino con passo lento, oggi. Me lo sono proposto. Qualcuno sostiene che si deve sempre camminare lentamente. (continua…)
CORRISPONDENZE | STORIE
Mercoledì 28 dicembre 2011: come a metà autunno
Nel buio della stanza guardo il display del telefonino che si illumina e comunica: ore 08:55!
Oramai lo so da un pezzo che quando punto la sveglia mi devo mettere gli occhiali, ma ieri sera non l’ho fatto, poi le imposte chiuse e il silenzio della montagna hanno fatto il resto.
Però non tutto il male viene per nuocere perché ho dormito dieci ore. E quando mai ti capita in città una cosa del genere?
Mentre si fa colazione la giornata sboccia definitivamente secondo le previsioni: il cielo è di un terso incredibile, tanto che pare una giornata di metà ottobre, la neve a terra è assai poca e gli alberi hanno il colore spento tipico delle stagioni autunnali. (continua…)
CORRISPONDENZE D’AUTORE | STRADE MINORI
Le stelle di dicembre mi colsero a
Colloredo di Montalbano in una notte straordinariamente fredda e limpida. Ero solo in macchina e andavo a San Daniele da amici cari, immigrati croati trapiantati su quelle colline. Da quelle parti erano nati i miei nonni paterni e io mi muovevo per le strade minori della pedemontana come nei rami del mio albero genealogico. Mio padre era morto da tanto, a soli 63 anni di età; Piero si chiamava, ed era figlio di Domenico Rumiz e Serena Peressini, nati rispettivamente a Magnano in Riviera e appunto a San Daniele.
“Papà”, dissi tra me, come se avessi ancora accanto quell’ufficiale-gentiluomo che mi aveva insegnato l’amore per la montagna e la purezza della natura. Lui c’era, da qualche parte, e a un tratto ebbi la certezza di potergli telefonare, la sicurezza precisa che lui avrebbe risposto, se solo avessi avuto il numero col prefisso giusto. Poi pensai ai giochi del destino. Nonno Domenico era morto emigrante a Buenos Aires (continua…)
CORRISPONDENZE D’AUTORE | SOSTA MOBILE
Gli antichi Romani sapevano quello che dicevano: nomen omen, grosso modo il destino è nel nome.
Però, quando ho conosciuto Silvano, mi sono detto: «Ma i Romani non hanno capito un c@@@@!» Silvano è nato e cresciuto a Finale (Ligure), fa il panettiere e gira sempre in maglietta e pantaloni corti, estate ed inverno.
Cosa c’azzeccano il mare, il caldo e la Riviera Ligure di Ponente con il suo nome, che evoca boschi, monti, distese selvagge, taigà e tundra?
Ecco come.
Silvano è un signor alpinista, un grande ed infaticabile scialpinista, attività che alterna freneticamente a quella lavorativa. Quante volte, tornando a tarda sera da una salita, Silvano ci ha salutato per recarsi direttamente nella panetteria di famiglia e cominciare ad impastare per il dolce e per il salato della giornata. (continua…)
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