CORRISPONDENZE D’AUTORE | PAROLE VERTICALI
Riparto dal limite e ritorno sul confine: perché voglio incontrare una nuova linea di frontiera.
Altrimenti la “ripartenza” – di cui ho raccontato, e su cui ho riflettuto, ultimamente – non avviene: l’immobilismo (personale, spirituale, culturale, politico) diventerebbe la consuetudine. Anche per me.
Chi, infatti, non vuole esporsi sul ciglio dal quale si può vedere “oltre”, rimane prigioniero. Anche fuori casa.
«Un giorno di novembre, dopo la prima neve, stavo percorrendo una zona prealpina piuttosto particolare, posso definire quell’area come una frontiera. La sua morfologia è tale da disorientare il frequentatore abituale a causa dell’aspetto mutevole creato da ogni neve nuova. (continua…)
CORRISPONDENZE | STORIE
Su molte cose, nella mia vita, sono arrivato in ritardo sui tempi.
Quando i miei coetanei andavano a giocare a calcio sui giardini, io ancora mi dilettavo con i soldatini di terracotta assieme a un ragazzo più piccolo di me: avevo 14 anni e lui ne aveva 12 e devo dire che mi divertivo un sacco. Quando ho cominciato a giocare a calcio avevo passato i vent’anni e, per recuperare il tempo perduto, mi ci sono accanito al punto da continuare fino in età “matura”, tanto di trovarmi alla soglia dei quarant’anni in una squadra di ragazzini che mi avevano soprannominato “l’antico”. Quando ho cominciato ad arrampicare, oramai prossimo ai trent’anni, si usavano ancora gli scarponi a suola semirigida, ma ben presto apparvero le prime scarpette (continua…)
CORRISPONDENZE | STORIE
Arrivati al lago si erano fermati a guardare quell’incanto, rimanendo nel chiuso tepore dell’automobile, intorno i colori dell’autunno stavano oramai prevalendo nel cromatismo del bosco e lo scuro dello specchio d’acqua ne esaltava la vivacità e la bellezza.
Poi avevano parcheggiato l’auto e, cambiatisi rapidamente, avevano imboccato il sentiero seguendo il segnavia che più li aveva ispirati.
Niente cartina, niente bussola, nessuna conoscenza dei luoghi, solamente la voglia di camminare nella solitudine malinconica della montagna autunnale.Un cartello indicatore segnalava una forcella a due ore e mezza di cammino: era stata sufficiente quell’informazione per decidere la mèta. (continua…)
RECENSIONI | LIBRI | FUMETTI E NUOVI LINGUAGGI
KAMPARUBE SMS
Testi di Giliano Carli Paris
Disegni di Silvano Beggio
Traduzione in sms di Enrica Carli Paris
Ediz. Rivendita Pane [prima tiratura ciclostilata]
pp. 38, disegni b/n, copertina a colori
euro 10.00
Incomprensibile! Aiutami a capire, dovrei leggerci qualcosa? (continua…)
CORRISPONDENZE | STORIE
Domenica 18 marzo, ultima di questo strano inverno che ha saputo farsi desiderare e allo stesso tempo farsi maledire per le sue esagerazioni e pure per i suoi controsensi, quando ha scaricato neve a casaccio, soprattutto nei posti sbagliati.
Ancora una volta le previsioni danno cattivo tempo in arrivo a cavallo del sabato con la domenica ma, una volta tanto, non ci dispiace e buttiamo quasi con allegria nello zaino gli scarponi pesanti, le ghette, i guanti, il berretto di lana, il goretex e nel bagagliaio dell’auto le altre cose che servono, come le corde, le piccozze e i ramponi.
Era giovedì 29 dicembre quando saltammo da un caldo autunno dentro a un freddo inverno nel giro di appena trentadue ore; le previsioni erano proprio come quelle di questo fine settimana, così si presenta l’occasione di prendere l’ultimo tram di questo strano inverno. (continua…)
CORRISPONDENZE D’AUTORE | PAROLE VERTICALI
“Trovare: o accade subito, in un battibaleno, oppure molto, molto più tardi! Nel frattempo: nessun ritrovamento possibile. Tempo intermedio, tempo di sventura, tempo della perdita, della perdita universale. Non c’è altra possibilità che scordare nel frattempo la ricerca. Non trovare purifica”.
(Peter Handke, La montagna di sale, Garzanti, 2011, p. 95)
Ultimo giorno.
Ritorno in Alta Val Passiria, per andare nella Valle del Lago e arrivare sotto i ghiacciai del Monte Principe, dove passa il confine tra l’Italia e l’Austria. Nell’incamminarmi, incontro un loquace signore dal cognome familiare, Caneva (‘cantina’, in dialetto veneto): mi racconta di essere figlio di un minatore che, da Valdagno, in provincia di Vicenza, venne nel 1932 a lavorare qui, quindi si sposò e vi rimase. (continua…)
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