CORRISPONDENZE D’AUTORE | FIABE
La chiamarono Pennina perché aveva la forma di una piccola penna di pettirosso. Era stata l’ultima fogliolina a spuntare sul ramo e tutte le sue sorelle ricordavano il giorno in cui era venuta al mondo.
«E come potremmo dimenticarlo!» sussurravano tra loro quando il vento della sera solleticava il loro maestoso faggio sul limitare del bosco. Nessuna foglia con un minimo di clorofilla nelle venature si sarebbe mai sognata di venire al mondo in una giornata come quella! Era accaduto un mattino della seconda settimana di marzo: il sole, che nei giorni precedenti aveva risvegliato la terra assopita facendo fremere tutti gli alberi del bosco, era d’un tratto sparito. Il cielo si era oscurato, era iniziato a piovere a dirotto e un vento gelido ululava tra i rami del faggio. Le piccole foglie, spuntate da poche ore ai teneri raggi del sole, s’erano strette al ramo tutte intirizzite. Mentre cercavano di difendersi da quell’improvviso cataclisma, Verdina, la foglia più vicina alla punta del ramo, esclamò : (continua…)
CORRISPONDENZE D’AUTORE | STORIE PEDEMONTANE
Settembre 2010
Oggi piove. Ha iniziato nella tarda mattinata, timidamente: prima qualche sparuta gocciolina, poi una pioggia più decisa, ma sempre leggera, silenziosa. Le auto che passano veloci dietro casa calpestano il rivo d’acqua formatosi sulla strada e alzano piccoli vortici, schizzi che muoiono col loro passaggio.
Sono brevi istanti, poi il silenzio ritorna lungo la strada e tra le case della contrada. Settembre avanza, come sono lontani i giorni torridi dell’estate! L’aria è rinfrescata e già si preannuncia tra i sospiri rinnovati del vento l’arrivo imminente dell’autunno, stagione malinconica per l’uomo, euforia di suoni e colori per il bosco in attesa del riposo invernale. (continua…)
CORRISPONDENZE D’AUTORE | STORIE PEDEMONTANE
Si costruirono le prime case, i sentieri divennero strade e col passare dei secoli anche la fontana subì continui piccoli ammodernamenti. Nel tempo in cui in Europa nascevano le grandi alleanze e ci si preparava a precipitare nella prima Grande Guerra venne dotata come altre di alcune vasche, con l’aggiunta di un ripiano inclinato per lavare le vesti.
Essa fu così ancor di più un centro di ritrovo: le comari al mattino e verso mezzodì i contadini che tornavano dai lori piccoli poderi e che passavano a ristorarsi.
E ancora qualcuno tra i più anziani ricorda di come, mentre infuriavano le battaglie sul Pasubio o sui monti dell’Altopianol’acqua della fontana ristorò quei giovani di passaggio che andavano a morir lassù; la sorseggiavano tristemente, quasi consapevoli della loro triste sorte, e similmente ai prigionieri austro-ungarici che spediti nelle retrovie facevano tappa tra i colli. Per loro forse quell’acqua rappresentò un ricordo del loro paese tra le alpi del Tirolo o di un villaggio tra le pianure, lungo il placido scorrere del fiume Blu. (continua…)
Un pomeriggio d’autunno mi trovai a camminare per un sentiero che da un pezzo non avevo più percorso. Attraversavo una zona del bosco dove a quell’ora la luce penetrava solamente a tratti, riflettendosi poi sull’erba ancora umida di rugiada. Vagavo in compagnia di pensieri e ricordi, sussurrandoli al vento e tendendo nel contempo l’orecchio perascoltare i segreti che l’ondeggiare lieve degli alberi o il frusciare sottovoce delle foglie parevano darmi.
CORRISPONDENZE D’AUTORE | STORIE PEDEMONTANE
Lui mi aspettava seduto al tavolo, la tavola quasi sparecchiata e un bicchiere di vino riempito a metà. La nonna in quel periodo aveva già iniziato a ritirarsi prima. Dormivano entrambi già al pianterreno, dove un tempo era stato il salotto. Appena entrato correvo a salutarla, poi mi accomodavo.
«Sono qua anche stasera» ripetevo sempre.
Mi ero procurato un quaderno, nel quale mi annotavo i suoi racconti. Qualche altra volta lo registrai. All’inizio facevo molte domande, in seguito spesso era lui a cominciare. Avevo aperto una breccia nella sua memoria e, forse, senza saperlo anche nel cuore. Di entrambi.
Così conobbi la sua giovinezza, e la sua guerra. Dagli appunti che prendevo iniziai a scrivere pagine di descrizioni, a imbastire dialoghi, a mettere insieme fatti che sembravano lontani e a ricostruirne altri. Riemersero volti, fatti e luoghi rimasti nella polvere della memoria per sessant’anni. Episodi tristi o esilaranti tornarono alla luce (continua…)
CORRISPONDENZE D’AUTORE | STORIE PEDEMONTANE
Rastrellavamo i prati che circondavano le viti fino a sera, quando arrivava mio padre col trattore, per caricare il fieno o pressarlo con l’imballatrice in grandi forme rettangolari. Verso metà pomeriggio il nonno alzava la testa, si dirigeva verso la sua sporta verde e si lasciava cadere sull’erba. Era il momento della pausa. Da quella sacca consunta estraeva allora una pagnotta, un pezzo di formaggio e una fiaschetta d’acqua e vino con un mezzo torsolo di pannocchia per tappo. In quei momenti sorridevamo tutti, io, la mamma, mio fratello al guardarlo. Distendeva il volto, assumeva un’espressione bonaria e ci invitava per condividere quel suo piccolo tesoro.
«Quel che c’è, c’è per tutti» ripeteva .
Una generosità come la sua non mi è più capitato di incontrarla. Persino quando lo andavo a trovare negli ultimi tempi non era cambiato. Se lo coglievo mentre ancora stava cenando si fermava e incrociava il mio sguardo. Poi indicava il piatto, facendo segno che mi servissi. Sorridevo imbarazzato dalla bontà. (continua…)
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