CORRISPONDENZE D’AUTORE | SOSTA MOBILE
Parlare con Armando suscita una serie di sensazioni e di sentimenti sufficienti a finire in galera per molti anni. Ossia, per meglio dire: sentirlo enumerare anche solo una minima parte delle salite, delle scalate e delle spedizioni che ha effettuato, non può che istigare a delinquere. O a dargli un robusto pugno, pur sempre in amicizia. Invidia, invidia e solo invidia.
Il suo curriculum alpinistico è vastissimo, spaziando dal Monte Bianco alle Dolomiti e passando attraverso numerose spedizioni al di là di Oceani e di Mari.
Anche se viene dalla Riviera subito a Levante di Genova ed al mare ritorna appena può, la montagna è il suo mondo, per dirla alla Rebuffat.
Forse, proprio per questo motivo, a un certo punto della sua vita lavorativa, ha deciso di (è riuscito a) mollare tutto e ad andare in pensione. (continua…)
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A volte ritornano. Dalle lontane profondità degli inizi alpinistici, basta una telefonata per far riemergere nomi e volti che sembravano scomparsi nel nulla.
Uno di questi nomi è Stefano.
Alto, magro, profilo vagamente rapace, voce e movenze che ricordano alla lontana il giornalista Mario Giordano. Sornione, dinoccolato, qualche volta anche disarticolato. Sempre attento, calmo e tranquillo. Tanto da rischiare di bivaccare anche sui monotiri. Preciso nelle manovre; puntiglioso nell’attrezzare soste; incrollabile nel cercare di diventare giornalista.
Tutto insieme.
Una grande forza di volontà, che lo ha spinto a perdere una decina di chili per poter arrampicare dopo la fine del corso di alpinismo.
Una grande forza di volontà, che lo ha indotto (costretto?) a battere sobborghi e suburbi alla ricerca di una seppur minuscola notizia di cronaca nera o di costume locale. Va tutto bene; dal caso Bilancia alla sagra di paese, Stefano ha fatto il corrispondente di improbabili giornali locali, nascosti negli anfratti più segreti e lontani di paesini sepolti nella provincia piemontese. (continua…)
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Roberto è una persona brava, una persona buona, una persona sincera.
Roberto è l’amico che vorresti a fianco nei momenti difficili e tristi della vita, quando avere qualcuno vicino non serve ma è utile.
Roberto è schivo, nascosto dietro i suoi occhiali dalla montatura anni settanta, quasi che titubasse a parlare ed a prendere posizione.
Roberto morirà per un colpo di buona educazione, non certo perché si atteggia a cattivo. È un democratico, ma soprattutto un diplomatico.
Nel suo negozio passa quotidianamente la più varia umanità di un quartiere periferico e marino di Genova.
Io sclererei al massimo dopo un paio di giorni, se qualche cliente mi chiedesse una vite di un diametro preciso, autofilettante ma non troppo, magari di un colore particolare, con il taglio a croce ma che vada bene per un determinato cacciavite dall’impugnatura che non si trova in Italia. (continua…)
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Pensate a una persona alta, snella, dai modi garbati; fine, sensibile, delicata; culturalmente di sinistra e preparata, dai motti arguti e intelligenti; esperto di alpinismo e di storia – nonché di storia dell’alpinismo; diplomato all’istituto agrario e cultore della lingua genovese. Ecco, questo non sembra proprio il ritratto di un operaio. Non sembra proprio il ritratto di Gabriele.
Eppure Gabriele l’operaio lo ha fatto per tanti anni, camallando sacchi di sabbia su e giù per i ponteggi di mezza Genova, quando lavorava per una ditta specializzata in pulizia dei monumenti. E inoltre, Gabriele non mancava mai alle feste de L’Unità (lasciatemelo scrivere così; nostalgicamente…). Sempre pronto a montare e smontare, uno dei mille e mille ormai perduti volontari della Festa. Sempre pronto. Sempre pronto e attento alle problematiche del lavoro edile, figlio di operaio e quasi ineluttabilmente operaio a sua volta. Pronto anche a decidere per una scelta di vita importante e coraggiosa. Lasciare Genova e trasferirsi in val d’Aosta con Paola, la sua compagna che ha allietato/dis-turbato i sogni di tanti di noi. (continua…)
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Il professore è il terzo di una rinomata ed antica triade di alpinisti amanti della montagna (gli altri due componenti sono il Metalmeccanico ed il Camionista).
Il professore è alto, molto alto, imponente, massiccio, con due spalle da scaricatore del porto di Genova. Ha mani grandi, con dita grosse e nodose. Quelle mani gli sono servite, lo pensavamo tutti, per allargare le fessure in cui non entravano i blocchetti da incastro.
Il professore si chiama Spartaco. Non ridete, davvero si chiama così, anche se il nome sembra tagliato addosso ad un gladiatore. Ed in effetti, lui gladiatore lo è sempre sembrato, almeno ai miei occhi di bambino che si affacciava al mondo del judo.
Allora, giovane cintura arancione, vedevo allenarsi i “grandi”, che frequentavano la palestra in turni orari differenti dai miei. Spartaco era uno dei più grossi, che incuteva soggezione a noi piccoli, anche se poi aveva solo qualche anno in più. (continua…)
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Andreina è una forza della natura; possiede una fisicità inimmaginabile in un corpo di 45 kg scarsi piumino compreso e di un metro e mezzo circa di altezza scarponi esclusi. Ha subito interventi chirurgici di ogni tipo; dalla ripulitura della spalla da non so cosa ad un paio di tunnel carpali compresi di dito a scatto, sempre con l’intenzione di mantenere questa sua smisurata ed invidiata fisicità. Sembrerebbe che ormai ne possa avere abbastanza. Eppure continua a scalare montagne e vie di grande livello. Forse per esorcizzare; forse per dimenticare; forse per cercare. Ha mille amici (amici?), ma ha pochissimi amici (amici?). Tutti la conoscono, ma pochi la comprendono appieno.
Cercate di capire il significato di quello che sto per scrivere: Andreina ha amore per tutti, lo rovescia sugli altri senza pudore e senza remore, riversando il suo entusiasmo, la sua forza, il suo impegno, le sue energie in tutto quello che intraprende.
E questo la porta inevitabilmente a prendere delle facciate. Nel campo del Soccorso alpino, come in quello della vita. (continua…)
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