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Articoli di Mario Crespan

3 lug 2010, di Mario Crespan

Compagni di corda

CORRISPONDENZE D’AUTORE | FINESTRE DI CASA

A un certo punto della vita, non si sa come, né perché, le montagne si installano davanti ai nostri occhi e diventano una realtà inevitabile e non più eliminabile. Si piazzano lì, noi ce ne innamoriamo per le ragioni più diverse e da quel momento non possiamo più fare a meno di inseguire le cime delle montagne, di salirne quante più possiamo, una dopo l’altra, una cavalcata ininterrotta che spesso dura quanto la nostra stessa vita, e forse anche oltre.

Lungo l’arco di questo continuo saliscendi ci imbattiamo in altri compagni di viaggio e di fede e allora le loro esperienze si fondono con la nostra e si arricchiscono a vicenda. Da quando per la prima volta ci leghiamo a una corda essa si diparte da noi e corre alla ricerca di altri esseri cui in buona misura sentiamo di rassomigliare.
A tutti quanti costoro noi affidiamo l’altro capo della corda e, assieme a esso, la nostra vita. Ci siamo legati in cordata nelle occasioni più diverse, in palestra di roccia, in gita sociale, alla base di pareti vere e proprie ecc. ecc. (continua…)

12 giu 2010, di Mario Crespan

Sorrisi a Passo Rolle 2

CORRISPONDENZE D’AUTORE | FINESTRE DI CASA

Dopo l’ultima puntata al Passo Rolle, rimaneva l’amaro di un incontro mancato. Volevo dunque tornare di nuovo lassù e constatare se la ragazza del Passo – una felicità intravista lasciata ad aspettare – fosse stata inghiottita senza rimedio nei vortici dello spazio-tempo. Ma non intendevo affrontare per l’ennesima volta il versante Cismón e così pensai al giro completo delle Pale di San Martino, con partenza da Agordo. Mi son sempre piaciuti i giri integrali dei gruppi dolomitici in biciletta, come il periplo delle Dolomiti di Sesto, il mio preferito, che ripetevo ogni estate come un saluto alle cime e allo scuro di foresta di Val d’Ansièi, un anno in senso est-ovest, l’anno seguente in senso opposto.
Fine giugno, il tempo è al bello stabile, in città fa caldo e mi sento allenato. Condizioni ideali. Si unisce all’impresa Piero, più giovane di me, buon ciclista in gare amatoriali, sebbene sfigato la sua parte. Non è il compagno ideale: oltretutto è tirchio e ha la maligna abitudine di cronometrare il distacco che mi infligge sui passi e ai bivi importanti, dove mi aspetta e mi accoglie con frasi del tipo: «In questo tratto ti ho rifilato sette minuti e venti secondi! …» (continua…)

24 mag 2010, di Mario Crespan

Sorrisi al Passo Rolle 1

CORRISPONDENZE D’AUTORE | FINESTRE DI CASA

Maggio era tempo di palestre di roccia e di corse in bici sui più vicini passi dolomitici.
Che bello salire fino al Passo Rolle! Un’ascesa di una ventina di chilometri in dolce pendenza, all’inizio lungo i prati di destra Cismón, aperti verso il Velo e il Sass Maòr, cime dilette di formazione, e poi, dopo San Martino, incontro al Cimòn della Pala. Mi piaceva soprattutto la conclusione della salita, che non è situata al valico vero ma subito dopo gli stretti tornanti susseguenti il Ponte delle Fosse e rivolti a solatio, adatti a riassumere la valle con una svelta occhiata. La strada, mollemente addossata al Col del Vento, lo supera con un ultimo giro di curve e quindi si distende, quasi in piano. Allora si può mettere il 53 e concludere con un allungo, in piedi sui pedali. Qui, tra i prati pelati di fresco dalla neve e rigati di malfida roccia scura, non c’era mai nessuno tra maggio e giugno. In solitudine assaporavo gli ultimi silenzi di primavera, fra gli iniziali porfidi dei Lagorai e l’altissimo, fulminante becco del Cimòn, oramai proteso a torcersi verso il noto profilo, Cervino delle Dolomiti. (continua…)

3 mag 2010, di Mario Crespan

Finestre di casa

CORRISPONDENZE D’AUTORE | FINESTRE DI CASA

«Ma senti, Mario, se devi morire non potresti lasciarla a me la tua moto?» Ivo accompagna la battuta col suo solito sghignazzo leggero. È il suo modo di ridere, tra il maligno e l’innocente. Mi telefona e non resiste alla tentazione di una risata alla Franti, ’sto stronzo. Ma pure a me vien da ridere, perché so che è un amico. Gli vogliamo tutti bene. Lui che ci presta la sua casa – pur priva di acqua calda – nella natìa Villaurbana, a un tiro di schioppo dal golfo di Oristano. Condannato a trascorrere la vita a bordo di una macchina in perpetuo viaggio nell’hinterland milanese, dedica il suo pochissimo tempo libero ai figli, anch’essi sparpagliati a Milano come le sue ex mogli. Canaglia quanto basta ma affettuoso, è arrivato fino a me attraverso Luca, direttamente dal mondo e dalla filosofia dangers che, oramai trent’anni fa, nacque da un gruppo di sfigati senza frontiere attorniato da una variegata compagine di donne milanesi che fluttuava e si spandeva nell’aere come le ceneri taglienti del vulcano Eyjafjallajokull, una nube che precipitava poi ora sull’uno ora sull’altro seminando gelosie, illusioni, ferite, rancori da bar. (continua…)




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