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Articoli di Gabriele Villa

4 nov 2011, di Gabriele Villa

A m’arcord… Cimolais

CORRISPONDENZE D’AUTORE | STORIE

«Come fare per esserci un po’ anche dopo? Parole?»
Una frase evocata, ma non letta completamente, se non nell’ultima parola.
Una frase giudicata “insostenibile” perché, dentro, scava ancora il ricordo di chi l’ha scritta e se n’è andato con il presagio di “doverlo” fare, come tutti del resto, ma prima del previsto, in anticipo sui tempi, dettati da un male che si è rivelato, improvviso, cattivo e impaziente.
Il pubblico nella bella chiesa di San Gregorio, in Piazza dei Signori a Treviso, ascolta, composto e partecipe, si sta presentando il libro postumo di Mario Crespan e il suo spirito aleggia.

Ha scritto Giovanni nella sua recensione: «Qui ogni riga è una cengia da percorrere completamente con la curiosità di vedere cosa c’è alla fine, e le parole sono appigli e appoggi che compongono un movimento (continua…)

19 ott 2011, di Gabriele Villa

Torna la Rassegna del CAI Ferrara “Inseguendo i profili”

Sarà il trentino Elio Orlandi l’alpinista ospite della edizione 2011 della rassegna organizzata dalla sezione ferrarese del Club Alpino Italiano con la collaborazione del Trento Film Festival e dell’ARCI di Ferrara. (continua…)

19 ott 2011, di Gabriele Villa

Il Campanil Basso di Volano

CORRISPONDENZE D’AUTORE | STORIE

«Perché la nostra sezione, tra tutte quelle del Club Alpino Italiano, è quella che vanta un primato che nessuno ci invidia: è la più lontana in assoluto dalle montagne».
Lo diceva ad ogni occasione utile, Sandro, l’avvocato, presidente storico del CAI di Ferrara, per rimarcare il fatto che, a dispetto di questo primato di lontananza dalle montagne, la “sua” sezione era una di quelle che vantava uno dei numeri più elevati di soci in regione Emilia Romagna, fino ad arrivare a diventare, negli anni successivi, la prima in assoluto, tanto da superare i 2.000 appartenenti.
Su questa lontananza dalle montagne gli appassionati ferraresi ci hanno sempre scherzato sopra addirittura inventandosene una, il Monte Agnone, un rilievo terroso artificiale alto non più di venti metri che altro non è se non la copertura delle grandi vasche semi interrate  del primo acquedotto cittadino realizzato nel lontano 1890, (continua…)

27 set 2011, di Gabriele Villa

Corrispondenze doloMITICHE

CORRISPONDENZE D’AUTORE | STORIE

Nel leggere i significati delle parole su di un vocabolario non c’è mai tanto da correre con la fantasia. La vacanza, per esempio, altro non è che un “periodo di riposo di una certa ampiezza previsto per chi lavora o studia, spesso con riferimento alle ferie estive”.
Proprio così vivevo le ferie, cioè la mia vacanza, parecchi anni fa quando lavoravo in officina metalmeccanica nell’hinterland bolognese e, rigorosamente ad agosto, per il tempo di settimane tre, partivo per i monti (più precisamente per Pecol di San Tomaso Agordino) con la Fiat 500, strapiena di bagagli, con madre e morosa al seguito.
Era la zia Veronica che ci lasciava la casa a disposizione nelle estati in cui era a Cortina d’Ampezzo a “fare la stagione” in qualche albergo, oppure ci ospitava lo zio Mario che, in quanto fratello più vecchio, faceva da calamita per tutte le sorelle e i nipoti in genere. (continua…)

12 set 2011, di Gabriele Villa

I chiodi “comunisti” di Miotto Franco

CORRISPONDENZE D’AUTORE | STORIE

Ricordo ancora l’emozione quando, salendo fuori sentiero verso le Numerate di Rocca Pendice, passando sotto la via Nord, scorsi l’occhiello di un vecchio chiodo emergere dalla terra, lo dissotterrai e, una volta pulito, vi lessi una B stampigliata sulla testa.
Il mio pensiero andò subito ad Antonio Bettella, il fortissimo alpinista padovano, il cui nome avevo letto sulla guida dei Colli Euganei e di cui avevo tanto sentito parlare dagli arrampicatori del luogo che incontravo nella palestra delle Numerate.
Me lo immaginai alle prese con forgia, incudine e martello, pur sapendo bene che quel chiodo avrebbe potuto essere di chiunque altro avesse un nome che cominciava con la B, magari Bianchini, Barbiero o forse anche qualcun altro assolutamente sconosciuto.
Ero nei primissimi mesi della mia attività arrampicatoria e, da ingenuo neofita e vorace lettore di libri (continua…)

26 ago 2011, di Gabriele Villa

Chi trova un amico trova un tesoro

CORRISPONDENZE D’AUTORE | STORIE

Da ragazzotto, tanti anni fa, di fronte al saggio proverbio “chi trova un amico trova un tesoro” avrei subito pensato al mitico tesoro dell’isola dei pirati del celebre romanzo di Louis Stevenson che tanto aveva fatto volare la mia fantasia e arricchito il mio immaginario.
Oggi pensando all’amico del proverbio non penserei mai a monete d’oro, gioielli, pietre preziose, ma a tutt’altre cose perché l’esperienza di vita mi ha insegnato ben altri valori, soprattutto quello dell’amicizia la cui “preziosità” ha tutt’altro metro di misura.
A maggior ragione lo penso immaginando che il proverbio popolare tragga le sue origini in tempi lontani molto diversi dagli attuali, in una società prevalentemente contadina e agricola nella quale la preziosità di un amico si poteva misurare in un aiuto manuale, fisico e ben tangibile, piuttosto che nella classica “buona parola” quando si è in difficoltà, o in una generica vicinanza in un momento di difficoltà, la cosiddetta “ora del bisogno”. (continua…)

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